La nebbia della luce
Il sito "il Centro Tirreno.it" utilizza cookie tecnici o assimiliati e cookie di profilazione di terze parti in forma aggregata a scopi pubblicitari e per rendere più agevole la navigazione, garantire la fruizione dei servizi, se vuoi saperne di più leggi l'informativa estesa, se decidi di continuare la navigazione consideriamo che accetti il loro uso.

La nebbia della luce

Amore e Psiche
Typography
  • Smaller Small Medium Big Bigger
  • Default Helvetica Segoe Georgia Times
The evening of the deluge - joseph Mallord William Turner
The evening of the deluge - joseph Mallord William Turner

 

Siamo soliti associare la nebbia all'amorfo scialbore che è tenebra e contrario della luce. La nebbia è invocazione soffusa, muto sentire che abita un'altra dimensione della luce ed è in essa presente. La luce è nebbia. Pulviscolo che confonde a seguito dell'abbaglio feroce.

La luce è padrona e consente a chi essa sceglie di diventare entità. È il potere esplicitato dalla magia del Creato e pertanto regalità e potere esercitato dalla superficie irrorata dal sole. Eppure anche la luce serba un inaccostabile segreto. Eppure anche la luce esala la tenebra dell'inarrivabile e asperge la sua nebbia che è espressione delle forme viventi e dei loro limiti.

La luce come la nebbia espande aloni che esprimono i confini del loro agire. L'alone è mascherata partecipazione che richiama al desiderio di appartenenza che espande il suo potere nello spazio. L'alone è di chi lo determina e ancor più di chi lo percepisce e viene dall'uomo inteso come corona del dissolvimento delle forme. Oltre esso c'è la santità che è raggiungimento della luce pura. Oltre ad esso di è nella regione dello spirito, ragion per cui all'azione della luce corrisponde l'aureola della santità e della beatitudine angelica. Al di qua c'è il mondo terreno e transeunte dove domina il cangevole determinato dalla dinamica instabilità della vita legata alla dimensione del Creato. La nebbia ci ricorda i passaggi labili e sottili dalla tenebra alla luce e viceversa, e il cammino operoso dell'uomo che per merito del libero arbitrio sceglie la strada verso cui incamminarsi, il sentiero di luce o al contrario quello del buio. In tale prospettiva ogni cosa presente e determinata dalla Natura acquisisce un proprio luogo inteso come significato. La montagna è manto protettivo che sbilancia verso la dimensione astrale che è propria della luce. Le pianure al contrario, suggeriscono l'idea di permanenza che può essere travalicata dall'operosità umana in un senso o nell'altro. La montagna si fa simbolo di grandezza e del finito che contiene l'Infinito. È materia grave che trasmette la leggerezza dello spirito che tramite essa s'incanta, trascendendo il terreno.

 

Leggi la poesia: Pan di zucchero

 

Ho scritto e condiviso questo articolo
Ippolita Sicoli
Author: Ippolita SicoliWebsite: http://lafinestrasullospirito.it
Responsabile del Settore Cultura del quotidiano online "ilCentroTirreno.it"
Docente della Federiciana Università Popolare, Specializzata in Discipline Esoteriche, Antropologia, Eziologia e Mitologia, ha partecipato in qualità di relatrice a convegni e conferenze. Ha pubblicato le seguenti opere: “Il canto di Yvion - Viaggio oltre il silenzio” prima edizione Wip Edizioni 2003, seconda edizione Ma.Per. Editrice 2014. Il romanzo “Storia di Ilaria e della sua stella” Edizioni Akroamatikos 2008. La raccolta di racconti per ragazzi “Storie di pecore e maghi” Ed. Albatros 2010. Il romanzo “Il solco nella pietra” Editore Mannarino 2012. Il saggio antropologico “Nel ventre della luce” Carratelli Editore 2014.