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La spirale dell'odio e il popolo di Allah

la spirale dell'odio e il popolo di Allah

Amore e Psiche
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 Non s'impara mai, quando a rischio è la propria pelle, più del proprio cuore, e la storia finisce col ripetersi secondo lo schema sbagliato, anticiclico

La spirale dell'odio trova il suo corrispettivo simbolico nello swastika che descrive il viaggio di ritorno del sole al suo limbo di origine e quindi, l'azzeramento del tempo. Adottato dai nazisti quale emblema di forza nella lotta alla razza semita, la swastika è un vero e proprio inneggiamento alla morte che non coincide affatto con la condizione antetempore della vita, ma ne è la sua negazione, ragion per cui Hitler e i gerarchi suoi sostenitori divennero gli ideologi di una religione che sul piano etico e culturale sovvertiva i principi e gli archetipi ancestrali.

L'arco di trionfo di Palmira distrutto dall'Isis
L'arco di trionfo di Palmira distrutto dall'Isis

 

La rifondazione di una civiltà basata su valori che coltivano messaggi necrofili, è tipica di una umanità in forte crisi con l'ambiente circostante che si sforza di limitarne l'azione culturale e ne minaccia l'identità. Ma a ben guardare, alla radice di una propaganda culturale finalizzata alla violenza, c'è l'assenza di un credo profondo che determini l'identità di quella umanità. La swastika è il simbolo che più di tutti scandisce l'azione del tempo e il suo fluire seguendo il corso del sole, l'arco che esso descrive in cielo dal suo sorgere al tramonto e quindi, raccoglie al suo interno ogni espressione di vita.

È un simbolo che suscita l'idea di un'accelerazione continua che apre all'immaginazione e viaggia verso il futuro, ma anche un cammino a ritroso che lega l'immaginario collettivo al punto di partenza, al fatidico big bang da cui ogni cosa ha avuto inizio. Simbolo universale dai vari accenti e influssi culturali, esprime la sintesi tra il cerchio espresso dalla rotazione dei bracci e il quadrato rappresentato dagli stessi. Sul piano intuitivo è un incoraggiamento alla sopravvivenza messa in dubbio dell'estreme condizioni ambientali con le quali l'uomo ha da sempre dovuto confrontarsi.

Tale simbolo quindi esprime due concetti. Regressione per chi minaccia la conservazione della propria cultura e progressione per gli altri. Ad ogni distruzione si accompagna un trionfo e una rinascita sulla cenere altrui. Ma è proprio così? Il bifrontismo è una peculiarità fondamentale dei simboli universali e coniuga in sé gli opposti. Bifrontismo è anche duplice aspetto che si risolve nell’Uno da cui tutto ha avuto inizio. Punto d'origine e centralità, ma anche sintesi degli opposti. Di conseguenza, la distruzione è anche autodistruzione. Io e l'altro siamo legati indissolubilmente e la morte, così come la vita, obbedisce alla legge della transizione impressa nella definizione del Cosmo e di ogni singola cultura che qui convive.

La spirale dell'odio pertanto, è anche spirale di amore e di vita. Ogni verbo serba il segreto nel suo contrario partendo dal quale giunge alla conoscenza della propria identità. In un ambiente di per sé ostile, quale un'area desertica e montuosa, il confronto con l'altro diviene scontro. Un ambiente ostile esclude a priori, in una società agli albori della propria civilizzazione, la stanzialità che si affaccia come ipotesi di modello socioculturale nel momento in cui l'uomo riconosce piena fiducia nelle sue capacità di gestione del territorio. Se è vero che un luogo riflette chi lo abita e viceversa, l'ostilità si riflette nell'indole di chi vi nasce, creando un corredo di leggi e regole che delimitano i rapporti.

L'altro non è pertanto il prossimo, bensì il nemico da sconfiggere in uno scenario naturale dove lo stesso sole, fonte di energia primaria, espande la sua ferocia. Il Medioriente è da sempre un teatro di contrasti in cui rivendicare nel nome di un unico dio la propria supremazia. Il quadro si complica ulteriormente se teniamo conto che la religione islamica per quanto attinga dallo stesso bacino di origine dell'Ebraismo (il Mazdeismo), si è consolidata sotto un nuovo assetto che l'ha portata nei secoli a guadagnare un proprio spazio e a maturare una propria identità che vede nella spinta espansionistica la propria ragione di essere.

Identificare con l'attributo di violenza tutto il mondo islamico può essere fuorviante e riduttivo nel momento in cui non si tiene conto delle origini di questa realtà religiosa e culturale che ha fatto del riscatto dall'inferiorita soprattutto economica, la propria ragione ideologica dai forti accenti dispotici.

 

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Ippolita Sicoli
Author: Ippolita SicoliWebsite: http://lafinestrasullospirito.it
Responsabile del Settore Cultura del quotidiano online "ilCentroTirreno.it"
Specializzata in Discipline Esoteriche, Antropologia, Eziologia e Mitologia. Ha partecipato in qualità di relatrice a convegni e conferenze. Ha pubblicato le seguenti opere: “Il canto di Yvion - Viaggio oltre il silenzio” prima edizione Wip Edizioni 2003, seconda edizione Ma.Per. Editrice 2014. Il romanzo “Storia di Ilaria e della sua stella” Edizioni Akroamatikos 2008. La raccolta di racconti per ragazzi “Storie di pecore e maghi” Ed. Albatros 2010. Il romanzo “Il solco nella pietra” Editore Mannarino 2012. Il saggio antropologico “Nel ventre della luce” Carratelli Editore 2014.

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