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Il volo dell'anima assoluta

Il volo dell'anima assoluta

Invito alla lettura
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Gli uccelli non rappresentano solo il miraggio della libertà non raggiunta, quanto il ritorno a quella condizione estatica che l'uomo ha perso in seguito all'episodio della caduta nel tempo

 

Kahlil Gibran
Kahlil Gibran

 

Il senso di insoddisfazione che da allora lo pervade, si riflette nelle sue scelte esistenziali, condizionandolo all'inverosimile là dove egli intraprende un sentiero che crede lo condurrà alla libertà. La Libertà spaventa e spesso assume forme disastrose, diviene l'ombra di un credo corrotto che porta avanti solo l'individuo, isolandolo da tutto il resto. Il libertinaggio non è solo libertà fuori controllo, ma è sete di onnipotenza selvaggia a discapito del più debole. In Medioriente più che altrove, l'uccello in gabbia è espressione di una misera vita conseguente al l'incapacità di poter scegliere.

È l'emblema della condizione femminile plagiata da antichi miti svuotati di ogni accesso alle stanze della sacralità e divenuti paravento di una religione arbitraria che giustifica la predominanza maschile. La cacciata dall'universo primordiale è causato dalla donna e in questa subdola accusa s’intravvede la cecità di una tradizione secolare che non considera l'aspetto divino della vita, la cui procreatrice è la donna nella sua prorompente umiltà. Sepolta viva dalla privazione della facolta’ di rendersi autonoma e di vivere liberamente i propri sentimenti, la condizione della donna in Medioriente prende respiro tra le pagine dello scrittore libanese Gibran Khalil Gibran che con uno stile altamente lirico riconferisce all'universo femminile la sua spodestata dignità. La donna è di una bellezza che contiene la grazia dell'anima assoluta.

Le ali spezzate
              Le ali spezzate

È madre nel cuore, in ogni fibra del suo essere che omaggia il Dio di tutte le cose il quale stenta a riconoscersi nella sete di dominio sui semplici e non si riflette nelle leggi umane. La religione tra le pagine de Le ali spezzate stride con la cultura sociale che esalta il dominio maschile, divaricando ulteriormente il preesistente iato tra la mitezza femminile e l'arroganza dell'uomo, dando luogo a un dibattito silenzioso che fende l'anima di chi legge l'opera. L'abbandono alla brezza contemplativa che accarezza le pagine scritte con parole di grande levità fa da contraltare agli schemi sociali di coercizione nei confronti della donna, rendendo il testo di un’attualità struggente. La prosa lirica di Gibran ci conduce nell’Eliseo della più nobile letteratura di inizio novecento in cui brillano nomi come Hesse e Proust. La scelta lessicale di una sensualità sottile rimanda a D'Annunzio, con l'onesta differenza di comparire nel caso di Gibran sincera e priva di ogni adulazione. È un balsamo di grazia che schiude gli occhi del lettore spinto a confrontarsi con la condizione del presente in cui nulla per molti versi embra essere cambiato.

Il dramma delle spose bambine piaga ancora le terre asiatiche in cui si aspetta una religione universale che conferisca dignità a tutti, intervenendo nel sociale, e risvegli la voce sopita dell'antica dea dell'amore.  

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Ippolita Sicoli
Author: Ippolita SicoliWebsite: http://lafinestrasullospirito.it
Responsabile del Settore Cultura del quotidiano online "ilCentroTirreno.it"
Specializzata in Discipline Esoteriche, Antropologia, Eziologia e Mitologia. Ha partecipato in qualità di relatrice a convegni e conferenze. Ha pubblicato le seguenti opere: “Il canto di Yvion - Viaggio oltre il silenzio” prima edizione Wip Edizioni 2003, seconda edizione Ma.Per. Editrice 2014. Il romanzo “Storia di Ilaria e della sua stella” Edizioni Akroamatikos 2008. La raccolta di racconti per ragazzi “Storie di pecore e maghi” Ed. Albatros 2010. Il romanzo “Il solco nella pietra” Editore Mannarino 2012. Il saggio antropologico “Nel ventre della luce” Carratelli Editore 2014.

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