L'estasi come raccolto e luogo dell'essere. Le opere di Rita Saglietto
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Rita Saglietto

Interviste e Recensioni

L'estasi come raccolto e luogo dell'essere. Le opere di Rita Saglietto

Questa recensione è dedicata alla pittrice ligure Rita Saglietto. Ringrazio il curatore di eventi artistici Mauro Boffelli per avermi affidato l'interpretazione delle opere di questa straordinaria donna prima che artista. 
 
La pittura è immediatezza. È struggente rivelazione di una forma sacra. E cosa c'è di più sacro della levità di un'anima in procinto di essere trafitta dalla lancia della morte? La morte è pensiero fermo o oscillante riverbero in quei corpi giovani preparati a dipartire troppo presto, perché è quanto a loro riservato dallo spettro della vita. L'esistenza diviene quindi un luogo ricercato e ambito da quelle  mani che grazie ai propri sensibilità e sentire valicano i cancelli del tempo per dare forme e colori alla vita.
 
Rita Saglietto, ci ha lasciato l'impronta indelebile di un'esistenza sofferta ma altresì delicata come la dolcezza delle sue muse e dei variopinti tasselli.

Siamo occhi che guardano. Siamo occhi con cui sentire la terra sotto i piedi e la fantasia delle nuvole. L'Arte ha forse il compito di ricondurci al nostro substrato ancestrale in cui eravamo un tutt’uno con i nostri occhi, ancor prima di iniziare a guardare e a vedere.

“Occhio” proviene dalla stessa radice etimologica di “loculo" e “luce" così come di “loggia" intesa come luogo di affaccio su una realtà di estasi anche profonda e interiore. Quindi anche di enstasi. In rapporto a quanto ci ha trasmesso la mitologia primitiva legata alla figura di Apollo quale alter ego di Dioniso, l'estasi sarebbe condizione raggiunta dal tuffo nella luce del cielo. L'estasi non è solo questo ma anche moto interiore su un corpo assorto in se stesso e quindi in statuaria immobilità. Con l’immobilità ci mostriamo ricettivi e ci definiamo attori di scene nuove che spalancano sui paradisi più lontani, eppure presenti nelle geografie del pensiero. L'Estasi è spinta a valicare i cancelli della forma tramite i codici espressivi rivestiti di una luce che trascende e conduce altrove.

È nel Novecento che la cultura dell'Estasi si arricchisce di nuovi attributi grazie anche all'apporto di nuovi ponti interculturali che consentono al Razionalismo occidentale di incontrare culture invece corroborate dal tessuto emozionale dell'anima, riverente le tradizioni delle origini.

La Bellezza è espressione della donna, è la donna stessa la cui forza è resa in chiave incisiva ed emblematica attraverso i veli di mistero che la circondano. La donna è intensità nella delicatezza. Presenza ieratica di un paradiso perduto a cui l'uomo ritorna a conclusione dei suoi affanni quotidiani. È terra fertile che disseta e ammala di desiderio non sempre appagabile. Strega e sacerdotessa, la donna del Novecento spaventa per essere così distante dalla forma e altresì permeata di essa. È quanto Casorati nelle sue creazioni pittoriche trasmette mentre il Futurismo calca su un mondo che accelera nella direzione di un domani razionalista ed eroico nella luce trasversalmente irrorata da un famelico progresso. E proprio intorno a questi contenuti trova vivacità e ragione d'essere il pluralismo estetico ed espressivo di quegli anni. E l'Astrattismo che in chiave refrattaria rivolta allo sguardo d'insieme e di amalgama del tutto, potenzia la scansione del Reale in tanti Infiniti micro universi in cui ognuno trova la sua corrispettiva origine o identità. Così il Cubismo che descrive e denuncia la crisi d’identità proposta da Pirandello nella sua narrativa. La visione feroce della luce vassalla del progresso scompone e scandisce, riproponendo in chiave stigmatizzata oltreché critica il primigenio mondo ctonio.

È su queste basi che si forma la pittrice Rita Saglietto costretta a vivere la fine della sua infanzia durante la Seconda Guerra Mondiale, spartiacque tra il vecchio mondo conservatore e una nuova prospettiva disincantata del Reale. Allieva di Casorati, in lei i paesaggi liguri ritrovano la loro pura dilatazione iniziale nello smembramento di terra e mare tra le cui forze gioca la luce. È donna talentuosa al punto da rivisitare e reinterpretare da una prospettiva tutta femminile di grande e innata maturità, quanto espresso dal suo maestro. Il silenzio della donna ritratta nella sua maestosa immobilità non è puro decoro ma invito a riconsiderare il mondo dall'interno, per ritrovare quei semi aspersi dal grembiule delle madri sul letto della vita.

La donna di Rita è sacra e statuaria. Un microcosmo che pervade e non evade attraverso la forma. È il tutto totemico dagli infiniti occhi, come suggerisce l'opera enigmatica e dall'impronta iniziatico egizia che sembra condurre alla divinità sacra alla luna, Thoth. Il becco di Ibis è un uncino che si guadagna il suo spazio nel mondo, instillando nei cuori sentimenti antichi che mal si prostrano alla reattività moderna in cui la liberazione degli Americani segna un nuovo anno zero da cui partire. La donna post guerra si ritrova madre ma su altri piani meno fantasiosi e affascinanti di quelli conclusisi in un recente passato. È una donna lavoratrice e con gli occhi vivi sul presente ma che per completarsi deve ritrovare la dimensione del sonno. Occhi, tanti occhi nell’opera totemica. Occhi sonnolenti ma grandi, che ispirano a farsi guardare. Occhi che vegliano su una nuova ricerca espressiva che spinge a riconsiderare i popoli di luce che ci sovrastano da infinite sfere. Sono occhi e stelle puntate sull'uomo, mentre il serpente del passato risale dalle viscere della terra e cerca il suo corrispettivo nell’effigie ultra materica del serpente cosmico, una costante del continuo rigenerarsi.

L’occhio è il sole che nuota nell’abisso di frequenze modulate, intercettando una nuova attitudine al sentire che è quello dell'epoca moderna sulle cui onde si adagia la vita che non conosce tramonto.

Ci sono occhi e mondi nelle opere di Rita Saglietto, così come occhi che all'interno contengono infiniti in un'aura rarefatta che ci contiene nel suo evanescente mistero da cui trae la propria primigenia forza. La donna è sussurro vincente e faro d’approdo per i viaggiatori acquatici e per l'avventura di chi si spinge anche fisicamente oltre le rive di confine. La memoria interna allora è la prua o la bussola per non smarrirsi nell’orientamento del mondo che ha i suoi occhi spalancati oltre le finestre abitate da azioni comuni, eppure emblematiche, che all'interno si svolgono.

La ricerca dell’elementarietà si fa vero studio che muove non incontro al frugale ma alla semplicità che in un mondo sempre più complesso e che non riesce a guardare indietro, diviene sostanza e germe di vita. Così le pere sparse sulla tavola e lontane dai suoi margini sono microcosmi disgiunti dalle altre presenze interne che hanno bisogno del giusto terreno per essere abbracciate e ricollocate nella propria visione d'insieme. La donna, ancora ritorna come costante stabile delle opere di Rita. Anima che redime e risolleva anche se stessa dalle incrinature dei rami di quell’albero bellissimo e pilastriale da cui si origina ogni forma di vita. È l'angelo della morte quale creatura lunare del sonno che cura e risveglia al senso supremo delle cose. L'angelo è il femminino devoto a se stesso, potenza e anima consolatrice e non devastatrice, che ci tutela e sorregge, veglia e conduce verso la nostra integrità sul vascello della morte.

Abbiamo fatto delle luci cittadine il nostro centro di richiamo e nella solitudine sopravanzante, il bar appare un faro nella notte tra globi luminosi, vuoti di vita. La solitudine dell'uomo moderno si riflette sul ruolo magnetico della donna defraudata di se stessa e le tonalità dell'anima (indaco e scala di azzurri) agonizzano nel rosso imperante che è lacerazione d'inizio e rimpianto nella fine.

Rita si è spenta presto, all’età di 47 anni per un male incurabile che l'ha logorata per anni. Di lei resta il dono di un'inguaribile ricerca dell'essenza quale luogo fermo nel ventre della vita. Una grande donna prima che grande artista. Il messaggio più sagace che riecheggia nel tempo è recuperare la donna quale essenza, affinché la vita possa respirare ancora i suoi passi su selciati antichi e mai perdersi, se non per assentarsi nei meandri di un febbrile sogno.

Questo è estasi. Ritrovare lo stesso cielo di chi non si è estinto ma parla all'interno di noi e ridonda per le vie del futuro che sta a noi liberare e lasciar sperare.

 

Scarica il PDF della Recensione: Lestasi_come_raccolto_e_luogo_dellessere_-_Le_opere_di_Rita_Saglietto.pdf

Leggi anche: Profilo biografico della pittrice Rita Saglietto

Leggi anche: Biografia. Mauro Boffelli

Link: https://www.ritasaglietto.it/

 

Ippolita Sicoli
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