La scrittura e il tempo di essere
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La scrittura e il tempo di essere

La scrittura e il tempo di essere

Amore e Psiche
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Attraverso la scrittura esprimiamo il tempo, e siamo. Scrivere è  leggersi.

Claude Monet - Primavera, 1872 - Walters Art Museum, Baltimora
Claude Monet - Primavera, 1872 - Walters Art Museum, Baltimora

 

La scrittura è l'effetto della considerazione che si ha per gli altri, ma è  innanzitutto il risultato dell’autostima per la propria interiorità. Chi scrive ha ben chiara la propria storia e la storia  degli altri. Tutti noi non siamo che pagine di storia scritte dalle azioni e dai sogni maI raccontati che le pagine scritte cercano di decifrare o evocare.

Scrivere a mano porta a riconsiderare il passato come stimolo creativo alla costruzione del presente. Il passato è l'incipit, il la' dato alla narrazione che si ultima tra le nostre mani.

Il ricordo si fa perlustrazione di un mondo vago che ha bisogno di ricollocarsi nel giusto posto graze alla riconsiderazione del presente. Il caro perduto resta nel momento in cui la decifrazione del passato non si rende palese e rimane impantanata nell'ombra.

La scrittura è  la maturazione della necessità di mettere ordine tra ombra e luce, negatività  e spessore, inziando dalla propria vita.

Ciò  che  noi siamo lo dobbiamo ai nostri occhi che ci consentono di rispolverare e incanalare nella giusta prospettiva episodi remoti. Il senso che noi traiamo dalle esperienze ci arriva dalla determinazione con cui ordiniamo i pensieri su carta. Leggendoli ci ricreiamo in una o piu’ possibilità nuove che sono molto piu’ di prospettive di vita. Riguardiamo noi stessi attraverso quel racconto filtrato da parvenze di altre vite indossate dai personaggi trattati e riviviamo negli occhi dei ricordi.

Anche i ricordi hanno gli occhi. Sono vite a se' che ci feriscono senza infierire affinche’ noi possiamo imparare traendo da loro la sostanza. Se ci soffermiamo sull'aspetto soggettivo e riteniamo che siamo noi a guardare i ricordi, la letteratura da noi prodotta sara' scarna per  noi e anche per gli altri che apprendono dallo specchio del racconto.

Diversamente, se lasciamo che i ricordi ci guardino, trarremo da noi il meglio nella risalita di quei valori mai disgiunti dal.nostro essere e che i fili del ricordo sanno sapientemente ricongiungere.

I ricordi hanno gli occhi per consolidare la trama tra noi e gli altri, affinché nessuno si senta mai abbandonato.

 

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Ippolita Sicoli
Author: Ippolita SicoliWebsite: http://lafinestrasullospirito.it
Responsabile del Settore Cultura del quotidiano online "ilCentroTirreno.it"
Docente della Federiciana Università Popolare, Specializzata in Discipline Esoteriche, Antropologia, Eziologia e Mitologia, ha partecipato in qualità di relatrice a convegni e conferenze. Ha pubblicato le seguenti opere: “Il canto di Yvion - Viaggio oltre il silenzio” prima edizione Wip Edizioni 2003, seconda edizione Ma.Per. Editrice 2014. Il romanzo “Storia di Ilaria e della sua stella” Edizioni Akroamatikos 2008. La raccolta di racconti per ragazzi “Storie di pecore e maghi” Ed. Albatros 2010. Il romanzo “Il solco nella pietra” Editore Mannarino 2012. Il saggio antropologico “Nel ventre della luce” Carratelli Editore 2014.

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