L'INTERVISTA. Vincenzo Bonanno e l'arte della comicita' (VIDEO)
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L'INTERVISTA. Vincenzo Bonanno e l'arte della comicita' (VIDEO)

E’ triste ammetterlo, ma questa società ci ha privati anche del gusto di ridere. Oggi si ride poco e si ride male. “Ridere è una  cosa seria".

VIDEO: IL COMMISSARIO MOLTALBANO - LA LUNA DI CARTA - Vincenzo Bonanno 

Non dobbiamo pensare che oggi si rida poco per la ingombrante presenza di problemi. I problemi, dacché mondo e mondo, non sono mai mancati. La differenza è  che mentre un tempo c'era la possibilità di  pensare in termini di arte, oggi non si ha tempo per nulla, se non per farsi belli da estetisti e parrucchieri, sacrificando la propria anima che ha bisogno di contenuti. Il riso è il seme della vita e chi non ride non è  una persona  seria. Oggi nessuno è  serio e nessuno ride. Nella superficialità a cui siamo indotti, non si ha tempo per le cose dello spirito e di spirito e la comicità italiana, un tempo ricercata e ammirata ovunque,  e’ scomparsa uccisa dalla subcultura del mordi e fuggi che impedisce di pensare. La televisione, i nuovi canali mediatici che spiattellano la realtà a cui ci vogliono proni, sono complici di una ideologia di appiattimento che deforma la percezione del mondo e la nostra interazione con esso. Il risultato e’ sotto gli occhi di tutti. Alla cultura si preferisce la trasmissione che fa audience, al cabaret la comicita’ spicciola  dal linguaggio volgare. Un modello prestabilito che serve solo ad intontire.

Un tempo le famiglie si riunivano davanti alla tivu' e ridevano e piangevano insieme. La tivu' è  stata il focolare domestico della societa’ anni Sessanta, poi Settanta e Ottanta. Oggi la televisione  non la si segue più se non distrattamente, e’ un ronzio di sottofondo alla vita dei giorni.

Un tempo c'era la televisione  e il teatro con una sana comicità in cui ciascuno si rivedeva e si rispecchiava e rideva. Proprio  su questo  è  incentrata  l'intervista di oggi che ha come protagonista l'attore comico Vincenzo Bonanno.  Rimasto fedele alla commedia artistica made in Italy ha recuperato e riportato in scena, rivisitandola con estro e rispetto,  la comicita’ di Franco Franchi e Ciccio Ingrassia, divertendo ed emozionando tutti, inclusi famiglie e bambini. Lo spettacolo Franco e Ciccio al contrario la cui regia è di Giovanni Nicoletti è  stato voluto e pensato proprio da Vincenzo  Bonanno che si è  avvalso della collaborazione in scena  dell'attore Francesco Ventura nella parte di Franco Franchi.

Vincenzo, come nasce questo spettacolo?

“Nasce dall'esigenza di recuperare quella comicità che oggi non si trova più. La  comicità  vera che avvicini le persone, le famiglie anziché contribuire alla dispersione. Ho pensato a Franco e Ciccio perché la loro arte era compresa da tutti, anche dai più  piccoli, nessuno escluso.“

Vincenzo, riportare in scena la mimica di Franco Franchi non dev'essere stato semplice. È così?

“Francesco Ventura in questo è  stato eccezionale, aiutato da una elasticità facciale che ha sorpreso davvero tutti.”

Cosa avevano i veri Franco e Ciccio rispetto ai comici di oggi?

“Erano schietti e sicuramente intelligenti. Erano artisti. Le loro erano scenette costruite bene e piacevano per questo. C'era studio, impegno e lavoro. I comici di oggi servono solo a riempire una trasmissione  di per sé  vuota e senza punti di riferimento.”

Sicuramente quelli di Franco e Ciccio erano gli anni d’oro della televisione  italiana. La politica  di allora ha avuto la sua incidenza positiva sulla tivu'?

“Certamente. In Italia allora c'erano due grandi statisti, Craxi e Andreotti, che hanno salvaguardato gli interessi della nazione, portando l'Italia in alto nella politica estera. Con Craxi il cinema italiano ha stipulato grossi contratti con gli Usa, incassando veramente  tanto.”

Poi che è  accaduto? Per lei che ha vissuto in prima persona quegli anni da artista, quale è stato il cambiamento?

“Il cambiamento in negativo è  paradossalmente avvenuto con lo stesso Craxi che ha dato il via libera alle emittenti private, favorendo innanzitutto Berlusconi e la Mediaset. Ciò  ha dato l'avvio a una cultura televisiva assolutamente  irresponsabile con programmi di scarsissima qualità come Drive In. Erano gli anni Ottanta.”

E la politica che ruolo aveva, a suo parere in tutto questo?

“Non erano anni facili anche per la politica. Circolava molto denaro ma, in realtà, era stato deciso altrove che l'Italia morisse e oggi si persegue su questa linea.”

Lei, Vincenzo, non  è solo  attore. È  una  persona che negli ambienti dello spettacolo si è  sempre distinta per una certa capacità  di  critica che le hanno impedito di scendere a compromessi. La schiettezza che porta in scena la riguarda personalmente,  è  così?

“In effetti è così. Nella mia lunga carriera  ho accumulato esperienza e visto tante ingiustizie. Ho fatto teatro e cinema. Ho lavorato con Benigni in Pinocchio, con Tornatore in Baaria e in due film  di Montalbano, l'ultimo  è del 2008 “La luna di carta".

Però la sua grande passione resta il teatro, è  così?

“Sicuramente, perché  in teatro puoi essere te stesso. Il contatto col pubblico è insostituibile e per me che sono un comico è  fondamentale.”

A questo  punto mi viene spontaneo  chiederle: “È più  facile essere un comico in tivu’ o al teatro?

“Sicuramente col teatro sei più  libero. Lavorare in televisione  oggi come oggi è  davvero un problema. Sei controllato e pilotato.”

Oggi, con la diffusione della rete e del web, la gente mostra ancora un certo attaccamento al teatro?

“Sì, l'interesse c'è. Il problema è  sempre la qualità che purtroppo  si è  abbassata. Manca l'originalità, l'intraprendenza attoriale, quel mettersi in gioco in prima persona che per un attore è  fondamentale. E poi comunque, anche nel teatro i bravi autori vengono scavalcati da quelli più  accessibili. In Italia purtroppo in tutti i settori manca la serieta’ dirigenziale.”

Quindi anche il teatro è  vincolato?

“In piccolo rispetto alla televisione  e  al cinema, ma lo è. A livello comunale e territoriale.”

A proposito di declino del teatro, un triste esempio è stato il Bagaglino per lei, vero?

“Purtroppo  sì.  Ricordo il Bagaglino ai tempi del suo direttore  artistico Oreste Lionello. Con lui si faceva una comicità splendida, poi sono sopraggiunte le interferenze politiche e con la morte di Lionello il teatro Bagaglino ha chiuso e al posto suo e’ stato creato uno spettacolo di bassa lega  andato in onda prima su RAI 1 e poi su Canale 5, che ha portato il suo nome. I giovani non conoscono il Bagaglino  per ciò  che  era e lo associano alla comicità volgare di Canale 5. Questo è  stato un grosso segnale del cambiamento  che da lì  ha deturpato il mondo dello spettacolo in toto.”

Per il futuro intravvede segnali positivi?

“Io credo che il fondo lo stiamo toccando adesso. Credo nei segnali positivi che ci arrivano da una certa politica che guarda agli interessi della nazione e tutela  principi fondanti la nostra Costituzione.”

Anche i giovani forse, ravvisano la necessità di fare un passo indietro per proseguire in avanti. Ringrazio l'artista Vincenzo Bonanno per l'intervista concessaci. Da parte mia e della Redazione i migliori auguri per le sue esperienze  lavorative e per l'impegno speso a favore di un teatro più  sano e coscienzioso.

 

Ippolita Sicoli
Ippolita Sicoli
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