La spada nella roccia e la tradizione del pane
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La spada nella roccia e la tradizione del pane

La spada nella roccia e la tradizione del pane

Amore e Psiche
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Siamo soliti rapportare l'Età del Ferro al ciclo epocale delle guerre e dell'egoicità chiamato anche Kali Yuga, perché contraddistinto da un approccio feroce dell'Uomo verso il proprio simile e da un comportamento di abuso sulla Natura in genere.

La spada nella roccia e la tradizione del pane
La spada nella roccia e la tradizione del pane

 

L'uomo guerriero si forgia nell'Età del Ferro in cui la guerra ha non solo degli attributi di eroicità almeno inizialmente. In seguito diviene anche modello di sfida sul quale modellarsi per fronteggiare le incombenze della vita. Nell'Età del Ferro l'Uomo impara a contrapporre a dolori e negatività il gusto del bello che si particolarizza nelle singole arti. Il parallelismo "arte come bellezza" si afferma di pari passo a un concetto di Dio protettivo e punitivo che trova conferma nei principi fondati dall'Uomo. Dio è il re degli eserciti, Colui che difende la proprietà di chi lo incontra ogni giorno nella sua quotidianità. Il Dio degli Eserciti è un'espressione del Vecchio Testamento che ritroviamo presente in situazioni diverse e in altre mitologie. Dio difende chi difende ciò in cui si riconosce e su queste basi nasce il trinomio "Dio, patria, famiglia."

A mano a mano che l'Uomo impara a lodare Dio anche ricorrendo alla propria creatività espressa nelle arti, anche la guerra diviene una forma d'arte come il sesso in cui ognuno mette alla prova se stesso con l'altro. La mercificazione è già entrata a pieno titolo nel quotidiano dell'uomo antico attraverso gli scambi e il baratto come prima forma di commercio. L'arte allora inizia a esprimere sotto forma di sofisticazione ciò che avviene di prassi volgarmente. Nascono le scuole del sesso e della guerra, dove si viene addestrati a tal fine. Sesso e guerra formano un binomio apparentemente strano. A ben guardare però, entrambi affondano nello stesso principio di possesso. Un principio animalesco che l'uomo ha sempre guardato con sospetto al punto che sulla via della propria evoluzione ha deciso di nobilitarlo attraverso l'adeguamento a vere e proprie dottrine estetiche. La sofisticazione non dobbiamo intenderla dalla prospettiva della forma mentis odierna. "Sofisticazione" ha come radice etimologica "Sofos" a sua volta da "Phos-photos:luce" e vuol dire "saggio". Abbinata alla dottrina è "guardare con saggezza la realtà e riconvertirla nella luce." Quindi, trasmutare la realtà in arte è quanto troviamo anche nei miti raccontati o rappresentati iconograficamente, in cui attraverso il filtro della bellezza, la volgarità quotidiana che passa attraverso la lente dell'accusa e del pregiudizio, viene ritrattata.

Il sesso e la guerra sono alla base di ogni modello teogonico e delle epiche più antiche, e vanno ad arricchire sul piano immaginifico l'inconscio collettivo che determina la tradizione popolare. I simboli acquistano altre valenze che incidono sull'estensione del corredo sacro iconografico di una civiltà. Così accade che la folgore che colpisce la quercia sia non solo una rappresentazione visiva oltreché dell'idea di forza, ma diventi anche espletativa di una civiltà che ha raggiunto alti livelli di maturità in relazione all'arte bellica e sia quindi capace di produrre una visione elaborata esteticamente del sesso.

A riguardo, prendo in esame un racconto narrato da due semplici figure: la spada e la roccia. La spada conficcata nella roccia la colleghiamo al ciclo arturiano, ma è presente anche altrove e in relazione ad altre raffigurazioni come ad esempio la croce nel globo. La spada in rapporto alla roccia è un simbolo sessuale che lega l'atto in sé al concetto di discendenza eletta. La croce nella roccia è l'unione del maschile col femminile e il ripristino dell'androginia perduta ripristinata tramite il rapporto sessuale. Entrambi i nuclei raffigurati condensano un'epoca contraddistinta dalla comparsa del pane non solo come alimento, ma anche come simbolo culturale. La tradizione del pane si lega al Neolitico il cui esordio compare narrato attraverso l'episodio di Adamo ed Eva e la stirpe che da essi si origina attraverso il sesso. La farina ci riporta al primo capitolo della narrazione umana che per memoria archetipica e connettiva associamo alla Mesopotamia da cui avrebbe avuto origine il mito della nascita dell'uomo dal fango su cui Dio avrebbe soffiato il proprio respiro vitale. La farina è la sabbia desertica irrigata dalla confluenza dei due fiumi e il lievito che trasforma il pane in qualcosa di vivo, è l'alito dell'eternità divina che ritroviamo in seguito presente nell'episodio della moltiplicazione dei pani riportato nei Vangeli. Gesù è il Figlio dell'Eterno che è vita e attraverso le generazioni delle forme viventi si tramanda all'infinito. Così il lievito che proietta l'uomo in un percorso di continuità. La lama che affonda nel pane interrompe questa continuità, ragion per cui anticamente spezzare il pane con le mani era un gesto quotidiano dal valore sacro poi ripreso dal Vangelo a proposito delle pagine più dolorose della vita di Cristo.

La scienza come si esprime a riguardo?

A seguito delle comodità acquisite col progresso, certi costumi sono caduti o sono stati visti con sospetto. Il gesto di dividere il pane con le mani è stato considerato rozzo e antigienico, ragion per cui si preferisce tagliare il pane col coltello. Un'azione sbagliata perché il lievito che continua la sua azione anche dopo che il pane è stato estratto dal forno e quindi si manterrebbe vivo, con l'interferenza del metallo perderebbe la sua funzione. Gesù spezza il pane e attraverso la distribuzione agli Apostoli cederebbe parte di sè, partecipandoli alla sua natura divina. Tramite questa distribuzione delle parti, di riflesso tutti noi ci trasformiamo in Figli di Dio. Le mani sono materia vivente e creano dalla vita. Il fulmine invece, associato al metallo, brucia e uccide il corpo su cui si abbatte. Per concludere, la croce sul globo rappresenta la moltiplicazione e la divulgazione della Parola di Dio ai quattro venti. E’ il simbolo della Predicazione evangelica affidata agli uomini, ciascuno dotato di personale interpretazione di ciò che ha visto o sentito in rapporto alla storia di Gesù. Questo è quanto ritroviamo descritto nel Vangelo della morte di Cristo, nel punto: "Stracciarono la veste in quattro parti e su di esse tirarono a sorte." La tunica rimase integra, in quanto rappresentante il corpo spirituale di Cristo. Il numero quattro della veste indica i quattro punti cardinali e le varie strade che avrebbero intrapreso ciascuno per conto proprio gli Apostoli per compiere la missione a cui Gesù li aveva preparati. Ossia di sparpagliarsi sulla terra nelle quattro direzioni al fine di predicare la Sua Parola alle genti.

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Ippolita Sicoli
Author: Ippolita SicoliWebsite: http://lafinestrasullospirito.it
Responsabile del Settore Cultura del quotidiano online "ilCentroTirreno.it"
Docente della Federiciana Università Popolare, Specializzata in Discipline Esoteriche, Antropologia, Eziologia e Mitologia, ha partecipato in qualità di relatrice a convegni e conferenze. Ha pubblicato le seguenti opere: “Il canto di Yvion - Viaggio oltre il silenzio” prima edizione Wip Edizioni 2003, seconda edizione Ma.Per. Editrice 2014. Il romanzo “Storia di Ilaria e della sua stella” Edizioni Akroamatikos 2008. La raccolta di racconti per ragazzi “Storie di pecore e maghi” Ed. Albatros 2010. Il romanzo “Il solco nella pietra” Editore Mannarino 2012. Il saggio antropologico “Nel ventre della luce” Carratelli Editore 2014.

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