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Le chiusure domenicali e l'ideologia della paralisi

Le chiusure domenicali e l'ideologia della paralisi.

l'Opinione
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L'Italia è quello strano Paese in cui si svicola dai verI problemi  ricorrendo a risposte affrettate a questioni secondarie.

Le chiusure domenicali e l'ideologia della paralisi
Le chiusure domenicali e l'ideologia della paralisi

 

È quel Paese in cui l'io individualista cerca di trarre profitto citando in causa il paragone con altri, diventando in prima persona espressione di un vittimismo ormai globale. In merito a quanto su detto sta facendo discutere la proposta Salvini-Di Maio di chiudere i centri commerciali e i negozi nei giorni festivi, tenendo aperti quattro negozi per quartiere, a rotazione uno per volta in base a quale merito non si sa. Tale proposta servirebbe a riportare al centro della vita individuale e collettiva il significato della domenica intesa come giorno di riposo secondo la tradizione giudaico-cristiana e non solo. Tale provvedimento che pure sta facendo sognare commesse e camerieri, ha in se’ delle lacune sottostimate dall’attuale propaganda politica anti globalista e contro lo fruttamento del lavoro, quasi solo le succitate categorie professionali fossero impegnate nei festivi.

In Italia sono tanti a lavorare la domenica, la stragrande maggioranza dei lavoratori e molto pochi coloro che ne sono a conoscenza. Forse perché, nonostante il fantomatico concetto di progresso, l’equivalenza casa = riposo e’ difficile da smontare. La domenica, per dirla in breve, non e’ piu’ giornata di riposo per nessuno. Tralasciando le faccende domestiche trascurate in settimana da tutte quelle donne madri di famiglia e non solo, impegnate dal lunedì al sabato e che non possono permettersi la collaboratrice, la domenica è ormai consacrata al lavoro a domicilio,  non  considerato e quindi non remunerato per diverse categorie. Iniziamo da quella degli insegnanti che arrivano sfiancati la domenica  dopo aver gestito per un’intera settimana classi pollaio di mattina e dopo aver partecipato a rientri pomeridiani di varia natura. La domenica passa e non di certo sdraiati comodamente sul divano o a pregare, vista la montagna di scartoffie da sbrigare, lezioni da preparare e compiti in classe da correggere. La domenica non è di certo di riposo per i professionisti,  avvocati e commercialisti in primis, incollati alle scrivanie in cerca di soluzione a questioni  trascinate durante la settimana e non ancora risolte. Non e’ di riposo per i medici di pronto soccorso, per le forze dell’ordine, per camionisti e conducenti di mezzi pubblici. Non è di riposo per molte baby sitter e per i sottopagati e mal pagati o non stipendiati del tutto che cercano di  arrangiarsi al di fuori delle ditte che a tutto pensano,fuorché a tutelare i loro dipendenti. Non è di riposo per giornalisti, dj e artigiani, cosi’ come non lo e’ per  ambulanti e contadini.

Evidentemente oggi l'ignoranza e’ di chi non riesce a guardare al di la’ del proprio naso e si permette quindi di dire Nessuno lavora la domenica, solo noi! riferendosi a se’ e alla propria categoria.
Per un momento, proviamo a immaginare i quartieri di città con le serracinesche abbassate di domenica. Immaginiamo di farci un giro alle 6 di pomeriggio nelle corte giornate d’inverno! Il buio e il deserto rendono le citta’ spettrali, inabitabili, soprattutto per chi non ha famiglia, e’ solo, per quegli anziani ai quali gia’ solo la luce accesa dell’insegna sotto casa o dell’isolato di fronte, sembra assurdo, serve ad allungare la vita. Il passeggio dei presunti acquirenti, il vociare delle vie riempie e stare alla finestra non e’ piu’un morire. Pensiamo anche a quei bambini le cui mamme non possono permettersi l’agriturismo e neanche l’uso frequente della macchina, pertanto nelle buie sere d’inverno a fatica raggiungono le aiuole vicine perché le citta’ col buio sono tutto fuorché sicure. Parliamo allora, di tutti coloro che nel deserto urbano hanno paura di raggiungere il parco vicino, perché tutto può accadere sulle strade spente e spopolate, anche in un breve tratto.

Chi e’ al governo si preoccupa evidentemente dello sfruttamento e dello schiavismo dei lavoratori moderni, ma anziche’ risolvere il nodo cruciale di questa realta’  proponendo una seria riforma dei diritti dei lavoratori, predica la morte e la paralisi. Non sono forse il movimento e l’immobilismo facce diverse della stessa medaglia? Non sono forse i regimi tutti uguali nei loro estremismi?? Lo chiedo al filosofo Fusaro di cui ho piena stima ma che riguardo al provvedimento della  chiusura domenicale degli esercizi ha espresso  parere favorevole. Bisogna calarsi nella realtà, e’ proprio lei, dott. Fusaro a ricordarlo e la realta’ci spiega che la’dove c’e’ silenzio e deserto risuona di coprifuoco,  di regime e di quel totalitarismo freddo e anticompassionevole che ci vuole drogati le domeniche pomeriggio di tivu’, per non farci socializzare ne’ pensare.

 

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Ippolita Sicoli
Author: Ippolita SicoliWebsite: http://lafinestrasullospirito.it
Responsabile del Settore Cultura del quotidiano online "ilCentroTirreno.it"
Specializzata in Discipline Esoteriche, Antropologia, Eziologia e Mitologia. Ha partecipato in qualità di relatrice a convegni e conferenze. Ha pubblicato le seguenti opere: “Il canto di Yvion - Viaggio oltre il silenzio” prima edizione Wip Edizioni 2003, seconda edizione Ma.Per. Editrice 2014. Il romanzo “Storia di Ilaria e della sua stella” Edizioni Akroamatikos 2008. La raccolta di racconti per ragazzi “Storie di pecore e maghi” Ed. Albatros 2010. Il romanzo “Il solco nella pietra” Editore Mannarino 2012. Il saggio antropologico “Nel ventre della luce” Carratelli Editore 2014.

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