L'aspetto del verbo nella tradizione dei popoli
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L'aspetto del verbo nella tradizione dei popoli

L'aspetto del verbo nella tradizione dei popoli

Amore Psiche
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La riflessione accende la mente. Perdura e fa maturare l'istante.

William Henry Longmaid (1835-1919), An Ancient Melody
William Henry Longmaid (1835-1919), An Ancient Melody

 

La riflessione nasce e rielabora l'accaduto che s'invola in un tempo morto ma riecheggia nella mente che gli da' valore. La riflessione è il lavoro della psiche: mente e anima insieme e domina ed esprime la capacità di analisi dell'individuo che visualizza quanto è oggetto di suo interesse. La riflessione è pertanto una fotografia ricreata che non è più di chi l'ha scattata, ma di colui che esercita la sua azione psichica.

È dei popoli che hanno maturato lo studio come indagine e analisi critica dare importanza all'aspetto verbale più che al tempo. Se per i popoli settentrionali il passato è passato e ridiscorre nel flusso dell'anima, nelle culture analitiche il verbo è collocato secondo più trame di provenienza che danno informazioni precise sullo svolgimento dell'azione. L'aspetto verbale va oltre il tempo e lo caratterizza. Anche le azioni trascorse hanno e seguono un loro svolgimento che accompagna l'accaduto. L'ariosto greco difficile da tradurre, nel modo indicativo riflette l'azione puntuale svolta nel passato e che, in quanto tale, assume precise connotazioni da rendere con convinzione. Indica precisione e riflette il Pensiero greco molto attento al tramandamento delle storie e della Storia. L'aoristo è il re dei tempi nella storiografia tucididea ha un valore incommensurabile. Nella trattazione di argomenti storico filosofici l'aoristo è puntiglioso e alquanto periglioso. La sua impeccabilità decade nella trasmissione orale poco scientifica e pertanto ancorata all'esigenza del narratore e del suo uditorio.

L'aoristo ha lasciato delle orme considerevoli del suo passaggio nell'Italia magnogreca, nello specifico in Sicilia, dove i tempi verbali vengono resi dal passato remoto, il verbo che più sembra per tempo e aspetto avvicinarsi all'aoristo. Nei Paesi Balcanici è ancora adottato e costituisce il pilastro evidente di un crogiolo di microculture per molti versi attaccate alle tradizioni e restie ad ogni mutamento sostanziale. L'aoristo indirettamente ha influenzato anche la Fede grecobizantina importata nel Sud Italia dagli insediamenti dei monaci basiliani. I popoli mediterranei che hanno subito la scelta o comunque hanno scelto di approdare altrove, manifestano anche attraverso l'uso mirato dei verbi il legame con la propria terra di provenienza. L'aspetto puntuativo del verbo aoristo lo ritroviamo nel Cristianesimo ortodosso nella definizione di Dio Colui che fu, che è e che sarà che racchiude la continuità di una tradizione che permane nel tempo reso dal cambiamento dei tempi del verbo essere, rintracciabile nelle primitive culture mediorientali e quandi anche nell'Ebraismo. La Tradizione è continuità nelle varie fasi del tempo attraverso le quali l'essere evolve, permanendo nella sua radicata identità. Come ben c'insegna il verbo greco ghignomai : essere, diventare, accadere.

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Ippolita Sicoli
Author: Ippolita SicoliWebsite: http://lafinestrasullospirito.it
Responsabile del Settore Cultura del quotidiano online "ilCentroTirreno.it"
Docente della Federiciana Università Popolare, Specializzata in Discipline Esoteriche, Antropologia, Eziologia e Mitologia, ha partecipato in qualità di relatrice a convegni e conferenze. Ha pubblicato le seguenti opere: “Il canto di Yvion - Viaggio oltre il silenzio” prima edizione Wip Edizioni 2003, seconda edizione Ma.Per. Editrice 2014. Il romanzo “Storia di Ilaria e della sua stella” Edizioni Akroamatikos 2008. La raccolta di racconti per ragazzi “Storie di pecore e maghi” Ed. Albatros 2010. Il romanzo “Il solco nella pietra” Editore Mannarino 2012. Il saggio antropologico “Nel ventre della luce” Carratelli Editore 2014.

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