La mascherina. Cos'altro significa??
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La mascherina. Cos'altro significa??

l'Opinione
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I sindaci calabresi urlano
I sindaci calabresi urlano "Siamo stati lasciati soli."

 

Sulle mascherine si è detto tanto e in primis che sono simbolo di sottomissione, nonché un invito ad accettare le costumanze musulmane. In effetti il tocco arabo c'è e non solo sul piano estetico.

Si vedono persone coperte al punto da apparire mummie o predoni del deserto, senza che ve ne sia una scientifica ragione. L'impronta araba c'è e dietro tutte le motivazioni pro mascherina, anche nell'ultima che mi accingo a illustrare e riguarda proprio la sua ipotetica funzione protettiva. Proprio su questo poggia tutta la rete della propaganda allarmistica di questi tempi, che ha alle spalle un retaggio antropologico e culturale davvero inquietante.

In Italia siamo soliti affidarci alla protezione di Santi ed entità angeliche e della compassionevole Madonna Madre di Dio. La tradizione della Romana Chiesa poggia su questi indiscutibili pilastri di Fede che lei ha utilizzato per espandersi e anche al fine di controllare i proseliti nella loro condotta privata. Qui in Italia però, accanto alle forme tradizionali e popolari di protezione, abbiamo imparato e a nostre spese anche le forme di protettorato legate a tradizioni cavalleresche deviate e alla tracotanza di feudatari e signorotti locali che in virtù del loro prestigio ricattano e abusavano.
Il protettorato si sviluppa da Sud verso Nord e proprio Manzoni con il suo "I promessi sposi" ne fa una storicistica denuncia a proposito della Milano spagnola del '600.

Il "protettorato" nelle sue accezioni più becere si diffonde con gli Spagnoli e i collegati baronati borbonici laddove frastagliato è il potere egemonico del sovrano o signorotto. Gli Spagnoli abili mercanti solidali con le forme di pirateria hanno a loro volta appreso tale usanza da Turchi e Arabi. Il protettorato è la via più subdola dell'affermazione delle Mafie che poggia sulla costrizione a tacere.

Nelle società mediorientale sceicchi e ricchi dignitari ricorrevano a soggetti pericolosi dalla fedina penale sporca per piegare alla loro sudditanza la volontà del popolo che veniva ricambiata attraverso facilitazioni meschine. "Io ti obbligo, in cambio ti proteggo". Per questa via si è arrivati alla Mafia quale sistema criminale ben articolato che poggia proprio sulla quiescenza del popolo. A suffragio di quanto appena scritto c'è proprio il termine mafia di provenienza araba,  che spiegherebbe il legame perverso e criminale tra il signorotto e il sottomesso.

Nei grandi imperi antichi e poco gestibili per la loro estensione, un forte ruolo aggregativo esercitavano i rappresentanti dell'imperatore figura centrale di tutto il vasto territorio, spesso manovratori di popolo violenti e arraffoni, come gli Imperi dell'Estremo Oriente testimoniano, oltreché quello russo. Più estesi erano i domini e più forti erano le pressioni esercitate sugli umili dai potenti vice. Il Giappone non è estraneo a questa realtà. Col crollo dell'aristocrazia nel secondo dopoguerra, ben tragicamente raccontato e vissuto sulla propria pelle dallo scrittore antioccidentalista Mishima, il Giappone ha vissuto una profonda crisi legata allo sradicamento dalla propria secolare e millenaria cultura, crisi mai pienamente risolta e colmata a tutt'oggi. Ed è proprio il fallimento della nuova cultura filoccidentale che ha portato agli estremi il fenomeno della Mafia giapponese, in apparenza contraddistinta da velleità nobili sul piano etico. Proteggere chi ti paga in assenza di un punto fermo a cui fare riferimento è il grande ricatto interiore che esprime appieno il vuoto culturale di una realtà di popolo ammodernatasi troppo in fretta e che mantiene un labile legame con la cultura degli antenati ancora osservata. Il ricatto subdolo come principio di sussistenza della mascherina ha dato vita a uno stratagemma di difesa di un'epidemia che proprio dall'Estremo Oriente è partita e che infiltrarsi poi capillarmente nelle esperienze di chiunque, ha finito per abbattere i confini tra il pubblico e il privato. Anche tra ciò che è giusto e ciò che non lo è, alimentata dall'ambiguità dei trascorsi storici di quelle terre che i popoli più lontani hanno fatto propri perché costruitisi sulle sabbie mobili di principi ed equilibri etico sociali.

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Ippolita Sicoli
Author: Ippolita SicoliWebsite: http://lafinestrasullospirito.it
Responsabile del Settore Cultura del quotidiano online "ilCentroTirreno.it"
Docente della Federiciana Università Popolare, Specializzata in Discipline Esoteriche, Antropologia, Eziologia e Mitologia, ha partecipato in qualità di relatrice a convegni e conferenze. Ha pubblicato le seguenti opere: “Il canto di Yvion - Viaggio oltre il silenzio” prima edizione Wip Edizioni 2003, seconda edizione Ma.Per. Editrice 2014. Il romanzo “Storia di Ilaria e della sua stella” Edizioni Akroamatikos 2008. La raccolta di racconti per ragazzi “Storie di pecore e maghi” Ed. Albatros 2010. Il romanzo “Il solco nella pietra” Editore Mannarino 2012. Il saggio antropologico “Nel ventre della luce” Carratelli Editore 2014.

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