La pandemia e i nuovi assetti organizzativi
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La pandemia e i nuovi assetti organizzativi

l'Opinione
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Giacomo Balla, Pessimismo e Ottimismo (1923; olio su tela)
Giacomo Balla, Pessimismo e Ottimismo (1923; olio su tela)

 

Per capire dove stiamo andando e quale orientamento si vuole imporre alla nostra società, dobbiamo abbandonare i vecchi stereotipi di criminalità organizzata e iniziare a vedere in termini nuovi anche ciò che si credeva fosse l'imbattibile status di mafia.

Premettendo che le tradizionali forme di criminalità sono tuttora in piena azione come ci dimostra la grande operazione contro la 'Ndrangheta e gli affari legati al mondo del petrolio, i nuovi orizzonti della emergente forma di trasgressione all'onestà non muovono dall'esterno dello Stato, ma partono e agiscono dal suo interno per ramificarsi in tutti i settori dell'agire umano e non solo imprenditoriali. I soldi non sono più una prerogativa che guarda al potere gestionale delle attività economiche e imprenditoriali, ma la conseguenza di un dirottamento di pensiero e quindi di costume, che investe l'essere umano in tutte le sue sfaccettature. Come le Mafie tradizionali, anche l'attuale assetto conferito al concetto di Stato che agisce tramite le istituzioni a lui facenti capo va a relazionarsi col piano emozionale dei cittadini, agendo e intervenendo sulla sensibilità alla paura. Il procuratore Gratteri ha fornito un'ottima analisi del fenomeno 'Ndrangheta in termini antropologico sociali, insistendo sulla sua forte ingerenza, proprio in quanto radicata sul connubio "paura e desiderio" che ha dato origine ai tessuti archetipici e mitologici umani. Nel tempo cambiano le espressioni degli archetipi ma non il meccanismo alla base che regola e fa dipendere l'uomo dal suo primordiale approccio al mondo circostante riflesso di quello interiore. Questo è quanto lo studioso Campbell ci ha trasmesso e che noi constatiamo anche a proposito delle nuove grandi organizzazioni criminali.

Il desiderio di vivere si scontra da sempre con la paura della morte e proprio su questo poggia la nuova tessitura di uno Stato il cui agire non ha a cuore il benessere dei cittadini. La paura della morte si tramuta nel cittadino in paura verso la trasgressione punita da un ordinamento politico istituzionale che tende a colpire chi si sottrae alla sua regia. "Bisogna aver paura di morire per vivere" è la base su cui articolare una serie di compromessi che si esprimono in giri lucrosi di finanziamenti, giustificati dalla nuova coscienza che ci vorrebbe malati a vita. Se un tempo ci si curava per vivere, oggi la tendenza è al ribaltamento di questo principio. Si vive per curarsi e quindi per nutrire chi specula sulla nostra esistenza. È preoccupante quanto questo principio stia producendo in termini di cultura sociale, progettando una realtà che pochi riescono con lucidità a intravedere. Sulle basi del suddetto principio stiamo organizzando un nuovo assetto urbano in cui le città saranno grosse strutture ospedaliere succhiasoldi per rassicurare chi si è lasciato irretire dalla nuova mentalità pandemica irradiata dai governanti. Il futuro investimento della politica sarà totalmente assorbito dalla ricerca sui vaccini e insisterà sul proliferarsi di grosse strutture ospedaliere. Di contro, la cultura di quei medici che sanno di poter curare a casa patologie ed epidemie, sottraendo così fette di potere alla nuova dittatura governativa sanitaria. Si sente spesso lanciare per tivù e non solo, espressioni contro l'attuale assetto ospedaliero e il mangia mangia di una politica che da decenni ha sperperato denaro pubblico senza pensare a investire nella sanità. Questo è vero e tutti siamo chiamati a prenderne atto. Altro però è dire apriamo centri vaccinali, creiamo nuovi reparti anti Covid, come se il nostro futuro fosse dipendente e governato dalle malattie. Attenti a non fare il gioco di chi vive per farsi sottrarre la libertà sulla paura di ammalarsi e di morire. Dovremmo riconcepire le città in altro modo e cambiare il nostro sguardo sul mondo, proiettandoci su realtà vivibili, comode ma con grandi spazi verdi e piazze dove poter incontrare gli altri e sviluppare rapporti umani utili a innalzare il sistema immunitario. Siamo gli uni legati agli altri, c'insegna la scienza e un individuo che vive in solitudine è destinato a perire subito. Una città secondo il modello sopra espresso curerebbe senza farci sentire malati e sottraendo posti agli ospedali, in primis quei lotti di potere a chi vorrebbe campare e costruire il proprio successo sulla infelicità altrui. Badiamo bene a non allontanarci da noi stessi e a non permettere di farci sottomettere nella prospettiva di una longevità fantomatica e privata del vero sapore della vita.

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Ippolita Sicoli
Author: Ippolita SicoliWebsite: http://lafinestrasullospirito.it
Responsabile del Settore Cultura del quotidiano online "ilCentroTirreno.it"
Docente della Federiciana Università Popolare, Specializzata in Discipline Esoteriche, Antropologia, Eziologia e Mitologia, ha partecipato in qualità di relatrice a convegni e conferenze. Ha pubblicato le seguenti opere: “Il canto di Yvion - Viaggio oltre il silenzio” prima edizione Wip Edizioni 2003, seconda edizione Ma.Per. Editrice 2014. Il romanzo “Storia di Ilaria e della sua stella” Edizioni Akroamatikos 2008. La raccolta di racconti per ragazzi “Storie di pecore e maghi” Ed. Albatros 2010. Il romanzo “Il solco nella pietra” Editore Mannarino 2012. Il saggio antropologico “Nel ventre della luce” Carratelli Editore 2014.

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