L'ospite, l'artefice e il potenziale divino
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L'ospite, l'artefice e il potenziale divino

Amore e Psiche
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Opera di Francesco Bubba
Opera di Francesco Bubba

 

Siamo passati dal vuoto mentale da raggiungere durante le pratiche meditative, al vuoto di pensiero, facendo confusione tra contenitore e contenuto. Le capacità che slanciano l'uomo verso la perfettibilità, altro dalla perfezione, si stanno riducendo in rapporto al decremento di stimoli orientati verso il consolidamento e l'ampliamento del corredo ancentrale immaginifico.

Dimentichiamo, complice la tecnologia imperante ma tutta la didattica vigente impostata sulla strutturazione del pensiero che siamo finiti nel Finito e infiniti nell'Infinito. L'essere Finiti si traduce nella nostra configurazione di ospiti qui sulla terra a contatto con la dimensione materica e transeunte delle cose. Siamo ospiti per quanto attiene al concetto di proprietà limitato per sua costituzione all'assetto spazio temporale. La sfera che invece ci trasla nell'atemporalità è quella creativa che ci configura come artefici di quanto ancora non è visibile ma che già esiste racchiuso nelle nostre potenzialità. Siamo creativi e artefici e in questo siamo divini. Vedere e creare è dell'essere divino che rende manifesta la luce estraendola dalla materia dormiente e che conferisce la forma. È quanto avviene con la traslazione dell'idea dalla dimensione astratta e iperuranica a quella concreta e tangibile.

L'uomo crea e sfida il tempo e qui è racchiuso il suo limite. Il potenziale divino non sempre di manifesta e non è di tutti. Nell'epoca attuale si va paurosamente riducendo e per quanto l'uomo si sforzi di raggiungere livelli sempre più affini alla perfezione nella tecnologia, parimenti sempre più va riducendosi il potenziale della sua eternizzazione. Siamo carenti di menti e di sogni, di uomini e donne che lasceranno la loro impronta su questa terra. Anche nella ricerca attualmente il più viene svolto attraverso la banca dati informatica e quando l'intervento dell'uomo si palesa in tutta la sua necessità, è affidato al lavoro di squadra.

Pochi ricordano che siamo qui su questa terra per aprirci un varco e l'espressione "di passaggio" andrebbe considerata in questa prospettiva e da tale angolatura. Il mare metaforicamente esprime il tramite verso l'oltre, non il fine. L'uomo che anticamente si confrontava con l'Assoluto tramite l'immagine del mare, ha sviluppato visivamente l'idea di percorso verso l'oltretomba a bordo di una barca.

La barca era il mezzo del varco e "barca" e "varco" sotto il profilo della derivazione etimologica provengono dalla stessa radice.

Tutto ciò che era della dimensione divina è stato degradato oggigiorno a mezzo di trastullamento fine a se stesso, inibendo così la capacità di vedere oltre le cose stesse, ovvero finite. Idem per il mare associato ormai all'esperienza vacanziera o ai viaggi dei migranti. A qualcosa di effimero o di solido e sfruttato dalla cultura imperante che tende a distrarci sempre più dalla nostra capacità ricettiva in rapporto al carico immaginifico ed emozionale che invece dovremmo nutrire dentro di noi.

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Ippolita Sicoli
Author: Ippolita SicoliWebsite: http://lafinestrasullospirito.it
Responsabile del Settore Cultura del quotidiano online "ilCentroTirreno.it"
Docente della Federiciana Università Popolare, Specializzata in Discipline Esoteriche, Antropologia, Eziologia e Mitologia, ha partecipato in qualità di relatrice a convegni e conferenze. Ha pubblicato le seguenti opere: “Il canto di Yvion - Viaggio oltre il silenzio” prima edizione Wip Edizioni 2003, seconda edizione Ma.Per. Editrice 2014. Il romanzo “Storia di Ilaria e della sua stella” Edizioni Akroamatikos 2008. La raccolta di racconti per ragazzi “Storie di pecore e maghi” Ed. Albatros 2010. Il romanzo “Il solco nella pietra” Editore Mannarino 2012. Il saggio antropologico “Nel ventre della luce” Carratelli Editore 2014.

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