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Vincenzo Aloe. La tradizione del presepe si fa arte

È difficile concepire il presepista quale un artista senza Fede. L'arte da sola avvicina l'uomo a Dio consapevolmente o sul piano di una sensibilità sconosciuta. L'artista si lascia guidare da un impulso che di terreno ha solo la messa in opera.

Nel caso dell'arte religiosa il discorso si fa più complesso. La Fede incide la firma dell'Altissimo e si fa guida lungo il sentiero tortuoso dell'espressività dell'artista, appoggiando il corredo simbolico che costui utilizza. Nel caso specifico del presepe, sono tanti a calcare la tradizione per spirito religioso o per omaggio verso quella tradizione che ci rende orgogliosamente italiani anche nell'arte. Il presepe sembra resistere agli oltraggi di quanti agognano alla realizzazione di una cultura cosmopolita armata dalla volontà di abbattere le singole specificità che rendono prezioso il firmamento delle espressioni umane.

Tra i paladini della tradizione presepiale in netta contrapposizione al Mondialismo è Vincenzo Aloe. In un contesto, quello amanteano, in cui tanti si cimentano nella costruzione di presepi e di scene estrapolate dal repertorio biblico ed evangelico, Vincenzo Aloe si distingue per l’esclusivita' del suo operarare. Con l'apporto della moglie pittrice Cinzia Vizza, egli crea e allestisce i suoi presepi che risultano essere un connubio di Fede e vocazione creativa. Ad Amantea, il suo paese, l'allestimento del presepe è considerato un momento collegiale a cui partecipano maestri e principianti che ripercorrono e ripropongono annualmente il repertorio di scene e statuine. Nel caso specifico dell'artista Vincenzo, il presepe dal suo concepimento ideale che avviene ad Aprile, fino alla sua realizzazione è vissuto come espressione di una vocazione individuale. Creando, il maestro Aloe ritrova la sua comunione con Dio il quale, sotto forma di ispirazione, lo conduce passo passo in un cammino minuzioso tra immagini e luci che descrivono appieno il suo percorso di Fede.

“Ci sono notti in cui Vincenzo si alza d'impulso perché  colto da un raptus creativo", spiega la moglie Cinzia che dipinge le casette da lui costruite in legno e sughero.

“Quando smontiamo il presepe il giorno della Candelora, alcune case le conserviamo, altre  le eliminiamo  completamente, perché  il presepe di anno in anno deve avere una nuova impronta. L'anno scorso, il tema era Maria. Quest'anno invece, dentro di me ho sentito di intitolarlo all'Annunciazione", mi spiega Vincenzo e difatti, spiccano le statue degli angeli sui colli. Il presepe scoscende tra valli e dossi pronunciati. Le casette s'infilano tra le crepe del paesaggio comprensivo di un ponticello espressione esso stesso del cammino di Fede. In ogni casetta le azioni umane macinano il silenzio allo scorrere del tempo scandito dal fuoco del forno e dal suo opposto, dall'acqua attinta al pozzo.

Viene voglia di saltare dentro ogni piccola scena e assaporarare la vita che li’ si svolge. Gli angeli dall'alto vegliano, mentre i panni stesi e indossati dalle statue, fatti di seta e cotone, conferiscono ulteriore pregio dell'elaborato artistico che risulta quindi reale.

“Nulla di tutto ciò che vede è stato legato o attaccato. Le singole parti, angeli inclusi,  sono state avvitate - spiega Vincenzo, e aggiunge - le case per come le ho realizzate ricalcano l'arte povera in sintonia col messaggio di umiltà  del Cristo che viene al mondo in una grotta.”

Vincenzo Aloe proviene da una famiglia tra le più antiche di Amantea, che hanno fatto la tradizione marinara del luogo. I marinari sono i pescatori legati alla Fede cristiana da innumerevoli generazioni. La loro devozione si esprime ancora oggi nella confraternita dell'Addolorata che li rappresenta e che sfila il Venerdi' Santo nella processione dei Misteri. Da figlio devoto, Vincenzo da bambino ha appreso e ricalcato Fede e tradizione dai racconti del padre, anche quando è emigrato a Milano per lavoro. Lì, l'arte presepiale lo ha aiutato a sentirsi a casa e nel suo paese rimasto sempre nel cuore. Da pensionato, Vincenzo è ritornato ad Amantea dove si dedica a tempo pieno a presepi e campane di vetro, facendosi conoscere anche oltre i confini regionali e in Campania, la patria dei presepi.

Abbiamo bisogno di questi artisti, nel Sud. Di artigiani che sappiano ritrovare la bellezza del legno e raccontarla. Vincenzo Aloe è anche falegname e restauratore e attraverso di lui si esprime lo spirito della nostra terra che andrebbe a tutti i costi non solo valorizzato e salvaguardato, ma soprattutto aiutato a realizzarsi nel presente, e divulgato.

 

Ippolita Sicoli
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