La forza della fragilità. Nunzio Bellino: l'attore, il personaggio
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La forza della fragilità. Nunzio Bellino: l'attore, il personaggio

La forza della fragilità. Nunzio Bellino: l'attore, il personaggio

l'Opinione
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La vulnerabilità ci rende unici e belli nella fragilità La vulnerabilità e la fragilità sono da sempre le qualita' che rendono intramontabili gli eroi dei Miti. La fragilità ha il fascino dell'invisibile che ci invoglia all'ascolto di storie interminabili.

Nunzio Bellino
La forza della fragilità. Nunzio Bellino: l'attore, il personaggio

 

Nella fragilità si sbrogliano la vita, la civiltà e la cultura di un popolo. Nella fragilità è la vera sostanza che sprigiona una sua luce spesso scomoda a chi non la comprende o è abbagliato da se stesso. La forza del cristallo è nella sua vulnerabilità che provvede a potenziare e a ricreare. Oggi siamo circondati da sorgenti di luce che sopperiscono al buio delle anime adagiate nella loro malsana normalità. A differenza delle epoche trascorse, oggi assistiamo a un appiattimento generalizzato che offende e fagocita singoli e anime libere. Nonostante ci sia un forte richiamo alla libertà esteriore, la cultura del livellamento tende a soffocare la creatività dell'individuo che non si lascia ammansire e viene abbandonato alla sua solitudine. Gli artisti veri e non i soggetti di spettacolo hanno peculiarità che sfuggono alle regole di massa, e pagano spesso a caro prezzo il loro essere. Tra questi spicca Nunzio Bellino, un giovane di trent'anni che ha saputo fare della particolare patologia di cui soffre il fulcro intorno a cui costruire la propria luce.

Chi è Nunzio Bellino? gli chiedo.

“Attualmente è un attore personaggio. Nell'audiodramma di Giuseppe Cossentino ha totalizzato quasi 16000 visualizzazioni a puntata, interpretando un bambino abusato da un prete.”

Nunzio, lei ha simulato la voce del bambino? gli chiedo con meraviglia.

“Certo. Sono una persona sensibile, che si emoziona facilmente, appassionata a tutto quello che fa, che mantiene saldo il legame con il bambino che ha dentro di sé.”

C'è stato un episodio particolare della sua vita che l'ha portato alla recitazione?

“Io quando recito sono me stesso. Porto alla ribalta tutto quello che ho dentro. A dieci anni ho perso mia madre e il dolore mi ha spinto verso la recitazione. Sono un attore, un personaggio e sono me stesso. La mia vita è il mio lavoro che mi sprona sempre a guardare avanti e a sognare. Un giorno spero di arrivare ad Hollywood.”

 

Nunzio Bellino La forza della fragilità. Nunzio Bellino: l'attore, il personaggio
Nunzio Bellino La forza della fragilità. Nunzio Bellino: l'attore, il personaggio

La recitazione è per lei una missione?

“In un certo senso si'. Questo lavoro mi porta a sentirmi utile. Dai bambini sono considerato un eroe, un power ranger.”

Lei è affetto dalla patologia Ehlers Danlos, ce ne vuole parlare?

“Certo. È una patologia molto rara che colpisce una persona su un milione. Inizialmente attacca i tessuti connettivi, da qui si diffonde anche a livello neurologico ed è cronica. Purtroppo è molto dolorosa e imparare a conviverci non è stato facile, in quanto anche un piccolo graffio impiega molto tempo per guarire.”

Come si manifesta questa patologia?

“Si manifesta con una pelle molto elastica. Per questo motivo sono considerato dai bambini un eroe e sono molto amato, nonostante da piccolo abbia sofferto di bullismo. Fortunatamente la mia sensibilità mi ha sempre spinto a guardare avanti e a non arrendermi.”

Nunzio, immagino che per lei sia problematico lavorare sul set. È così?

“Non è semplice, ma io ho una grande forza. Nel 2020 uscirà su Sky la serie “Le metamorfosi della Camorra" a cui ho partecipato anch'io con una parte.”

 

Nunzio Bellino La forza della fragilità. Nunzio Bellino: l'attore, il personaggio
Nunzio Bellino La forza della fragilità. Nunzio Bellino: l'attore, il personaggio

 

Che cos'è per lei la vita?

“La vita per me è tutto ciò che ti dà la carica per andare avanti. È passione ed è amore. Io sono napoletano e noi napoletani facciamo tutto col cuore.”

Esiste per lei l'amore eterno?

“Io voglio crederci. Tre anni fa sono stato in coma a seguito di una forte fibrillazione al cuore. Ero in ospedale e a un certo punto mi sono trovato in una chiesa e oltre la porta ho visto una grande luce che piano piano si allontanava da me. Mi sono risvegliato con una strana impressione nel cuore. Mi sono sentito vivo e felice di avere mio padre e la mia famiglia accanto. Che cosa sarebbe l'amore senza il reciproco sostegno? A distanza di qualche giorno mio padre mi ha portato nella cappella dell'ospedale che non avevo ancora visitato e mi sono accorto che era la chiesa vista nel sogno. La mia fede da allora è cresciuta e non mi ha mai abbandonato.”

Avverto la sua emozione sulla mia pelle, Nunzio. Com'è il rapporto con i suoi colleghi attori?

“Purtroppo il cinema e il teatro sono ambienti difficili e ostili. C'è molta rivalità e non si è mai una famiglia. Io credo in una società sorretta dall'amore, in cui nessuno si senta solo, ma il mondo della recitazione pensa a fare spettacolo e non mi rappresenta, anche se ci lavoro con passione.”

Quanta responsabilità trova che i registi abbiano in tutto questo?

“Purtroppo tanta. Loro non pensano a instaurare un clima sereno di collaborazione tra gli attori, si soffermano sul loro ruolo professionale e trascurano tutto il resto.”

Questo è davvero sconfortante. Tornando a lei, esiste, Nunzio, una fondazione che si occupi della sua patologia?

“Sì, esistono associazioni che se ne occupano, ma non danno informazioni esatte, essendo comunque la patologia di cui soffro alquanto rara.”

Ha pensato mai di scrivere un libro sulla sua storia?

“Si', mi piacerebbe. Ne ho parlato con Giuseppe Cossentino. Vedremo cosa verrà fuori. Per ora mi limito a offrire me stesso sulla scena, sollevando riflessioni sul tema della diversità. Purtroppo oggi, nonostante l'emancipazione, l'evoluzione della società in tanti settori, c'è da lottare molto contro la discriminazione e l'ignoranza.”

È vero, non c'è ignoranza peggiore di quella dell'anima e oggi parlare di anima è alquanto difficile. Mi congedo da Nunzio Bellino e diverse riflessioni si affacciano alla mia mente. Una e a seguire altre prendono la forma di domande che vorrei rivolgere alla coscienza del mondo.

Che futuro ci aspetta, se non riusciamo a tutelare il buono che abbiamo dentro?

Potremo mai essere una famiglia se non rispettiamo la singolarità che ogni individuo rappresenta? E ancora, si può parlare di amore lì dove giace una massa indistinta di gente senza nome?

Quale futuro potrà attenderci se non saremo persone?

Vorrei poter parlare di futuro, ma dopo aver contribuito a creare il presente e per questo, come dice Nunzio Bellino, ci vuole amore, tanto tanto amore.

VIDEOMESSAGGIO Nunzio Bellino:

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Author: Redazione

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