I Maneskin e il mito dei nuovi eroi
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I Maneskin e il mito dei nuovi eroi

l'Opinione
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Band Maneskin
Band Maneskin

 

Eccoli qui. Quattro ragazzotti. Tutto fuorché dei veri disadattati al nulla odierno. Neanche drogati intelligenti come coloro che hanno fatto la storia del rock. Un giorno di questi, li troveremo stesi e la colpa di chi sarà stata? Di certo di chi ha gonfiato il nulla. La celebrità va guadagnata con l'estro, l'ingegno, la creatività... non di certo a suon di scalpore senza senso.

È la nostra epoca. Abbiamo educato i giovani allo scandalo, a tirare fuori il peggio di sé e ce la prendiamo se qualcuno, vedendoci giusto, li accusa di essere di cattivo esempio o peggio ancora, dei drogati.

Oggi neanche più la droga ha un senso. Abbiamo rotto tutti gli argini e pretendiamo di essere ascoltati, capiti e anche difesi su comportamenti assurdi e ingiustificabili. È il prezzo da pagare per la celebrità immeritata e spinta da qualcuno che ha deciso di mandare a casa valori e principi.

Zitti e buoni? Io non ci sto. Eccoli i nuovi eroi rampanti odierni... dove sono più i capelloni anni Settanta che riproponevano a modo loro e in chiave originale il mito della conquista di territori nuovi e sconosciuti a tutte le rotte? Gli Ulisse, Enea della musica che rifondavano se stessi attraverso le note di armonie mai prima raggiunte o esplorate? La musica è un suolo che va conquistato e poi coltivato con cura. Non un deposito di oscenità o peggio ancora, la discarica dei nostri comportamenti bestiali. L'usa e getta nella musica non ha mai ripagato nessuno. Dovremmo ritrovare noi stessi e le cose necessarie da dire in chiave emozionale, perché la musica da sempre avvicina l'uomo alle sue tonalità più rarefatte e la materia pesante di cervelli vuoti non aiuta in questa operazione che dovrebbe essere di ricongiungimento dell'uomo alle sue più alte sfere spirituali.

Non è il caso di assolvere i giovani di oggi da ogni sbandamento. La semina è stata sbagliata, la formazione assente, ma quel poco di coscienza rimasta, nonostante i continui attacchi della tecnologia, dovrebbe frenare e anziché spingere giù dal precipizio, rinsaldare la Bellezza. Il punto è un altro. Che tanti campano su errori irrimediabili. Su azzardi e stili di vita insani. Troppe cosiddette menti. La subcultura mediatica porta l'acqua al mulino dei soliti ignoti. Anche la Giystizia autorizza lo scempio. Si combatte la droga con campagne di propaganda, dall'altro il mito dei nuovi eroi si nutre di dichiarazioni farlocche anti Covid come l'ultima rilasciata da Pregliasco a proposito dell'uso delle canne. È tutto una rovina. Non ci resta che invocare lo sfacelo assoluto per poi ricomporre le macerie e tirare su, si spera, un mondo diverso da questo. Nuovo e antico allo stesso tempo.

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Ippolita Sicoli
Author: Ippolita SicoliWebsite: http://lafinestrasullospirito.it
Responsabile del Settore Cultura del quotidiano online "ilCentroTirreno.it"
Docente della Federiciana Università Popolare, Specializzata in Discipline Esoteriche, Antropologia, Eziologia e Mitologia, ha partecipato in qualità di relatrice a convegni e conferenze. Ha pubblicato le seguenti opere: “Il canto di Yvion - Viaggio oltre il silenzio” prima edizione Wip Edizioni 2003, seconda edizione Ma.Per. Editrice 2014. Il romanzo “Storia di Ilaria e della sua stella” Edizioni Akroamatikos 2008. La raccolta di racconti per ragazzi “Storie di pecore e maghi” Ed. Albatros 2010. Il romanzo “Il solco nella pietra” Editore Mannarino 2012. Il saggio antropologico “Nel ventre della luce” Carratelli Editore 2014.

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