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L'INTERVISTA. Davide Bonanno. I nuovi orizzonti della fotografia e il fashion kids

Cambiano i tempi e cambia l'angolazione da cui noi osserviamo il mondo.

Osservando il mondo osserviamo noi stessi, accantonando l'ottica del giudizio e imparando  invece a riconoscere la nostra persona nella moltitudine. Con l'avvento del virtuale e con  la sua spasmodica diffusione, la fotografia rispetto a come la si intendeva fino alla fine del secolo scorso, ha cambiato significato e percorso. Ha ampliato quelli che sono gli orizzonti dell'immagine, inglobando nuovi interessi e offrendo spunti per approfondimenti a vecchie attività. Uno dei settori in forte crescita grazie all'apporto e alla cura rivolta all'immagine e alla sua perfettibilità, è  sicuramente quello della moda che, oggi più di un tempo, è orientata ad espandere il suo bacino di utenza puntando molto sulle linee giovani e dell’infanzia. Se fino a un ventennio fa i genitori dei bambini di ceto medio non mostravano particolare attenzione verso l'abbigliamento e lo stile dei propri figli, oggi l'immagine e il prestigio personale reclamano ascolto a qualsiasi età, ritenendo il look il primo biglietto da visita tramite cui sentirsi accettati. Ne parliamo con il fotografo professionista Davide Bonanno che da anni opera nel campo del fashion kids. Originario di Trapani, Davide a soli diciotto anni si trasferisce a Roma per intraprendere studi di fotografia e cinematografia presso l'Accademia dove si specializza.

Chi è Davide Bonanno?

“Davide è innanzitutto un essere umano. Questa è  una  definizione molto elementare che però ha tanti contenuti e per questo mi rappresenta. Come essere umano do valore agli altri. Fondamentale  per  me  è l'amore e il lavoro mi da' l'opportunità di approfondire la conoscenza della persona in base a come si rapporta con l'obiettivo. Io sono un fotografo  di moda e per me la fotografia è  uno strumento di comunicazione.”

Interessante è il risvolto psicologico che emerge dal suo rapporto con la fotografia. Quando ha scoperto questa passione?

“Ero bambino e mio padre in occasione di una gita scolastica a un vivaio in quarta elementare, mi regalò una macchina fotografica. Ne fui felicissimo e scattai una foto dietro l'altra. Attualmente lavoro nella moda, a contatto di brand e firme. Marco Colizzi è stato il mio maestro di pratica di fotografia.”

Quando ha incominciato a lavorare per il fashion kids?

“Avendo lasciato Roma, trasferitomi a Napoli, ho iniziato a lavorare per i giovanissimi.”

Lei, Davide, ha avuto esperienze di lavoro anche all'estero, vero?

“Sì, a Tirana in Albania. L'azienda per cui lavoravo aveva aperto una filiale a Tirana e io sono stato scelto per seguire Miss Universo Albania. Ho rappresentato le miss in concorso e curato il settore pubblicitario. Successivamente, ossia quattro anni fa, mi sono messo in proprio, dopo aver lavorato  per l'azienda di Roma per nove anni, e ora porto avanti la mia firma Davide Bonanno.”

Un passo coraggioso e responsabile. Quale tipo di pubblico la segue?

"Il mio è un settore inclusivo. Si è  molto seguiti anche dagli adulti perché il mondo dell'infanzia non è  indipendente da quello genitoriale. Ne è  un  riflesso. Il settore fotografico  di chi opera nella moda prevede tanti organismi di supporto ed espansione, non ultimo il settore del marketing  pubblicitario."

Com'è il suo rapporto col mondo dell'infanzia sul campo?

“Io sono molto rispettoso verso tutti e non ultimo verso i bambini. Ritengo che i bambini debbano restare tali anche di fronte alla macchina fotografica. Devono essere se stessi, ciascuno con il suo particolare approccio. Non devono vivere quest'esperienza come un peso, ma come un lavoro che rientri nella sfera del gioco,  di un gioco che li faccia crescere nel pieno rispetto della loro età  e dell'espressività individuale. Per questo, durante le pause, voglio che familiarizzino con gli altri bambini colleghi e che giochino tra loro, e perché  ciò  avvenga, distribuisco merendine e li faccio giocare con la palla.”

Colpisce, Davide, la forte responsabilità con cui lei vive il suo lavoro.

“Sono un fotografo coscienzioso. Al di là delle varie liberatorie che i genitori firmano prima di affidare i loro minori all'agenzia di moda, io non perdo di vista mai chi ho di fronte. Mi rifiuterei di scattare foto a una bambina che si mostrasse in atteggiamenti  equivoci o con una gonna troppo corta.”

Lei, Davide, è  una persona  molto corretta. Le agenzie che la contattano non l'hanno mai messa fino ad ora in difficoltà nel suo lavoro?

“Onestamente no. L'importante è  pattuire tutto prima. Loro sanno come mi muovo ed entro quali limiti.”

Tra i vari modelli giovanissimi che lei ha fotografato c'è uno che l'ha colpito particolarmente?

“Sì, un ragazzino vittima di bullismo. I suoi compagni di classe lo deridevano e insultavano, ma lui davanti all'obiettivo ha saputo tirare fuori tutta la sua espressività, ed è  molto apprezzato.”

Davide, a lei piace lavorare con soggetti umani. Se le proponessero un contratto per un documentario paesaggistico, lei accetterebbe?

“Probabilmente sì, perché  a me interessa il soggetto che fotografo in relazione all'ambiente in cui è.  Per me la fotografia  è  comunicazione innanzitutto, per questo ho scelto di lavorare nel settore della moda.”

Che cos'è per la gente la fotografia oggi?

“Bella domanda... per molti è  un mezzo per diventare famosi o accrescere la propria  notorietà. Per altri invece, è  la custodia di un ricordo. Due modi di vivere la stessa cosa completamente diversi, due binari paralleli  che non s'incontreranno mai.”

E’ vero, la fame di fama oggi spinge l'uomo verso la vanità che paradossalmente divora i momenti e il tempo, non permettendo di viverli. La foto come custodia... mi piace questa definizione perché  in essa vedo un reticolato di legami intimi e profondi che fanno l'interiorità di una persona. In un mondo afflitto dalla piaga della solitudine avremmo tutti bisogno di più foto da serbare e di meno scatti fatti a casaccio. Perché chi ha un vissuto che testimonia, è  meno solo di chi cerca il protagonismo del momento e non cura la memoria.

 

Ippolita Sicoli
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