I giovani e la disattenzione sociale ai tempi del Coronavirus
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I giovani e la disattenzione sociale ai tempi del Coronavirus

I giovani e la disattenzione sociale ai tempi del Coronavirus

l'Opinione
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Incomincia a sfuggire la comprensione di concetti elementari. La disconnessione dei pensieri è un grave campanello di allarme. Quanti ne hanno coscienza? Così come continua a espandersi la mentalità che confligge col pensiero naturalista, secondo cui nessuno è eterno sulla Terra. 

I giovani e la disattenzione sociale ai tempi del Coronavirus
I giovani e la disattenzione sociale ai tempi del Coronavirus

 

Impedire ai giovani di condurre una vita normale e di conseguenza di vivere, allo scopo di proteggere chi la sua vita l'ha fatta e vissuta ( ultraottantenni) è abominevole. 

Stiamo lasciando il deserto alle generazioni future... ma sì, tanto ci pensano gli immigrati a ripopolarci e a introdurre sani e intelligenti stili di vita. È questa la triste realtà che non tutti sono pronti a conoscere.

Ci impegniamo con presunzione a rendere eterni gli anziani, trascurando così i giovani che si ritrovano privati della socialità e dimentichi della conservazione delle radici, gli unici mezzi in nostro possesso per rendere eterni gli uomini. Mi rendo conto che a sempre più persone sfugga lo spirito della Cultura che è quello di coltivarsi partendo dalle origini, e un numero sempre maggiore va pertanto considerando i Grandi come Foscolo, erudizione morta.

Quanto detto emerge attraverso la forte speculazione mediatica operata sugli anziani da tutti considerati preziosi, al punto da essere finiti nelle discariche sociali come RSA o ospizi. Nella società dei ben pensanti in cui la solidarietà è occasione di autoproclamazioni e di denunce che servono solo a fare consenso, lo scivolone sui contenuti è facile. Tutti dicono, giustificano o all'opposto condannano, pur di prendere consensi. Gli unici a scomparire dal clamore mediatico sono i giovani accusati già da prima di essere d'intralcio alla società che li vede troppo inclini alla libertà e non facilmente manipolabili. La gestione irrazionale della pandemia ha difatti allargato la forbice tra gli anziani e le generazioni perdute che non trovano a riguardo alcuna collocazione fisica oltre che narrativa.

A parte i soliti proclami sciorinati nei talk show e l'attenzione rivolta al problema per il numero esponenzialmente in crescita tra i giovani di consumatori di droghe e stupefacenti già nella preadolescenza, nessuno sembra proporsi con soluzioni significative. Lo stesso procuratore Gratteri si è limitato a denunciare quanto sta avvenendo, avvertendo le autorità senza pronunciarsi sulle soluzioni. È chiaro che i nostri minori versino in una condizione di abbandono, e anche i più volenterosi nello studio sono precipitati in uno stato di apatia che è già depressione.

Cosa fare allora?

Sarebbe giusto che si creassero appositi contenitori culturali dove far interagire i giovani per fasce di età con gli anziani che hanno vissuto e superato avvenimenti anche dolorosi e inquietanti come quelli legati alla Seconda Guerra Mondiale e hanno quindi da porgere validi insegnamenti. La Tradizione per come viene intesa oggi è una sorta di decoro alla vita di ogni giorno. Ha perso la sua significativa importanza. Ogni quartiere dovrebbe avere un contenitore culturale per il confronto tra generazioni diverse, chiaramente in sicurezza e guidato da attori e personale pedagogico assistenziale in modo da rendere utile il dialogo.

Anche i vecchi ne trarrebbero vantaggio. Molti di loro rifiutano l'etichetta di persone fragili e vogliono sentirsi attivi in prima linea in questa battaglia contro il Covid.

Il punto è capire quanto le istituzioni intendano attivarsi e rendersi disponibili a soluzioni di cooperazione sociale tra generazioni. Loro che per prime tengono alla propaganda di una eroicità che lega i giovani a ciò che è fuori dall'ordinario e quindi degni di pregevoli onori e menzione da parte delle alte cariche dello Stato. Sarebbe giusto che invece eroi si sentissero coloro che non per portare medaglie al petto conducessero la loro battaglia ogni giorno a difesa di quei valori e principi che proprio chi ci governa vorrebbe calpestati.

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Ippolita Sicoli
Author: Ippolita SicoliWebsite: http://lafinestrasullospirito.it
Responsabile del Settore Cultura del quotidiano online "ilCentroTirreno.it"
Docente della Federiciana Università Popolare, Specializzata in Discipline Esoteriche, Antropologia, Eziologia e Mitologia, ha partecipato in qualità di relatrice a convegni e conferenze. Ha pubblicato le seguenti opere: “Il canto di Yvion - Viaggio oltre il silenzio” prima edizione Wip Edizioni 2003, seconda edizione Ma.Per. Editrice 2014. Il romanzo “Storia di Ilaria e della sua stella” Edizioni Akroamatikos 2008. La raccolta di racconti per ragazzi “Storie di pecore e maghi” Ed. Albatros 2010. Il romanzo “Il solco nella pietra” Editore Mannarino 2012. Il saggio antropologico “Nel ventre della luce” Carratelli Editore 2014.

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