La musica dei primi anni Ottanta. I Buggles tra disintegrazione dell'Uomo e relativismo storico
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La musica dei primi anni Ottanta. I Buggles tra disintegrazione dell'Uomo e relativismo storico

La musica dei primi anni Ottanta. I Buggles tra disintegrazione dell'Uomo e relativismo storico

Interviste e Recensioni
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La comunione tra le arti è una realtà tangibile delle epoche floride o fertili nel Pensiero.

La musica dei primi anni Ottanta. I Buggles tra disintegrazione dell'Uomo e relativismo storico
La musica dei primi anni Ottanta. I Buggles tra disintegrazione dell'Uomo e relativismo storico

 

All'epoca odierna rimproveriamo la decadenza dell'uomo incapace di misurarsi con l'esterno e di formulare idee e principi. Soprattutto attribuiamo all'individuo odierno l'aver demandato ogni responsabilità al computer. La pigrizia dell’uomo credo sia il dato veramente unico e assolutamente negativo della nostra epoca. I conflitti sociali e culturali hanno attraversato il corso dei secoli ma e sempre comunque scatenando effetti e reazioni di grande produttività sul piano artistico. Oggi purtroppo non è così. Si vive male e l'arte non riesce a regalare e a proporre quella leggerezza capace di farci compiere salti in avanti verso nuove albe.

VIDEO: The Buggles - I am a camera

 

Un forte periodo di crisi l'Uomo l'ha conosciuto negli anni Ottanta quando l'elettronica incominciò a bussare alle porte del progresso, condizionando anche la produzione musicale. Erano anni di lotte sindacali provocate dalle nuove politiche economiche che vedevano nel liberismo una reale minaccia alla classe operaia. Chi associa gli anni Ottanta alla spensieratezza a mio avviso pecca di superficialità. La politica e il sociale non erano distanti dai cittadini e gli individui avvertivano il peso di un nuovo radicale cambiamento che da allora in poi avrebbe dato sempre più potere alla propaganda dell'immagine. Gli Ottanta sono stati gli anni della seconda rivoluzione industriale tesa a conferire sempre più valore alle macchine, spianando così la strada alla percezione di nuove insidie legate alla robotizzazione della società. Se oggi l'uomo si arrende di fronte ai problemi e le forme d'arte non hanno più voce, gli anni Ottanta hanno fatto registrare grandi fermenti anche in conflitto con la preoccupazione di quanti invece temevano il disfacimento di quelle conquiste ottenute con dure battaglie nei decenni precedenti.

Tra tutte le espressioni artistiche la musica è sicuramente quella che raccoglie maggiori fermenti propositivi e cerca un dialogo poliedrico con gli altri linguaggi. La musica cerca di mantenersi umana in un periodo, l'epilogo degli anni Settanta, in cui la televisione acquisita come bene comune entra nelle case della gente creando dipendenza dall'immagine. Nascono pertanto i locali come videopub e spopolano le sale di videogiochi, mentre il teatro cerca di lanciare messaggi di ammonimento e di ricondurre l'uomo al suo centro. Ed è proprio sulla scia di questi segnali che in Gran Bretagna, regina incontrastata della nuova musica, nascono i Buggles, un gruppo che farà discutere molto per la posizione intellettualistica assunta nei confronti dei cambiamenti epocali. I Buggles fanno da apripista a un nuovo genere musicale di contestazione della nuova società, puntando proprio sull'elettronica. S'incomincia a parlare di sintetizzatori e suoni campionati che creano atmosfere penetranti e di volo allo stesso tempo. Echi prolungati, tappeti sonori e poi l'interferenza di voci filtrate da microfoni falsatori ricollegano agli anni Sessanta e spingono verso un futuro a tinte fosche e nostalgiche. I'm a camera dopo Video kill the radio star è un'autentica pietra miliare di riferimento a tutto ciò che nascerà da lì in avanti. Il cantante dal viso pulito e occhiali da vista, Trevor horn nel semplice video che rappresenta il brano, diventerà un'icona incontestabile per il suo tempo, suggerendo il look ai Talking Heads, agli Smiths, cosi’ come all'esordiente Enrico Ruggeri. Egli, attraverso la musica, pone un quesito importante su cui riflettere a proposito della sempre più invasiva presenza dell'immagine nella società e del rischio oggettivo che questa defraudi l'uomo delle sue facoltà creative. L'immagine rischia di uccidere la creatività musicale, azzerandone la qualità di contenuti. E così, mentre i Depeche Mode portano avanti la questione dei diritti operai calpestati dalle direttive liberiste tacceriane, inserendo nei brani suoni metallici e cacofonici che riprendono le fosche città industriali e mettono in risalto una umanità sempre più estranea a se stessa, i Buggles coltiveranno il loro impegno culturale teso a riguardare all'indietro per il recupero di quell'umanità in bilico, chiamando a raccolta altri canali d'espressione artistica come il teatro relativo agli anni Cinquanta e ad ancor prima. Il modello dell'intellettuale anni Ottanta circolerà negli ambienti collegiali anglosassoni e non solo, suscitando l'interesse di un filone di critica anche musicale attento ai nuovi linguaggi esplorativi nell'ambito delle nuove tendenze che porteranno i Tuxidomoon ad affermarsi negli ambienti di nicchia. L'Occidente con l'Inghilterra in testa, sente di stare precipitando nel già vissuto, in quella crisi di inizio Novecento che contrassegnerà l'evolversi dei testi musicali. Atmosfere di salotto d'epoca e il ritorno al look di Greta Garbo sembrano infondere nell'uomo anni Ottanta nuove speranze, mentre la guerra fredda tra America e Russia è a un soffio dal concludersi con l'esplosione di una nuova atomica. Il mondo sembra precipitare in una rovinosa caduta che colpisce l'individuo. Dal suo angolo d'osservazione questi segue l'evoluzione dei fatti. Si affaccia la sensazione di una melanconica solitudine unita allo sconforto di essere impotenti dinanzi a meccanismi socio economici gestiti dai ricchi del mondo. Ognuno segue l'evolversi dei fatti influenzato singolarmente dal relativismo oggettivo per cui i pro e i contro appaiono sempre più confusi.

Occhiali, look metallico e movenze robotiche sono gli ingredienti di chi si affaccia sulla scena musicale dell'epoca, mentre sempre maggiore interesse suscitano le grandi metropoli di contro alle campagne e province relegate ai margini dei fenomeni socioculturali all'avanguardia. Londra e Berlino diventano le mete più gettonate d'Europa. In Italia, Milano è la città di chi ambisce a una vita di successo e di eccessi, mentre l’eroina e l'LSD adescano sempre più giovani intrappolati nei loro sogni impossibili. Il divario tra realtà e dimensione del desiderio si fa sempre più marcato perché più evidente si fa la differenza tra capitalisti e dipendenti, settorializzando gli ambienti giovanili.

Il flusso di coscienza ritorna caratterizzando il letto delle canzoni. I video rispettivi riproducono fedelmente i testi aggiungendo emozione al limite presente nelle parole. Prevalgono il bianco e il nero, e il seppia, la semplicità degli interni ricorda l'intimità che ha bisogno di essere intercettata e quindi raccontata anche ricorrendo ad atmosfere e suggestioni che evochino la sensazione del tempo che rallenta. Dovrebbero indire mostre sui video clip degli anni Ottanta, vere e proprie opere d'arte. Oggi, salvo qualche rara eccezione, sono un disordine vorticoso di immagini che spronano alla violenza ed esprimono solo volgarità. Dalla musica pop conformista a quella più di nicchia, i video anni Ottanta spesso opera di veri professionisti, esprimevano concetti ordinati o stati d'animo, immergendosi in quella che era la cultura dell'epoca e dando voce al bisogno di riscattare l'uomo dalle sue dissolvenze e insolvenze culturali e psichiche. La malinconia è accarezzata dalla nostalgia e la danza delle tende al vento le ricorda. Si ricerca quella continuità spezzata da una consequenzialità priva di logica e le canzoni riprendono da lì dove si erano interrotte, a indicare il bisogno di soffermarsi sulle cose trascorse in cui frammenti di noi esistono. Gli album hanno all'interno un filo conduttore che si perde e poi rispunta come il filo di Arianna nel groviglio degli eventi. Il soggetto è tutto e registra e annota per rielaborare in se stesso quanto avviene fuori di lui e così tracciare una mappatura della propria interiorità.

Da lì a qualche anno sarebbe cambiato tutto e quei fenomeni musicali sarebbero stati chiusi nei cassetti del tempo che qualcuno cercando risposta ai problemi odierni, avrebbe riaperto. Con essi la canzone Future brain tutt'altro che la canzonetta intonata per finta da Dan Harrow, il biondo palestrato che faceva impazzire le ragazze senza alcun vero merito. Ma eravamo in Italia, a Milano per giunta, la patria del conformismo. Altro era il vento d'Europa e il dark sound e la new wave che ovunque spargevano consensi.

Leggi la poesia: Attimi

 

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Ippolita Sicoli
Author: Ippolita SicoliWebsite: http://lafinestrasullospirito.it
Responsabile del Settore Cultura del quotidiano online "ilCentroTirreno.it"
Docente della Federiciana Università Popolare, Specializzata in Discipline Esoteriche, Antropologia, Eziologia e Mitologia, ha partecipato in qualità di relatrice a convegni e conferenze. Ha pubblicato le seguenti opere: “Il canto di Yvion - Viaggio oltre il silenzio” prima edizione Wip Edizioni 2003, seconda edizione Ma.Per. Editrice 2014. Il romanzo “Storia di Ilaria e della sua stella” Edizioni Akroamatikos 2008. La raccolta di racconti per ragazzi “Storie di pecore e maghi” Ed. Albatros 2010. Il romanzo “Il solco nella pietra” Editore Mannarino 2012. Il saggio antropologico “Nel ventre della luce” Carratelli Editore 2014.