Il commercio dei farmaci e la decadenza della Sanita'
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Il commercio dei farmaci e la decadenza della Sanita'

l'Opinione
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Il commercio dei farmaci e la decadenza della Sanita'
Il commercio dei farmaci e la decadenza della Sanita'

 

Le comodità del progresso ci hanno sgravati di ogni responsabilità, inclusa quella verso noi stessi. Il progresso l'abbiamo fatto diventare sinonimo di comodità anziché di civiltà legata alla cultura e all'azione del pensiero. Le comodità hanno sconfitto l'uomo, incutendogli il terrore di perdere quei margini conquistati in termini di allungamemento della vita e di superamento del dolore. E la medicina ha seguito di pari passo l'evolversi di queste nuove esigenze perdendo la capacità critica che un tempo l'avevano resa forte e credibile.

Col nuovo millennio il desiderio di lunga vita e serenità è diventato un'esigenza da assecondare a scapito della salute. I farmaci sono stati convertiti sempre più in integratori, seguendo l'onda della Naturopatia che andava dagli inizi degli anni Novanta sempre più affermandosi. L'OMS ha reagito e a dovere, scegliendo di infilarsi in tutte le organizzazioni mondiali che riguardassero non strettamente la salute, ma direttamente le interrelazioni economiche e politiche tra i vari gruppi finanziari e i relativi blocchi di alleanze prestabilite. La sanità nel tempo si è contestualizzata, abbracciando le politiche filo green, mostrando così di emanciparsi al passo delle esigenze della nuova società. È parso infatti che la nuova comunità europea stesse conferendo a tutto quella velocizzazione e semplificazione di rapporti che però è stata convertita e in fretta sul piano del virtuale. Dal 2000 i social hanno preso piede affermandosi ovunque e largamente, al punto da prendere il sopravvento sulle nostre singole vite, e facendo sì che le piattaforme emergenti orientassero persino il corso del destino individuale. Abbiamo rassegnato le nostre vite di sentimenti e relazioni anche professionali nelle mani di chi agendo oltre lo schermo e in modo del tutto invisibile, ha preso sempre più potere sulla nostra persona e sulla nostra identità. Identità è sinonimo di privato e oggi come oggi la dimensione privata è stata squalificata al punto che i controlli e le restrizioni consequenziali agiscono solo a seguito di standard fasulli che non tutelano in profondità gli individui.

È venuta meno la privacy come intimità e salvaguardia della dimensione privata e ce ne siamo accorti già quando è andata in onda la prima stagione del "Grande Fratello”, un programma sottostimato da tutti sul piano delle trasfornazioni e alterazioni che avrebbe prodotto.

L'individualità è diventata cartastraccia mentre l'individualismo ha guadagnato i suoi punti e cosa grave, anche in campo farmaceutico dove le terapie sono diventate sempre più fruibili ,senza alcun controllo preliminare sui pazienti. Il paziente di fatto è stato convertito in cliente e le farmacie hanno assunto sempre più l'aspetto di supermercati di lusso dove dentro trovi scarpe e bijoux, a volte persino borse e indumenti.

A tutto questo ingranaggio ha contribuito il padre dell'Europeismo italiano, ossia il professor Prodi da tanti tuttora considerato il miglior capo di governo degli ultimi decenni. Possibile mai? Come al solito, si passa per buoni se si fanno quelle piccole operazioni di risparmio a favore dei cittadini più comuni. L'abolizione della tassa sulle ricariche dei telefonini e la liberalizzazione delle farmacie sono bastati a porre sul podio il professore che ha tenuto ben nascoste all'opinione pubblica le sue manovre di consolidamento dei potentati mondialisti di cui solo Tremonti all'epoca parlava. Ne è conseguita l'asse Prodi Bonino che sul fronte dell'immigrazione ha portato ai risultati rovinosi che sono sotto gli occhi di tutti. Ossia, all'inserimento dell'Italia nella politica mondialista, alla svendita dell'Italia all'Eurozona, e non ultimo alla sudditanza della nostra salute al potentato OMS che intanto, ha esteso a macchia d'olio il suo potere.

La liberalizzazione delle farmacie se da un lato e in apparenza è risultata cosa buona, dall'altro ha concesso ai cosiddetti farmaci da banco di essere immessi sul mercato senza vincoli di alcun genere, quasi fossero caramelle, cambiando così il rapporto consumatore medicina e consumatore salute. Il farmaco è entrato di buon consumo nella vita di tutti, quasi fosse un prodotto di normale amministrazione e assolutamente innocuo, nonostante gli allarmi lanciati su più fronti dagli scettici nei confronti della nuova politica sanitaria in espansione. I farmaci da banco subdolamente hanno riconsolidato quel senso di fiducia allentato dalla Naturopatia nei decenni precedenti, preparando il terreno alle nuove campagne vaccinali e sollevando sempre di più i medici, specie quelli di base, dal senso di responsabilit nella cura dei disturbi ritenuti facilmente curabili.

Le farmacie si sono anch'esse adeguate ai tempi. I preparati galenici pochissime li producono e sempre compaiono in veduta nascosta, dando la precedenza al solito scatolame rifilato dalle ditte farmaceutiche. Per lo più riferiti alla cura della bellezza e della persona come fossero cosmetici, i prodotti galenici sopravvivono a stento in una realtà sociale in cui l'individuo nel trattamento delle terapie è stato sorpassato dalla medicina in termini universali, in quanto generalizzata e l'abuso dell'etimo "generico" in campo farmaceutico lo rivela.

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Ippolita Sicoli
Author: Ippolita SicoliWebsite: http://lafinestrasullospirito.it
Responsabile del Settore Cultura del quotidiano online "ilCentroTirreno.it"
Docente della Federiciana Università Popolare, Specializzata in Discipline Esoteriche, Antropologia, Eziologia e Mitologia, ha partecipato in qualità di relatrice a convegni e conferenze. Ha pubblicato le seguenti opere: “Il canto di Yvion - Viaggio oltre il silenzio” prima edizione Wip Edizioni 2003, seconda edizione Ma.Per. Editrice 2014. Il romanzo “Storia di Ilaria e della sua stella” Edizioni Akroamatikos 2008. La raccolta di racconti per ragazzi “Storie di pecore e maghi” Ed. Albatros 2010. Il romanzo “Il solco nella pietra” Editore Mannarino 2012. Il saggio antropologico “Nel ventre della luce” Carratelli Editore 2014.

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