L'INTERVISTA. Il location manager e i nuovi orizzonti del Cinema. Ne parliamo col dott. Ernesto Truncellito
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L'INTERVISTA. Il location manager e i nuovi orizzonti del Cinema. Ne parliamo col dott. Ernesto Truncellito

Il Cinema dalla sua nascita ci ha  abituati  a legare la realtà al visibile, convincendoci della sovrapposizione fino all'identificazione dei monomi realtà e verità.

Su questi la filosofia di tutti i tempi è  intervenuta cercando nelle sue contingenze temporali e culturali di risolvere quello che per alcuni si presenta come un ossimoro. Quanto ciò  che  la nostra mente rielabora sulla base di quanto riceve attraverso il senso della vista è  reale? E poi, è  possibile cogliere il Vero attraverso i sensi? Senza volermi addentrare in questo quesito di non facile soluzione, mi avvalgo della facoltà di aggiungere che nell'epoca moderna   la cultura dell'immagine impedisce di andare oltre anche nell'analisi e nella lettura dei fatti all'ordine del giorno. Il Cinema come tutte le varie espressioni artistiche costruite intorno al ruolo dell'immagine, ha dato vita a risposte diversificate, riflettendo il pensiero dei registi, espresso da ciascuno tramite le inquadrature e l'organizzazione scenica. Fondamentale è pertanto ricorrere a immagini chiare o al contrario, lavorare sul velato che richiede l’apporto del fruitore e della sua immaginazione. Sempre in base alle esigenze del regista.

Soffermandoci sul non visibile, ciò che vediamo in un film è solo una parte del lavoro che c'è dietro. Parallelamente a tecnici, parrucchieri e costumisti esistono altre figure professionali che non emergono in tutta evidenza dal film, eppure fondamentali. La figura nello specifico a cui mi riferisco è quella del location manager di cui poco si sa perché  poco menzionata. A parlarcene è il dott. Ernesto Truncellito, location manager. Originario dell'Alto Jonio  cosentino, è riuscito ad affermarsi per serietà, preparazione e professionalità, divenendo punto di riferimento importante all'interno del Cinema d'Autore,  meritando i consensi di veri maestri  della regia come Pupi Avati.


Dott. Truncellito, il suo lavoro di location manager nasce dalla sua collaborazione con il maestro Pupi Avati. È  così?

“Esatto. Fu lui ad assegnarmi questo ruolo. In realtà la professione di location manager ha origini molto lontane.”

Ce ne vuole parlare?

“Certo! La figura del location manager compare nel cinema negli anni Trenta e si afferma come una figura tecnica. Nel tempo ha sviluppato  il suo aspetto artistico che oggi è  quello preponderante.”

In che senso è  considerato una figura artistica?

“Oggi il location manager è una figura di rilievo e di fiducia all'interno del cinema. È colui al quale il regista affida la sceneggiatura del film. Pertanto il location manager deve entrare nella mente del regista e cogliere dalla sceneggiatura quegli aspetti sottesi che   meritano cura e attenzione. Il location manager è colui che sa decifrare e si rende interprete delle esigenze del regista e si adopera per concretizzarle.”

Dott. Truncellito, quindi è  anche un po' psicologo. Può  succedere che il location manager contesti la sceneggiatura che gli è stata sottoposta?

“No, questo no. Non conviene assolutamente e al location manager contestare, e al regista proporre una sceneggiatura sbagliata.”

Lo immagino. Quali caratteristiche deve possedere il location manager per essere considerato all'interno del mondo del Cinema?

“Innanzitutto deve essere molto acculturato. Possedere una valida preparazione in argomenti di storia e di arte perché  spesso è  chiamato a cooperare con lo scenografo.”


Dott.Truncellito, il location manager è  un  professionista dipendente o indipendente?

“Oggi è  una figura indipendente, contattata all'occorrenza dal produttore e dal regista.”

All'interno di uno stesso prodotto cinematografico ci può  essere più  di un location manager?

“Certo, succede. Quando un film viene girato in  luoghi diversi, si verifica la necessità di contattare due location manager da far lavorare in tempi distinti.”

Prima della collaborazione, si stipula un contratto col regista. Qual è il passo successivo?

“All'inizio il lavoro del location manager si svolge sul piano artistico. Alla lettura della sceneggiatura in modo molto accurato segue la questione di dove ambientare il film. A questo punto entra in gioco la trama di contatti per ottenere i permessi occorrenti. Se le scene devono essere girate in un museo, bisogna prendere appuntamento con il direttore e poi  chiedere l'autorizzazione al Mibact. In questo  lavoro devi mostrarti serio e credibile, altrimenti non vai avanti. Devi saperti rapportare con le istituzioni e anche con le famiglie nobili in possesso di residenze storiche”

A proposito delle famiglie proprietarie di dimore prestigiose, qual è  il  loro atteggiamento?

“In genere si mostrano ben disposte. Sono per lo più famiglie che coltivano al loro interno la passione per il Cinema.”

In base a quanto lei ha detto, si evince l'importanza di una fitta rete di contatti nel lavoro di location manager. Dico bene?

“Esatto. Bisogna mostrarsi sempre disponibili anche nel carattere, seri e affidabili.”

Qual e’ l'aspetto della sua professione  che più  l'affascina?

“Per come sono fatto io, quello dell'archeologo. Cerco sempre di mantenermi informato e di studiare molto le realtà antropiche, oltreché paesaggistiche, nascoste. Per esempio in Calabria ci sono antichi siti che conservano l'origine della nostra identità, come le grotte di Zungri e gli eremi “inaccessibili” dei monaci basiliani a cui mi sto tanto appassionando. Per cogliere il territorio nella sua completezza, interpello geologi e professionisti del settore. A Cosenza c'è il geologo, il prof. Gioacchino Lera con cui interagisco volentieri.”

Leggo nelle sue parole il suo entusiasmo e ne resto rapita, riconoscendomi appieno. Quanti location manager esistono in Italia? Siete in tanti?

“Purtroppo no, temo che non superiamo di molto la cinquantina. Molti si definiscono tale senza esserlo. Prima il lavoro del location manager era legato alle Film Commission, ora non più. Oggi esistono le agenzie che affittano le location alle produzioni, ma rappresentano puro marketing. Il vero location manager è  spinto dalla sua cultura e dal suo interesse personale verso questo  mestiere ed è  pertanto lui a muoversi per andare a cercare le ambientazioni giuste.”

Mi fa qualche nome di suoi colleghi?

“Certo! In Puglia c'è Marini che ha lavorato anche per Verdone, a Roma c'è Pappalardo che è  veneto e ha lavorato anche lui per Verdone e per tanti altri. Molti fanno come secondo lavoro il location manager e quindi con una certa superficialità. Lavorare a Roma purtroppo,  non è  semplice perché  esistono relazioni che definisco di nicchia, ambienti molto chiusi che portano avanti sempre gli stessi.”

Lei attualmente  ha dei progetti in corso?

“Dovrei, sempre come location manager,  lavorare per Tom Cruise nella zona di Trastevere. Sono in procinto di concludere un accordo con dei manager tedeschi che mi avevano contattato per una seconda location. Purtroppo  nel mio lavoro si guadagna a contratto. Quando lavoravo per le emittenti private era diverso. Sono stato anche in RAI come collaboratore e redattore della Fremantle Media.”

Dott. Truncellito, quella del location manager è  una professione attinente solo al mondo del Cinema?

“No, non solo. Io lavoro anche nell'ambito della musica. Spesso mi viene richiesto il luogo giusto dove ambientare concerti. Io lavoro molto in ambito ecclesiastico perché  spesso sono contattato per eventi di musica sacra inclusivi di progetti audiovisivi, e così  sfrutto il mio titolo specifico di musicologo.”

Al location manager spetta un tesserino di riconoscimento?

“No, fanno fede il curriculum e la credibilità.”

Lei ama del suo lavoro l'aspetto della ricerca per cui si sente oltre che psicologo anche archeologo con lo sguardo orientato verso l'Antropologia che mette in relazione l'uomo al territorio. Pertanto, uno dei suoi ultimi lavori che l'hanno visto impegnato in questa luce è il film Arberia che per lei ha un valore particolare, vero?

“Al film Arberia resto molto legato e la ringrazio per averlo richiamato all'attenzione in questa intervista. È un film prodotto a Cosenza dalla Open Field Production costituita da Fabrizio Nucci e Nicola Rovito che collaborano anche con la Calabria Film Commission. Questo è  un  film che non si sbaglia a definire d'autore per l'alta qualità della trama e di tutto. Al centro c'è la cultura arbereshe e l'inserimento difficile nelle comunità calabresi. La regista Francesca Olivieri, anche lei di origini arbereshe, si riflette negli umori e nei sentimenti della protagonista che prova profonda nostalgia per la sua terra d'origine.”

Lei, dott. Truncellito ha lavorato anche per la Calabria Film Commission, vero?

“Sì, bellissima esperienza  anche quella del film “Le nozze di Laura” di Pupi Avati. Il maestro non era ancora stato in Calabria e rimase molto colpito dai luoghi dell'Alto Jonio, che sono i luoghi delle mie radici, dalle colline solcate da torrenti e nastri d'acqua, al punto da dire che secondo lui Sergio Leone i suoi film avrebbe dovuto ambientarli li'.”

Bellissima questa considerazione del maestro Avati che io personalmente  ricordo sempre con grande stima e profonda ammirazione. Comprendo quanto lei sia legato a lui e alla sua famiglia. Ritornando alla Calabria, devo dire che, a differenza  delle altre regioni del Sud dove prevalentemente si girano film a carattere commerciale e commedie leggere, la Calabria  porta avanti un discorso di qualità, d'autore. Mi vengono in mente il film sulla vita di Moscati,  la fiction “Come una madre" con Vanessa Incontrada e Sebastiano Somma, a mio avviso un lavoro cinematografico fatto bene. Che ne pensa?

“Decisamente condivido quanto ha detto lei. La Calabria stimola qualità e film d'autore. Molto bello anche il film di Occhipinti ambientato in Sila. Speriamo che si continui su questa linea.”

Dott.Truncellito, lei è  molto attratto dalla spiritualità e dal senso del Sacro. Se le proponessero di collaborare a un documentario sui luoghi del mistero, accetterebbe?

“Eccome! ne sarei felicissimo, ma sempre e comunque nella veste di perlustratore e di “archeologo".”

Comprendo la passione e l'entusiasmo del dott. Ernesto Truncellito che ci ha spalancato un mondo che va ben oltre la dimensione burocratica e d'ufficio.
Il ruolo del location manager è  diventato imprescindibile. Nel cinema contemporaneo sempre più si va considerando il luogo in cui ambientare le scene. Il cinema contemporaneo guarda e si guarda attorno partecipando alla promozione turistica di un territorio. Regioni o territori prima sconosciuti, come la Puglia e alcune aree della Sicilia, sono stati scoperti grazie ai set cinematografici e innanzitutto per merito della sensibilità analitica del location manager.

Questa intervista è stata l'occasione per incontrare e apprezzare il dott. Ernesto Truncellito come professionista e come persona. A lui e alla sua attività i migliori auguri da parte mia e della Redazione.

 

Ippolita Sicoli
Ippolita Sicoli
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