Nella cavita' delle antiche stelle
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Nella cavita' delle antiche stelle

Amore e Psiche
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Il resto di una supernova, osservato dalla missione Chandra della Nasa (Msh 15-52)
Il resto di una supernova, osservato dalla missione Chandra della Nasa (Msh 15-52)

 

Le stelle ci parlano dal remoto passato. È curioso parlare di presente associandolo alla luce in rapporto a un tempo remoto che incrocia il suo passo col l'oggi e si rende futuro. Gli antichi sacerdoti sapevano che le stelle irrorano la notte e le sue profondità abissali con il fulgore che affonda in radici lontane e grazie al quale noi ci muoviamo ed avanziamo.

Su queste basi esistiamo in rapporto alla cognizione del tempo e dello spazio, entrambe dimensioni astronomiche e nelle quali intere generazioni e moltitudini navigano. Noi siamo pesci come tutte le creature che nuotano e boccheggiano in superficie per raccogliere lampi di genialità forniti dall'energia cosmica che ci trapassa e ci rende dominatori del tempo.

Il pesce è da sempre un simbolo che definisce l'uomo in rapporto alle coordinate del suo esserci e del suo operare nelle dimensioni da noi esplorate. È un simbolo sacro, prima ancora che cristico, universalmente noto e considerato. Il pesce ha le sue migrazioni in banchi regolate dalla luna e da tutti i corpi celesti.

La nebulosa a forma di mano di recente scoperta e risalente a 1700 anni fa ci parla dello stato attuale in cui siamo precipitati e delle previsioni di allora realizzate dai geni del loro tempo in rapporto a quanto sta all'uomo oggi accadendo.

I grandi uomini parlavano con le stelle e scoprivano e tramandavano moniti. La luce che ci guida è il faro del nostro destino a cui attingiamo trasferendoci in noi stessi e nelle cavità della coscienza. Qui ritroviamo gli albori della luce e l'essenza del tempo secondo la misura che oggi gli affidiamo. Nelle nostre remote cavità comunichiamo con gli antichi guardiani e i veggenti che ci hanno guidato per generazioni fino a chi siamo oggi. La cecità è della luce e abbiamo bisogno delle tenebre per ritrovarci e ricondurci alla retta via. Abbiamo bisogno degli interludi di sospensione per riappropriarci della nostra identità che ci fa essere incarnazione del nostro destino. Nelle profondità ritroviamo la luce smarrita dai lunghi deserti e che ci fa rientrare in armonia con ogni forma di vita. Occorre internarsi agli apici dei cicli del tempo per ritrovare il calore della vita nei gelidi inverni e all'opposto ma mai al contrario, il respiro della prima luce nell'abbaglio accecante che ci disorienta.
Quale carico di energia ottenebrante caratterizza questa epoca? Sicuramente quella che proviene dall'avanguardia della cibernetica da cui ripararsi come dal sole cocente con la marcia di rientro alle antiche dimore di stelle in cui ritrovare noi e la nostra anima trascendente perduta.

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Ippolita Sicoli
Author: Ippolita SicoliWebsite: http://lafinestrasullospirito.it
Responsabile del Settore Cultura del quotidiano online "ilCentroTirreno.it"
Docente della Federiciana Università Popolare, Specializzata in Discipline Esoteriche, Antropologia, Eziologia e Mitologia, ha partecipato in qualità di relatrice a convegni e conferenze. Ha pubblicato le seguenti opere: “Il canto di Yvion - Viaggio oltre il silenzio” prima edizione Wip Edizioni 2003, seconda edizione Ma.Per. Editrice 2014. Il romanzo “Storia di Ilaria e della sua stella” Edizioni Akroamatikos 2008. La raccolta di racconti per ragazzi “Storie di pecore e maghi” Ed. Albatros 2010. Il romanzo “Il solco nella pietra” Editore Mannarino 2012. Il saggio antropologico “Nel ventre della luce” Carratelli Editore 2014.