L'INTERVISTA. Enrico Clerici, la cultura come proiezione
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L'INTERVISTA. Enrico Clerici, la cultura come proiezione

Uno dei più grossi limiti della società  odierna è  la scarsità di contenuti.

Trovare persone che siano fedeli a se stesse e che riflettano all'esterno questa condizione è  alquanto raro. Viviamo l'epoca della difficile reperibilità di sostanza e della triste dispersione di vuoti che sembrano colmare e comparire negli spazi più improbabili. Involucri e plastica abbandonati miserabilmente nel paesaggio illustrano la realtà che sembra corrisponderci e rispondere alle nostre priorità. C'é incuria e abbandono di involucri laddove i contenuti latitano e forse non è  tutta colpa della tecnologia  e dell'imprescindibile uso della rete. L'impoverimento globale ha radici ben più profonde e forse grazie alle piattaforme virtuali si ha qualche possibilità di imbattersi in persone che siano realmente vere e in grado di depositare messaggi in quelle anime pronte a riceverli. Il protagonista di questa intervista corrisponde a quanto ora enunciato, per la qualità degli argomenti. Enrico Clerici, avvocato, è molto più di un cultore dello scibile. È un indagatore dello spirito che esplica questa sua indole in svariati settori, convinto che la conoscenza non sia un semplice contorno alle attività umane, bensì la ragione dell'esistere e l'espressione del proprio modo di essere.

Avvocato Clerici, lei è  una persona dalle innumerevoli  risorse. Quanta Genova c'è in quello che fa?

"Beh, sinceramente non molta… anche se io amo moltissimo la mia città, pur essendo molto severo con lei, attese le sue potenzialità spesso non sfruttate. Genova era la Superba. C’è stato chi la definì la Dominante… Oggi mi pare abbia perso entrambe queste caratteristiche… probabilmente per interessi superiori di chi ha preferito ridimensionarla in maniera drastica a vantaggio di altre città, forse anche più aperte al nuovo."

Avvocato, lei si esprime nei suoi molteplici interessi, spaziando dalla giurisprudenza alla scrittura, dal cinema alla lettura impegnativa. Tra tutti, quale la rappresenta maggiormente?

"Io mi rispecchio molto nell’attività forense, essendo quella per cui ho dedicato parte della mia gioventù, che mi ha permesso di entrare nel mondo del lavoro, dandomi molte soddisfazioni. Tuttavia, la mia passione per lo scrivere e per il cinema mi ha portato a inseguire questi sogni fin da ragazzo"

Lei si ritiene un cittadino del mondo in rapporto alla varietà di interessi?

"Sì. Ritengo che ogni cultura rappresenti un mondo al quale attingere informazioni. Per cui vale sempre la pena non limitarsi al locale, ma aprirsi all’universale."

Quale opinione ha lei delle piattaforme social?

"Io sono e mi definisco un homo technologicus e sono sempre stato aperto a tutte le innovazioni che portano al futuro e, pur comprendendo che alcune di esse possono ,se usate male, condurre a delle situazioni pericolose per la stessa esistenza dell’uomo, credo che nella maggior parte dei casi esse siano una fonte di benessere. Venendo ai c.d. social network, ritengo che essi altro non siano che una forma di facilitazione delle conoscenze. Nei tempi passati, per conoscere una persona o fare amicizia o creare un rapporto sentimentale, si usciva la sera, si frequentavano locali, con gli stessi pericoli o forse maggiori di fare conoscenze sbagliate. A mio avviso, nulla cambia se si vuole conoscere un “amico” su Facebook o su Instagram. L’oculatezza nel saper distinguere chi si ha di fronte deve essere la stessa che nel passato. Il male è sempre pronto ad ogni angolo, sta a noi cercare di prevenirlo. Qualcuno potrà obiettare che i rapporti umani però oggi, con questi nuovi metodi, ne hanno subito un danno. Vero! Stiamo troppo davanti ad un monitor, soprattutto i ragazzi… ma questo è il mondo moderno. Ogni cambiamento può rappresentare dei traumi, ma non ne possiamo prescindere. Anche la rivoluzione industriale, l’invenzione del cinema, la produzione in serie di automobili ed ogni altro progresso ha trasformato l’umanità… ma il progresso è anche questo ed ogni cosa ha il suo prezzo. Se non sappiamo accettare questo, dobbiamo ritornare all’età della pietra e, forse, anche ad ere antecedenti."

Avvocato, lei è anche produttore di film. Quale genere predilige?

"Io amo i film thriller, di spionaggio, di fantascienza. Ma non disdegno nemmeno quelli storici, di introspezione e sociali. Devo subito dire che per me il cinema è una forma di arte e come tale deve sempre trasmettere un messaggio allo spettatore, rendendolo libero di interpretare quel messaggio come meglio crede. In tal senso sono concorde a quanto asseriva in merito all’interpretazione dell’arte il filosofo americano Dewey. Non credo che la settima musa sia solo motivo di svago."

Cosa pensa del cinema italiano del momento?

"Il cinema italiano ha da sempre rappresentato una grande forma d’arte. Pensiamo al neo-realismo, a registi come Fellini, Rossellini… E anche la c.d. commedia all’italiana, quella di Alberto Sordi e Totò, tanto per intenderci, ritengo debba considerarsi di altissimo livello. In quei film – seppur ritenuti “leggeri” dalla critica – hanno saputo descrivere l’Italiano medio di quel momento storico. Oggi, mi spiace dirlo, ma ritengo, e molti registi e attori concordano col mio pensiero, che ci si preoccupi troppo degli incassi del botteghino, rendendo in pellicola (o diciamo meglio in digitale) sceneggiature banali, rapide, di una comicità spesso superficiale e talvolta volgare. Questo è davvero un peccato. Anche perché nel cinema italiano, e penso a registi come Neri Parenti, uomo di grande cultura e preparazione, che vengono limitati a dirigere filmetti di grandi incassi, ma di spessore bassissimo. Forse l’ultimo attore e regista, che davvero può ritenersi erede del Grande Sordi, è il bravissimo Carlo Verdone."

Avvocato Clerici, lei ha lavorato come produttore anche in RAI. Ci parli di questa esperienza.

"Si’, ho prodotto, insieme a Giorgia Zunino, per RAI 2 tre edizioni (2005/2006/2008) di “Stelle e Note di Natale”, con la regia di Gino Landi per l’edizione del 2006 e di Franco Masselli per l’edizione 2008 e un’edizione del 2004 Per Radio-Video Italia con la regia di Danilo Zanon. Si trattava di uno spettacolo musicale il cui ricavato attraverso la raccolta di fondi con conto corrente o sms solidali andava in beneficenza. I beneficiari sono stati l’Ospedale Gaslini di Genova e l’Ospedale per l’Infanzia Regina Margherita di Torino. Abbiamo avuto ospiti nazionali ed internazionali come Marco Masini, Riccardo Fogli, Anna Tatangelo, Cecilia Gasdia, Gino Paoli, Gabriella Nava, i Modà, Luca Di Risio, Stephen Schlacks, Cheryl Porter. Anche i presentatori sono stati di tutto riguardo: Adriana Volpe, Marco Mazzocchi, Elisabetta Gregoraci. Per non parlare del Direttore d’Orchestra, Diego Basso e della direzione artistica di Vincent Tempera."

Complimenti davvero. Il suo obiettivo è il grande cinema, vero?

"Sì e, siccome ho un ambiziosissimo progetto, non aggiungo altro. In passato ho già prodotto cortometraggi per SKY Cinema come “Dagida” e “La solitudione del Portiere” sempre per la regia di Franco Masselli con Massimo Poggio ed il famosissimo calciatore José Altafini e Carlotta Montanari. Nel 2012 ho prodotto un corto della sceneggiatrice Silvia Monga di Genova dal titolo “I Colori dell’Amore” con Valeria Marini e Adolfo Margiotta."

Qual è la difficoltà che incontra il cinema oggi?

"Innumerevoli. Prima di tutto il reperimento fondi. Per i piccoli produttori come il sottoscritto o per giovani registi e/o artisti è veramente dura. Le sponsorizzazioni ormai appartengono al passato. Tuttavia, si stanno affacciando nuove prospettive che stanno prendendo campo come il crowdfunding."

Ci sono registi del cinema di oggi che apprezza in particolar modo?

"Il mio preferito è e rimarrà sempre Stanley Kubrick. Nell’ottica che dicevo prima, il regista americano ha sempre prodotto e diretto film che fanno riflettere."

Avvocato, dentro di lei il cinema e la scrittura procedono su strade parallele o s'incrociano in qualche punto?

"Certo. Io fin dai primi racconti di fantascienza che ho scritto in gioventù ho sempre immaginato e sognato di trasformarli in immagine. Pensiero ed immagine si fondono in un tutt’uno."

Parliamo del suo amore per la scrittura. “Colpevoli e Peccatori nella Legislazione della Chiesa” è la sua prima pubblicazione?

"Come libro sì. In precedenza ho pubblicato alcune poesie e qualche racconto di fantascienza.  “Colpevoli e Peccatori nella Legislazione della Chiesa” è un’opera che, grazie all’editrice Erga di Genova che ha creduto fortemente in questa mia fatica, in qualche modo vuol “spiegare” alle persone il diritto della Chiesa e soprattutto lo spirito del Diritto della Chiesa, che è spesso oscuro e straniero alle mentalità del mondo laico."

Prevede altre pubblicazioni in futuro?

"Sì, ma anche in tal caso non aggiungo nulla per scaramanzia."

Lei ha una predilezione per il genere di fantascienza, giusto? Per quali ragioni?

"Sì, è vero. L’ho detto prima. Sono homo technologicus e ritengo che, proprio questo genere, spesso disprezzato dai grandi letterati del secolo scorso, sia invece una forma di letteratura profetica. Pensiamo a quanta ragione avevano i vari Asimov, Simak, Clark, etc. che hanno descritto un futuro che inizialmente sembrava distopico, ma che invece man mano che passavano gli anni, diventava sempre più reale. Vogliamo ad esempio dimenticarci di Orwell e del suo 1984 o di Huxley e del suo Mondo Nuovo?"

La nostra società pecca di eccessiva volubilita’. Quanto questo aspetto condiziona la Legge attuale?

"Molto, troppo! Ogni volta che si pensa ad una riforma nel campo del diritto sostanziale o processuale ne nasce una semi tragedia. Ci si preoccupa di accorciare i tempi della giustizia, ma non si pensa che talvolta anche riducendo la durata di un processo si può incorrere in una denegata difesa. Senza considerare poi le depenalizzazioni di alcuni reati che hanno sicuramente favorito l’insolvenza dei “furbetti” (si pensi alla depenalizzazione del reato di emissione di assegni a vuoto). Le riforme repentine – si possiamo definirle volubili – che determinano sconvolgimenti irreparabili come la riforma del fallimento. O ancora alla privatizzazione della giustizia come la negoziazione assistita o la mediazione, che sono istituti prestati dalla tradizione anglosassone, che si differenzia in maniera radicale dalla nostra di stampo romano e che mal si concilia al nostro diritto. Ma il discorso è davvero troppo lungo." 

E sicuramente  molto complesso. Cosa e’ per la società di oggi il Diritto? Si ha la percezione  che esso segua un andamento poco limpido e piuttosto ondivago. È così?

"Non mi faccia dire troppo. In fondo svolgo l’attività di consulente legale e frequento ancora gli ambienti giudiziari. Mi limiterò a dire che la certezza del diritto oggi presenta gravi incertezze."

Ritornando al suo libro, a quale pubblico si rivolge?

"Sicuramente ad un pubblico specialistico. Tuttavia, aggiungo che attraverso l’analisi storica del diritto penale canonico e l’attenzione posta sui grandi processi come quello ai Templari o alle streghe, può incuriosire ed affascinare anche chi non è proprio un operatore del diritto. Inoltre, un aspetto che può attrarre anche le persone meno tecniche, è sicuramente quell’analisi, come dicevo prima, dello spirito del diritto della Chiesa che spesso sfugge ai più."

Lei affronta nel testo anche processi importanti che hanno macchiato indelebilmente la storia della Chiesa. Quale impatto hanno nell'immaginario collettivo odierno il processo ai Templari e quello alle streghe?

"Beh, parlare dei Templari oggi è sicuramente un qualcosa che suscita grande curiosità. Pensiamo ancora una volta al cinema. Cito tra tutti Dan Brown ed il suo Codice da Vinci… ma anche il film di Pupi Avati e dei suoi Cavalieri che fecero l’impresa, o ancora a Le Crociate di Ridley Scott. La Chiesa oggi suscita molto interesse nell’opinione pubblica anche per i gravi scandali che l’hanno coinvolta e di cui spesso si è parlato a sproposito. Per aumentare un po’ le vendite, dico che il mio libro cerca di spiegare cosa significa “scandalo” nel diritto canonico e come la stessa Chiesa ha da sempre, a torto o a ragione, cercato di prevenirlo come il peggiore dei mali in quanto forma di esempio per coloro che non conoscevano quel tipo di peccato." 

Lei si professa Cristiano Cattolico. Alla luce dei suoi studi in Diritto Penale Canonico, come considera la Chiesa?

"Sicuramente un’Istituzione molto importante nell’esistenza di ogni essere che ha una fede religiosa."

Riguardo alla Chiesa attuale, trova che ci siano delle responsabilità da attribuirle?

"Sicuramente. La Chiesa ha avuto responsabilità nei confronti dei propri fedeli, molto spesso avendo agito non secondo l’insegnamento di Gesù Cristo. Ma non per questo bisogna puntare il dito, come molti oggi fanno, contro l’Istituzione ecclesiale. La Chiesa è composta da uomini e negli uomini esiste il bene, ma anche il male e i due concetti non sono opposti nel nostro animo, ma spesso si confondono portandoci a commettere ingiustizie e malvagità. Il peccato è parte dell’uomo. Importante è la consapevolezza che nessuno è esente da colpe. Ancora più importante è prenderne atto e pentirsi e cercare per l’avvenire di non cadere più in tentazione. Queste sono parole ovviamente non mie ma parafrasate dal Vangelo."

Concludendo, si ha l'impressione che nella nostra società il confine tra libertà e libertinaggio, tra diritto e dovere si vada assottigliando sempre più. Cosa pensa a riguardo?

"La contessa Marie-Jeanne Roland de la Platière arrestata e condannata a morte, mentre veniva condotta alla ghigliottina, passando dinanzi alla Statua della Libertà, pare abbia pronunciato la celebre frase: "Oh Liberté, que de crimes on commet en ton nom!". Molto più recentemente, passatemi la citazione, in una canzone dal titolo appunto “Libertà”, Albano canta Libertà, quanti hai fatto piangere. Senza te quanta solitudine. Perché queste due citazioni? Una del mondo storico e l’altra del mondo della c.d. canzonetta? "La libertà è un bene prezioso. Non dico nulla di nuovo. Però attenzione a non abusare del termine. La libertà è anche il peggiore dei nemici dell’uomo, quando in nome di essa si prevarica e non si rispetta il proprio prossimo. La mia libertà deve finire laddove inizia quella del mio simile. Pare che oggi tale concetto non sia molto condiviso, ritenendo di essere legittimati a fare qualunque cosa in nome di un decantato benessere personale, non rendendosi conto, magari anche inconsapevolmente, che il proprio benessere può ledere il nostro vicino, amico, fratello, coniuge, madre o padre. Per rispondere alla sua domanda: non facciamo mai diventare la nostra libertà un mezzo per giustificare il nostro libertinaggio."

Alla base dell'anarchia c'è  sempre la perdita di se stessi. Spesso una macabra rinuncia. Perdere se stessi è  una  delle peggiori condanne a cui ci porta una società che non ha a cuore le radici. È  delle persone che hanno un racconto da porgere Il dono di un filo che impalpabile raccorda tutte le  note dell'anima. Oggi abbiamo avuto il piacere di ascoltare le infinite sfumature che una persona di spessore riesce a trasmettere. Al dottor Clerici e ai suo molteplici progetti  i migliori auguri da parte mia e della Redazione.

 

Ippolita Sicoli
Ippolita Sicoli
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