Le Sacre Scritture e il Verbo di Dio
Il sito "il Centro Tirreno.it" utilizza cookie tecnici o assimiliati e cookie di profilazione di terze parti in forma aggregata a scopi pubblicitari e per rendere più agevole la navigazione, garantire la fruizione dei servizi, se vuoi saperne di più leggi l'informativa estesa, se decidi di continuare la navigazione consideriamo che accetti il loro uso.

Le Sacre Scritture e il Verbo di Dio

Le Sacre Scritture e il Verbo di Dio

Amore e Psiche
Typography
  • Smaller Small Medium Big Bigger
  • Default Helvetica Segoe Georgia Times

La Fede nelle Scritture si misura nell'alternanza entrata-uscita. Oltre alla comprensione resa difficile dall'utilizzo di metafore e allegorie e di un linguaggio più che simbolico per la comprensione dei quali viene in soccorso l'esegesi, vi è l'applicazione della Parola.

Icona di Gesu Cristo con la Bibbia in mano
Icona di Gesu Cristo con la Bibbia in mano

 

Paradossalmente, i messaggi più ermetici di difficile applicazione sono proprio quelli più semplici e in questa semplicità si esprime la chiusura della Fede in controtendenza all'opera di testimonianza attuata attraverso l'Evangelizzazione. Tralasciando il discorso di chi sostiene che la religione cristiana sia a parte rispetto all'Ebraismo di cui in realtà è un sottoinsieme inizialmente ritenuto eretico e poi per sole ragioni opportunistiche e politiche accettato come religione, l'opinione diffusa secondo cui Gesù, nato da famiglia semplice, sia il paladino dell'accoglienza, va smontata e in toto. La figura di Gesù è fortemente elitaria e solo chi si riconosce nella sua Parole è degno di essere a Lui ammesso. La genesi della sua origine lo fa discendente della stirpe di Davide che avrebbe le radici nei Nefhilim, i Giganti, stirpe progenitrice presente in tutte le Teogonie delle divinità rappresentative la trascendenza come necessità insita nell'uomo.

Il "Figlio dell'Uomo" avrebbe quindi questo ulteriore significato riconfermato nella doppia forma di Gesù e divina (Cristo) e umana, che avallerebbero il principio di eternizzazione rivolto a chiunque "comprenda" la sua Parola attraverso la morte e in croce.

La grande rivoluzione si compie in Cristo, successivo a Socrate ma contemporaneo alla sua affermazione a partire dal grande insegnamento "Ama il prossimo tuo come te stesso" che prevede innanzitutto la conoscenza di se stessi. Non si può amare l'altro se non si conosce se stessi perché nell'umiltà del cuore non vi è alcuna separazione e in ciò risiede il superamento della dialettica post socratica condotta dalla Sofistica. Alla radice c'è l'Uomo e il Sé: origine e fertilità (umiltà =humus, stessa radice "hum"). Nel Sé c'è l'indistinto che tramite la forma crea specularità e distinzione tra il sé e l'altro. L'altro è quindi il figlio del sé in quanto speculare e umbratile perché disgiunto. L'altro è anche il non soggettivizzabile che sfugge a qualsiasi analisi e diviene, riconducendosi alla radice religiosa ebraica, il "nemico" ossia l'avversario, ossia Saten. Il Cristiano è colui che trova difficile mediare tra se stesso e l'altro, in quanto considera l'altro parte di sé, perdendo di vista la forma disgiuntiva a cui fa riferimento l'intelletto. L'intelletto è contenuto nella forma e non ha alcuna parentela con l'intelligenza del cuore. "Intelligere" ossia "leggo in te" o anche "leggere dentro" è un proiettarsi nell'altro col pensiero, differente dell'empatia.

Capiamo quindi, il difficile avvicinamento tra la derivante evangelizzazione e questo principio radicale contenuto nel Vangelo "Ama il prossimo tuo come te stesso" in cui "prossimo" indica chi è uguale a te e non il Saten: l'avversario.

La prima forma di Evangelizzazione attuata dall'antico Impero Romano contribuì a stravolgere la Parola di Dio allo scopo di ricompattare il grande territorio attraverso l'utilizzo di un'unica religione riconosciuta. Ci volle tempo affinché i Romani comprendessero quanto profitto avrebbero tratto dall'assorbimento e riconoscimento del Cristianesimo come unica vera professione di Fede. Tante sono le leggende diffuse intorno al 300 d.C. allo scopo di creare una mitologia a sostegno di questa nuova religione. La conversione di Elena madre di Costantino, i racconti relativi a San Martino e alla conversione di Paolo attraverso l'identità aristocratica nella trasmissione verbale poi scritta dei racconti, esercitano un forte carisma sul piano dell'inconscio collettivo, al punto da far coincidere con la Fede aneddoti e leggende. È sempre stato così. La paura o al contrario il desiderio alla base degli archetipi provocano una risposta di convincimento sul piano dell'inconscio collettivo, consentendo a chiunque, come vediamo oggi, di accettare anche l'illogico attraverso la farsa.

Ho scritto e condiviso questo articolo
Ippolita Sicoli
Author: Ippolita SicoliWebsite: http://lafinestrasullospirito.it
Responsabile del Settore Cultura del quotidiano online "ilCentroTirreno.it"
Docente della Federiciana Università Popolare, Specializzata in Discipline Esoteriche, Antropologia, Eziologia e Mitologia, ha partecipato in qualità di relatrice a convegni e conferenze. Ha pubblicato le seguenti opere: “Il canto di Yvion - Viaggio oltre il silenzio” prima edizione Wip Edizioni 2003, seconda edizione Ma.Per. Editrice 2014. Il romanzo “Storia di Ilaria e della sua stella” Edizioni Akroamatikos 2008. La raccolta di racconti per ragazzi “Storie di pecore e maghi” Ed. Albatros 2010. Il romanzo “Il solco nella pietra” Editore Mannarino 2012. Il saggio antropologico “Nel ventre della luce” Carratelli Editore 2014.

Ti potrebbero interessare anche:
home-2-ads-fsp-cca-001