L'INTERVISTA. La creativita' e il paradossale. Davide Guida e l'aspetto culturale del Cinema
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L'INTERVISTA. La creativita' e il paradossale. Davide Guida e l'aspetto culturale del Cinema

Oggi lamentiamo la crisi delle arti. Non può esserci arte se mancano gli strumenti culturali sulle basi dei quali impiantare la pluralità dei linguaggi artistici.

Non può esserci arte se manca la cultura e affinché questa si risollevi dalle sue condizioni di fosco torpore, è di fondamentale importanza ripartire dalla formazione degli individui perché rinascano persone. La carenza di qualità non sembra risparmiare il Cinema a detta di tutti precipitato in una condizione di letargo, incapace di farsi portavoce dei disagi della società e di contribuire al tempo stesso alla costruzione di una realtà diversa da quella che conosciamo. Tralasciando i soliti argomenti che vedono imputati la corsa agli intrallazzi politici e la mediazione di figure non proprio professionali all'interno dell'entourage cinematografico, il Cinema oggi stenta a decollare per carenza di idee e di quella capacità critica che predisporrebbe a un nuovo disegno della realtà. Il Cinema oltre a emozionare, dovrebbe plasmare la realtà, ridisegnarla sconfinando dai contorni di una logica che comprime e non apre ad altre soluzioni. La persona che sto per introdurre a proposito di questa intervista esula dai soliti cliché anche per le basi culturali che la contraddistinguono.

Davide Guida, informatico e programmatore prestato al cinema, ha sviluppato una visione nitida e chiara della realtà che gli consente di aprirsi a soluzioni alternative in chiave critica, come ben dimostrano i suoi lavori cinematografici.

Davide, lei oltre a occuparsi di computer è anche regista e sceneggiatore. Tiene a puntualizzare che i suoi sono lavori autoprodotti. Come mai questa precisazione?

“Sono lavori miei in tutto che non conoscono alcuna intermediazione, in una realtà che si presta ad essere bersagliata da manipolazioni di ogni sorta."

Questa sicuramente è una grande soddisfazione. Davide, come mai da informatico ha sviluppato la passione per il Cinema? Le rivolgo questa domanda perché comunemente si ritiene che quello cyber sia un mondo asettico, mentre quello del Cinema è o dovrebbe essere artistico e quindi creativo.”

“Dal mio punto di vista i due ambiti s'incrociano benissimo in quanto per lavoro mi trovo a collaborare col Ministero della Difesa. La mia è una ditta individuale che fornisce programmi d'informatica, si occupa di consulenza informatica e della produzione di video.”

Interessante. Su quale piano collabora col Ministero della Difesa?

“Non sono addentro ai programmi militari, mi occupo dello sviluppo di programmi contabili ma sempre e comunque riservati.” E sorride. “Il Ministero non concederebbe ad esterni d'intrufolarsi nelle sue attivita'".

Comprensibile. Lei ha la capacità di porgere al pubblico una lettura analitica e matura della realtà. Ha mai pensato di lavorare come documentarista?

“La lettura analitica della realtà deriva dall'impostazione scientifica che possiedo, pertanto il mio approccio alla realtà è di tipo razionale. Sono una persona con i piedi per terra, come si suol dire e pertanto la fantascienza non m'interessa. Proprio perché estremamente razionale, ho sviluppato la capacita’ di osservare con profondo senso critico, quindi dico che girare documentari non mi dispiacerebbe. Le dirò che, proprio alla luce di quanto sta accadendo a causa dell'epidemia, avevo pensato di lavorare a un documentario che raccontasse la gente comune e il suo approccio al problema.”

Davide, lei e’ un uomo di fede cattolica. Quanto l'argomento religioso è presente nei suoi lavori di sceneggiatore e regista?

“Sono cristiano ma sempre con atteggiamento critico non verso la Parola delle Scritture ma verso la Chiesa come istituzione. La Fede è un fatto privato e nei miei lavori preferisco che non compaia. Forse si ha la sensazione che traspaia da alcune espressioni tipicamente popolari come ad esempio “Che Dio ti benedica!”. Devo però aggiungere per onestà, che spesso gli attori di loro proposito preferiscono eliminarle dalle battute.” 

Entrando nel merito delle sue produzioni, sembra che lei prediliga i temi sociali e qui entra in gioco la sua capacità creativa. È cosi'?

“Si', creativa e più che altro interessata a dare un risvolto diverso dai soliti e che sia di taglio psicologico. M focalizzo sui turbamenti individuali e sulle crisi d'identità. Da questa prospettiva ho analizzato il fenomeno del bullismo presente in un mio lavoro nel quale emerge la personalità travagliata di chi bullizza.”

Lei ha nominato il fenomeno del bullismo, ma la stessa operazione lei conduce anche a proposito delle altre piaghe sociali come lo stalking e il rapporto malsano che si sviluppa tra padre e figlia. Dico bene?

“Si’, affronto ogni problema con originalita’, discostandomi dai soliti cliché.”

È interessante come in lei l'aspetto razionale si coniughi a quello creativo, senza scadere nella fantasia scollata dalla realtà, irragionevole. Giusto?

“Sì, Creatività per me significa aprire nuove finestre sull'interiorità dell'uomo. Tutto parte dall'uomo e si riconduce al suo interno. Pertanto direi che i personaggi che io tratto sono pirandelliani.”

Proprio su questo lei porge una sua lettura del fenomeno bullismo. Ce ne vuole parlare?

“Certo. Per me il bullismo e’ la conseguenza dei disaccordi ideologici e psicologici tra persone e proprio su questo aspetto vado a incidere. Per quanto riguarda lo stalking, lavoro sull'aspetto psicologico della vittima che si trasforma in carnefice. Pertanto piu’ che nella fantasia io opero nel paradossale.”

Si coglie una sua predisposizione alla scrittura per la capacita’ riflessiva che la contraddistingue. È così?

“Effettivamente io mi approccio al mondo del Cinema provenendo da quello della scrittura. Sono partito da ragazzo scrittore di racconti con la proiezione del cinema. Per qusto ho frequentato il Liceo Classico. Per me il cinema è proposizione del paradossale evidenziabile solo con un'analisi psicologica dei personaggi. Non a caso un mio professore a scuola mi disse che ero pirandelliano.”

Davide, lei ha creato diversi cortometraggi. Quali canali utilizza per la loro divulgazione?

“Il canale da me privilegiato per così dire, è YouTube che me li ha resi popolari al punto che fui contattato e chiamato a partecipare alla trasmissione di Rai2 condotta da Enrico Lucci. Il taglio di questo programma è di satira e questo potrebbe dare adito a pensare che ci avessero chiamati per la scarsa qualità del nostro prodotto. In realtà non è così, perché i video da Lucci selezionati sono sempre di qualità e su questa poi interviene il lavoro di satira.”

Lei si mantiene su una posizione scettica riguardo alla possibilità di contattare altri circuiti che potrebbero assicurare collaborazione e altro tipo di visibilità. Per quale altro motivo rispetto a quello puntualizzato all'inizio?

“Collegandomi a quanto da lei giustamente detto, aggiungo a proposito delle grandi produzioni che spesso la posizione consolidata e il nome risonante non sono garanzia di qualità. Questo non vuol dire che io mi sottragga a eventuali collaborazioni che respingerei solo nel caso in cui ci fosse il rischio di penalizzare nella qualità un mio prodotto. Io garantisco alta qualità a costi minimi e questo non a tutti conviene.”

Davide, lei è lo sceneggiatore e il regista del film “Un premio per la vita.” Ce ne vuole parlare?

“Certo! È un film della durata di 89 minuti incentrato sul rapporto tra un padre e la figlia bellerina, un rapporto non facile e che esplode nel momento in cui lui vuole che la ragazza concorra a un premio che sa vincerebbe per via del ricorso a mezzi non proprio legittimi.”

Il finale del film non lo sveliamo, sarà una sorpresa. Il maestro di danza è interpretato dall'attore Michele Ippolito. Al fianco di Michele Ippolito recita la figlia Laura, promessa stella della moda che mostra, alla sua prima esperienza cinematografica, una grande maturità attoriale insieme a Gabriele Amoresano anche lui nel cast comprensivo di sei ragazzi tutti molto volitivi e caparbi, giusto?

“Esattamente. Sono soddisfatto di come tutti hanno lavorato, per la serietà e per l'assiduità.”

Non è la prima volta che io mi confronti con il cinema indipendente di qualità, sfatando così l'opinione comune che con un buon budget a disposizione si possa costruire un buon film. Ciò in una società caratterizzata da un eccessivo protagonismo e da uno spirito imprenditoriale fondato non sulla competenza ma sull'abilita' di autopromuoversi. La scuola, la lettura e l'interpretazione attiva e partecipata della realtà sono ingredienti inconfutabili affinché dall'ingegno vulcanico di chi si mette in gioco venga fuori un lavoro degno di essere definito opera d'arte. Questa volta è Davide Guida a dimostrarcelo e con quella semplicità e spontaneità che caratterizzano le grandi menti.

A lui e ai suoi prossimi lavori i migliori auguri da parte mia e della Redazione.

 

Ippolita Sicoli
Ippolita Sicoli
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