L'INTERVISTA. Il destino della narrazione. Daniela Merola, una vita tra informazione e comunicazione
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Ven, Ago

L'INTERVISTA. Il destino della narrazione. Daniela Merola, una vita tra informazione e comunicazione

Ci sono scelte che si fanno una volta soltanto e restano a vita.

In un mondo che crea e si disfa nei cambiamenti che distruggono senza conservare, certi impegni presi dal cuore trovano una collocazione speciale nell'animo di chi li ha vissuti e di chi li sa ascoltare. La gioventù di oggi si impegna e disimpegna costantemente senza assaporare nulla, convinta che impegnarsi in un progetto sia in ogni caso una perdita di tempo. I giovani di oggi si sentono sconfitti in partenza e temono che l'applicazione personale necessaria a conseguire degli obiettivi, bruci il loro tempo.

Fare esperienza è un’espressione antica e a mio avviso merita le dovute riflessioni soprattutto oggi in cui l'esperienza è associata al dilettantismo e al divertimento. In tale ottica a quale contenuto potrebbe condurci l'esperienza? Ha senso sperimentare con l'idea di conservare o scartare quella data esperienza, in vista di apprendere e conservare traccia nella logica della costruzione, non con lo spirito di chi ingurgita la vita senza digerirla. L'esperienza va vissuta con impegno e non con quella leggerezza vacanziera a cui oggi un po' tutti tendiamo. Si cambia vestito, lavoro o partner come niente, avvezzi come siamo alla subcultura del Consumismo. Un tempo e neanche così lontano l'esperienza aveva il suo senso e veniva collocata non nell'archivio della memoria dove faceva numero, bensì nello scrigno del cuore da cui risorgeva al momento più opportuno per ammonire o insegnare, o semplicemente per addolcire i momenti difficili o al contrario insipidi.

La protagonista di questa intervista è una giornalista, narratrice e professionista della formazione che ha saputo far tesoro della sua esperienza, grazie a un suo sogno mai tramontato. Daniela Merola, napoletana, ha saputo coltivare con fermezza il suo sogno anche in virtù del severo autocontrollo che la contraddistingue, congiunto a un senso del dovere negli altri alquanto raro.

Daniela, quando è iniziata la sua passione per la scrittura?

“Da bambina sicuramente. Mi piaceva scrivere e riportavo i miei pensieri su fogliettini sparsi. Cresciuta, ero ormai ragazzina, con un'amica di Livorno ed altre di Legnano decisi di avviare una prima esperienza editoriale con la pubblicazione di un giornalino completamente dedicato alla grande rockstar Prince di cui eravamo innamorate. Il giornalino fu studiato nei minimi dettagli e ognuna di noi ne curava un aspetto.”

Incredibile quanto meraviglioso. Una casa tipografica provvedeva alla stampa, giusto?

“Esattamente e siccome aveva il suo costo, decidemmo di vendere il giornalino sottoforma di abbonamento a basse cifre che ci servivano giusto per le spese.”

Le notizie sulla celebre star da dove le attingevate?

“Grazie al nostro impegno assiduo, riuscimmo a contattare la sede centrale dei comunicati stampa di Prince, che aveva sede a Londra e così la signora responsabile ci inviava sistematicamente le notizie.”

Lei era la direttrice di questo progetto che ha funzionato alla grande.

“Sì. Erano tanti i fans che ci seguivano anche dall'estero e ciò mi è servito per approcciarmi alle lingue straniere, in particolare all'inglese. Ho capito quanto fosse utile conoscerlo e parlarlo e in seguito ho pertanto deciso di approfondirlo iscrivendomi a corsi specifici. Lo stesso discorso è valso per lo spagnolo.”

Prince è morto ma l'esperienza lei ha deciso di coltivarla nel tempo. È così?

“Il giornalismo mi è entrato nell'anima e mi sono laureata in Lettere Moderne con questo obiettivo. L’insegnamento non mi ha mai interessata e difatti non ho partecipato ad alcun concorso anche se, visti i tempi critici, ho insegnato nelle scuole private parificate.”

Prestando fede al suo sogno, com'è stato il suo approccio al mondo giornalistico professionale?

“Sinceramente, molto deludente. Direttori ed editori non hanno in grande considerazione i loro sottoposti. Io non sono mai stata assunta ma ho avuto diverse collaborazioni a tempo determinato e mi sono accorta della scarsa considerazione che i cosiddetti baroni del giornalismo hanno verso le giovani leve.”

Lei si occupava di cronaca o di cultura?

“Sempre di cultura, attraverso interviste e recensioni. La comunicazione per me è fondamentale e trova il suo senso nella divulgazione della cultura. Sinceramente la cronaca non è nelle mie corde. Mi sono occupata, vivendo a Napoli, di bullismo e della criminalità emergente ma sempre dal punto di vista della formazione.”

Questo è un aspetto che le fa onore, congiunto allo spiccato rigore che la contraddistingue.

“Sì, sono molto severa con me stessa. Sono una rigorista e per questo credo molto nella formazione degli individui con i quali ricerco la comunicazione.”

Per lei, Daniela, la comunicazione ha un ruolo strategico in questa società.

“Sicuramente e l'ho sempre ricercata. Ho collaborato a diverse emittenti radiofoniche private e ho avviato corsi di formazione anche fuori Napoli. Di questi tempi, viste le restrizioni, sono stata costretta a condurli online. Ne sono comunque soddisfatta.”

L'informazione l'ha portata ad approfondire anche la comunicazione nei suoi aspetti più artistici, spingendola a frequentare corsi di teatro.

“Vero. Ho frequentato un corso che mi ha dato l'opportunità di esprimermi come attrice in diverse compagnie locali. Ultimamente mi sto dedicando anche a piccoli progetti di cinema col regista Davide Guida. Nel film “Un premio per la vita" sono la direttrice della scuola di ballo. Con Davide è nata una bella intesa professionale e insieme pensiamo di sfornare diversi lavori. Lui propende per i mediometraggi, io per il Cinema vero e proprio.”

Daniela, lei è una miniera di risorse e il suo bisogno di comunicare l'ha spinta a scrivere un romanzo. Ce ne parla?

“Sì. È un romanzo che trae spunto da una storia vera e pone in risalto il dramma del diverso. La protagonista di “Marta e un soffio di vita" e’ una ragazza figlia di genitori anaffettivi e purtroppo sviluppa disturbi come l'autolesionismo.”

Daniela, alla luce di quanto da lei finora espresso, qual è la sua opinione su Napoli? È la sua città, come la considera?

“Napoli è stupenda ma ha tanti retroscena. È una città assimilabile al Paradiso per i suoi scorci encomiabili, ma anche all'Inferno per le gravi problematiche. La Camorra di una volta non esiste più. Attualmente ci sono bande di ragazzi violenti e prepotenti che agiscono senza più alcun codice di riferimento.”

Ha mai pensato di lanciare lei una testata giornalistica?

“Si’, ma in realtà non l'ho mai fatto. Avendo una relazione sentimentale con un uomo che vive a Roma, non avrei tempo per accollarmi un impegno cosi’ importante. Io non amo fare le cose all'arrangiata. Conosco donne che nel giornalismo hanno fatto carriera, donne che sono anche madri, ma onestamente non trovo eccellenti i loro risultati.”

Daniela, lei ha un cognome che rimanda al grande cantante Mario. C'è una parentela?

“Onestamente no. La mia famiglia è originaria di Sant'Agata dei Goti nel beneventano e il cugino di mio padre, Tullio Merola, è stato il direttore dell'orto botanico di Napoli. Lui si è impegnato affinché venissero piantati alberi tropicali. Era una persona ligia e con un alto senso del dovere, pertanto a lui è stato intitolato uno spazio verde in rione Ponticelli.”

Essere ligi al dovere è un tratto distintivo della vostra famiglia. Incuriosisce che lei, nonostante sia molto severa con se stessa, sia attratta dalle persone imperfette.

“Sì. Sono attratta da tutto ciò che richiede attenzione e approfondimento. Mi piacciono le persone che hanno un vissuto e quindi qualcosa di unico a cui dedicarsi. I personaggi del mio romanzo sono interessanti perché problematici.”

Lei è molto esigente anche verso la propria scrittura?

“Tantissimo. Lascio e riprendo i miei lavori continuamente perché li devo limare alla perfezione. Sono loro a chiamarmi e a richiedere attenzione. Io allora li estraggo dal cassetto e li riprendo. Non mi considero mai arrivata in nulla.”

La incuriosisce il risvolto psicologico dell'informazione.

“Esattamente. Mi affascina l'uomo in tutte le sue componenti, non ultimo il linguaggio.”

La comunicazione è il cuore dei suoi interessi e ciò la porta a collaborare con le associazioni più prestigiose di Napoli.

“Mi piace la cultura e tutto ciò che le ruota intorno.”

La formazione non può prescindere dalla cultura e formare dovrebbe essere la prerogativa di chi occupa un ruolo nella didattica e in tutti i comparti della società che avessero a cuore l'individuo e il suo inserimento nella società. La cultura libera dalla solitudine perché combatte i pregiudizi. La cultura porta ad elevare sullo scempio distruttivo operato da un uso arbitrario del giudizio, conducendo per le vie del rispetto a recuperare l'anima di chi è diverso e pertanto ha da insegnare. S'impara dal diverso, quindi è indispensabile educare all'ascolto attraverso tutti i sensi, e poi alla riflessione. L'incontro con la giornalista Daniela Merola penso che apra a diverse interpretazioni sul senso e il dovere dell'informazione oggi che, anziché formare, spesso tende a distrarre con l'obiettivo di renderci dipendenti, e così facendo, col proposito di privarci della libertà.

Ringrazio quindi, Daniela Merola a nome anche della Redazione, con l'augurio che la strada della vita la conduca a realizzare pienamente quei progetti in cui crede, senza sacrificare il lato romantico della sua persona, di esempio per una società che ha smarrito la serietà nell'impegno.

 

Ippolita Sicoli
Ippolita Sicoli