Il sito "il Centro Tirreno.it" utilizza cookie tecnici o assimiliati e cookie di profilazione di terze parti in forma aggregata a scopi pubblicitari e per rendere più agevole la navigazione, garantire la fruizione dei servizi, se vuoi saperne di più leggi l'informativa estesa, se decidi di continuare la navigazione consideriamo che accetti il loro uso.
26
Mar, Mar
Annunci AdSense
article-top-ads-nut-art-001

Cosa si intende per disfunzione tiroidea e serve sempre il trattamento farmacologico?

Cosa si intende per disfunzione tiroidea e serve sempre il trattamento farmacologico?

Articoli Nutrizione
Typography
  • Smaller Small Medium Big Bigger
  • Default Helvetica Segoe Georgia Times

Quando possiamo parlare di disfunzione tiroidea?

Cosa si intende per disfunzione tiroidea e serve sempre il trattamento farmacologico?
Cosa si intende per disfunzione tiroidea e serve sempre il trattamento farmacologico?

 

Conoscere la ghiandola tiroidea e l’asse  ipotalamo-ipofisi-tiroide è fondamentale per capire le disfunzioni della ghiandola:  ma quando parliamo di problemi alla tiroide sappiamo di cosa stiamo parlando? In caso di innalzamento del valore del TSH è sempre necessario trattare farmacologicamente?

Molti pazienti che incontro quotidianamente nel mio studio mi dicono di avere problemi alla tiroide, ma fondamentalmente nessuno ha mai spiegato loro di cosa si tratta e come funziona. Cercherò di fare un po’ di chiarezza presentandola.

La tiroide è una piccola ghiandola situata nel collo di tipo endocrino, cioè produce alcuni ormoni che circolano nel sangue fino a raggiungere l’organo bersaglio, fungendo dunque da messaggeri biologici. Gli ormoni tiroidei agiscono su tutti i tessuti del corpo, per cui svolgono un ruolo di vitale importanza per la nostra sopravvivenza.

Come funzionano gli ormoni? Quando questi vengono rilasciati?

Il punto di partenza è l’ipotalamo, una regione del cervello, che riceve dal sistema nervoso i segnali che lo informano sull’andamento del nostro organismo, come la temperatura, la pressione sanguigna, i livelli di glucosio e alcuni ormoni che giungono dalla periferia. A questo punto, l’ipotalamo secerne un ormone di rilascio che arriva all’ipofisi,  posta sotto l’ipotalamo,  che è in grado di secernere ormoni che entreranno nel circolo sanguigno, e saranno in grado di stimolare la ghiandola (ad esempio la tiroide) a rilasciare altri ormoni. La collaborazione di queste tre ghiandole viene definita asse ormonale, il cui compito è quello di mantenere in omeostasi, ovvero in equilibrio, le funzioni biologiche.

Nello specifico quando arrivano le informazioni all’ipotalamo, questo libera nel sangue il TRH (Thyrotropin Realising Hormone) che arriva all’ipofisi, la quale a sua volta secerne il TSH (Thyroid Stimulating Hormone) o definito anche Tireotropina, che stimola la ghiandola tiroidea a secernere i suoi ormoni: la Tiroxina (T4) e la Triiodotironina (T3).

Perché sulle analisi del sangue si trovano spesso fT3 ed fT4 piuttosto che semplicemente T3 e T4?

La consonante “f” sta per “free”, che significa libero, cioè gli ormoni non sono legati da proteine e circolano liberi nel sangue ed hanno attività metabolica maggiore; mentre gli ormoni T3 e T4 sono quelli legati a proteine plasmatiche come l’albumina, la TBG (Thyroid Binding Globulin) e la transretina.

L’ormone T3 o triiodotironina è formato da tre unità di iodio e si forma sia a partire dalla Tireoglobulina e sia dall’ormone T4, grazie all’eliminazione di una molecola di iodio da parte degli enzimi deiodasi, che lo convertono in T3. È presente in minore quantità rispetto al suo precursore, ma ha un’attività metabolica maggiore, per questo motivo viene maggiormente dosata negli esami del sangue, perché esprime meglio l’attività della tiroide (ovviamente in forma libera- fT3).

A cosa servono questi ormoni? Qual è il loro compito una volta rilasciati?

Gli ormoni presenti in forma libera sono coinvolti in un processo che avviene all’interno delle nostre cellule, la catena respiratoria del mitocondrio, dove si produce l’energia che servirà al nostro organismo per le sue attività metaboliche sotto forma di ATP.  In presenza di fT3, quindi quando la tiroide è attiva, non tutta la catena sarà coinvolta nella produzione di ATP, ma parteciperà anche al processo di produzione del calore mediato dalle proteine disaccoppianti (UCP). In questo modo l’organismo produrrà meno ATP, quindi sarà meno coinvolto in processi che utilizzeranno energia (di sintesi), come ad esempio l’accumulo di grasso, contemporaneamente, però, produrrà calore che servirà per il mantenimento della temperatura dell’organismo, per questo motivo chi ha una tiroide funzionante tende ad ingrassare di meno, mentre se non è funzionante si hanno brividi di freddo anche quando le temperature esterne sono alte.

Cosa si intende per disfunzioni tiroidee?

Per prevenire eventuali disfunzioni della tiroide, è buona prassi eseguire delle analisi del sangue; i valori normali di questi ormoni riportati sul referto sono i seguenti:

  • T3 (Triiodotironina): 0,8-2 ng/ml
  • T4 (Tiroxina): 4,5-12 g/dl
  • FT3 (Triiodotironina libera): 3-6 pg/ml
  • FT4 (Tiroxina libera): 0,7-2,2 ng/ml
  • TSH (Ormone tireotropo): 0,5-4 U/ml

Questi sono i valori degli anticorpi:

Anticorpi anti-tireoglobulina (Anti-TG)      1-50 U.I./ml
Anticorpi anti-tireoperossidasi (Anti-TPO o Anti-microsomi)       1-50 U.I./ml

Quando il risultato del TSH è alterato non dobbiamo subito pensare ad una disfunzione tiroidea da trattare farmacologicamente, faccio un esempio: se il valore del TSH è più alto, questo mi sta ad indicare una condizione in cui l’ipofisi sta segnalando alla ghiandola tiroidea di lavorare maggiormente e non che la ghiandola stessa ha qualche problema.

Ma se il TSH è superiore ai valori soglia (0,5-4 U/ml), in presenza di sintomi clinici come stanchezza, sensazione di freddo ed aumento del peso, con una disomogeneità della ghiandola dopo aver fatto un’ecografia, guardando gli anticorpi anti-TG e a anti TPO, e  con valori bassi degli ormoni tiroidei (Ft3 ed Ft4) possiamo essere in una condizione di ipotiroidismo, se, invece, il valore del TSH è più basso rispetto ai valori normali, in presenza di sintomi quali perdita di peso, sudorazione, accelerazione del battito cardiaco e valori alti degli ormoni FT3 e FT4 questo può indicare una condizione di ipertiroidismo.

Come si cura l’ipotiroidismo? È sempre necessario somministrare dei farmaci?

In situazioni di ipotiroidismo solitamente si consiglia al paziente di assumere la Levotiroxina, l’ormone creato in laboratorio piuttosto che dal nostro organismo per far funzionare normalmente la tiroide. Ma quando è necessario?

Se i valori di FT3 e FT4 sono nella norma ed il TSH si trova al di sotto delle  10 U/ml,  in questo caso non va fatto alcun trattamento come ci suggeriscono le linee guida, se superiore a 10 U/ml allora bisogna valutare bene la situazione, valutando come sia i sintomi clinici che strumentali.

Purtroppo, però, le linee guida stilate dall’ATA (American Thyroid Association)  sono trascurate da diversi endocrinologi che consigliano il farmaco anche quando non vi è la necessità ed i pazienti assumono ormoni senza valutarne le conseguenze. Non dimentichiamoci del fatto che giornalmente evitiamo l’introito di ormoni con la carne, allora perché li assumiamo direttamente per bocca in pillole ?

Cosa cambia, inoltre, in queste nuove linee guida?

Il loro scopo è stato quello di rivedere la terapia con Levotiroxina, se necessario usarla, come usarla ed in che dosi a seconda del paziente preso in esame. La terapia deve avere tre obiettivi principali: risolvere i sintomi ed i segni delle disfunzioni tiroidee, ottenere valori normali di TSH ed evitare il sovradosaggio dei farmaci.

Nei soggetti anziani, ad esempio, la terapia con Levotiroxina in caso di ipotiroidismo può essere iniziata a dosi più basse perché i livelli di TSH sono più elevati che nei più giovani; inoltre, gli anziani sono più suscettibili agli effetti negativi dell’eccesso di ormone tiroideo, per cui in questa popolazione è essenziale evitare la tireotossicosi iatrogena, cioè provocata dal farmaco.

I bambini con ipotiroidismo manifesto dovrebbero ricevere la terapia sostitutiva con LT4 per normalizzare i parametri biochimici e far regredire segni e sintomi. La gestione della disfunzione tiroidea nei bambini è simile a quella negli adulti, con la differenza fondamentale che nel bambino la funzione tiroidea normale è un requisito importante per la crescita e lo sviluppo.

Per l’adulto, come ho spiegato prima, il trattamento non è generalmente consigliato quando il TSH è  al di sotto di 10 mIU/L in condizione normale dei valori di FT3 ed FT4 ed in assenza di disturbi clinici.

Non è utile né opportuno somministrare levotiroxina ai pazienti eutiroidei, cioè pazienti in cui la tiroide funziona perfettamente; talvolta tale ormone viene somministrato per accelerare il metabolismo, ma è stato dimostrato come questa mossa non faccia perdere massa grassa, circonferenza o migliori le prestazioni fisiche.

Perché frustare una tiroide ad andare più veloce se questa funziona regolarmente? Come spiega scrive il dott. Luca Speciani , dare levotiroxina al paziente è come far andare una macchina ancora più veloce su stradine tortuose di montagna. Bisogna capire perché la macchina ha abbandonato la strada dritta per prendere invece la strada tortuosa della montagna. Il problema come sempre è da risolvere a monte e non a valle con la somministrazione di un ormone.

 

Ho scritto e condiviso questo articolo
Francesco Garritano
Author: Francesco GarritanoWebsite: http://ilcentrotirreno.it/nutrizione/
Responsabile Scientifico del Supplemento NUTRIZIONE del quotidiano online "ilCentroTirreno.it"
Biologo Nutrizionista e Professionista GIFT. Studio, Passione ed Esperienza per il benessere fisico-psichico dei miei pazienti! Nel 2003 conseguo la mia prima laurea in Chimica e tecnologia farmaceutiche, voto 110 su 110 e lode, con tesi di laurea in Biochimica Applicata che diventa pertanto la prima importante esperienza in campo farmaceutico. Nel 2007 ritorno “sui libri” per conseguire nel 2009 la seconda laurea in Scienze della Nutrizione con voto 110 su 110 e lode. Il passo seguente è l’abilitazione per avviarmi da subito alla professione di biologo nutrizionista. L’inizio di questa nuova avventura coincide con la seconda professione di docente e relatore in vari convegni su tutto il territorio nazionale, in quanto responsabile scientifico della NutriForm, società di formazione ed eventi.

Ti potrebbero interessare anche:
home-2-ads-nut-cca-001