Conseguenze del nomadismo negli etimi
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Conseguenze del nomadismo negli etimi

Conseguenze del nomadismo negli etimi

Amore e Psiche
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Sono i territori a fare i popoli, a forgiarli nelle culture e nei costumi, così  come  è  anche vero che dall'interrelazione tra popolo e territorio matura la lingua.

Stefano Ussi - Mercante turco, olio su tela
Stefano Ussi - Mercante turco, olio su tela

 

I popoli hanno sempre viaggiato e alla condizione di stanzialita' raggiunta corrisponde un'evoluzione riscontrabile nell'assetto socioculturale. Il concetto di proprieta’  oggi volutamente travisato o imbarbarito da una certa ideologia di tendenza, ha portato l'uomo a concepire un quadro di usanze e costumi atto a definire il primo modello di giustizia. Cio' che è mio non può  essere tuo e viceversa. Da qui la necessità di dare manforte al lavoro inteso come onesta fonte di guadagno su cui impostare un sano stile di vita.

La proprietà ha favorito il giusto equilibrio tra scambi e rapporti non solo commerciali, tramite i quali i popoli legati a un'antica tradizione di stanzialita' hanno fatto ulteriori passi da gigante. Chi, nonostante il principio sociale in vigore riguardo alla sacralità del lavoro ha continuato a violare la proprietà altrui,  pensando di svicolare da ogni responsabilita’ individuale, è  stato visto non come un soggetto scaltro, bensì  come un ladro.

Colpisce l'etimologia della parola “rubare” sicuramente germanica, entrata a far parte della nostra lingua di origine latina. Rubare, barbaro e baro nonostante  siano ascrivibili a periodi e a culture diversi, hanno in realtà molto in comune e non solo per assonanza.

Il verbo rubare da noi si diffonde tra il vecchio impero romano e la nascita del Nuovo Sacro Romano Impero, nel periodo in.cui sempre più  presente si fa la minaccia di vedere i territori conquistati da Roma invasi da orde di guerrieri nordici. Il Medioevo si apre con la politica espansionistica dei barbari razziatori e predatori, da Nord (Franchi, Vichinghi, Longobardi) così  come da Esti (Turchi e Ottomani).

Il termine barbaro che siamo soliti associare ai popoli dalla lingua in uso negli stati esterni ai confini  della cultura classica e quindi incapaci di formulare principi di una matura civiltà, suggerisce un'idea di disordine propria di quei popoli dediti al nomadismo o non del tutto affrancati da esso. Gli Arabi e in genere i Musulmani hanno sempre rappresentato nell'immaginario collettivo dei popoli confinanti Il diverso. Lo spirito imprenditoriale che li contraddistingueva già  nell'antichità, e li rendeva particolarmente forti nel commercio di stoffe, spezie e pietre preziose, era accompagnato dall'aspetto in ombra legato a un non remotissimo passato nomade che li vede razziatori e predatori, rintracciabile nella stessa etimologia  di Arabo ed Ebreo. La condizione di  nomadismo indotto che ha insanguinato la storia del popolo di Israele, ha finito col determinare un destino tragico. Gli Ebrei, nomadi e invasori, ladri e usurai sono stati nei secoli perseguitati, nonostante i traguardi di civiltà da loro raggiunti.

Il termine baro col significato di ladro, deriva dalla stessa origine etimologica di rubare, ma è  al tempo stesso  riconducibile alla cultura arabonomade. Il baro (da cui e’ derivato il termine barone) è il mercante truffaldino spesso  rappresentante del popolo turco con cui nel Medioevo le città  della Penisola esposte ad Oriente erano costrette a fare i conti. Non tutti gli etimologi, a tal proposito, ritengono che l'etimologia di “Bari" discenda dal greco col significato  di  peso, dal momento  che  Bari nel primo Medioevo  era meno importante  di  altre  città della Puglia come ad esempio Trani. Il nome della città  sarebbe quindi associabile al baro, il commerciante truffaldino arrivato dal Medio Oriente.

 

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Ippolita Sicoli
Author: Ippolita SicoliWebsite: http://lafinestrasullospirito.it
Responsabile del Settore Cultura del quotidiano online "ilCentroTirreno.it"
Docente della Federiciana Università Popolare, Specializzata in Discipline Esoteriche, Antropologia, Eziologia e Mitologia, ha partecipato in qualità di relatrice a convegni e conferenze. Ha pubblicato le seguenti opere: “Il canto di Yvion - Viaggio oltre il silenzio” prima edizione Wip Edizioni 2003, seconda edizione Ma.Per. Editrice 2014. Il romanzo “Storia di Ilaria e della sua stella” Edizioni Akroamatikos 2008. La raccolta di racconti per ragazzi “Storie di pecore e maghi” Ed. Albatros 2010. Il romanzo “Il solco nella pietra” Editore Mannarino 2012. Il saggio antropologico “Nel ventre della luce” Carratelli Editore 2014.

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