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Il microbiota intestinale può influenzare l salute tiroidea?

Il microbiota intestinale può influenzare l salute tiroidea?

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Il microbiota intestinale controlla numerose funzioni interne del nostro organismo, ma anche è responsabile di malattie infiammatorie, problemi a livello ormonale e tanto altro ancora. L’importante è prendersi cura di esso per ottenere benefici risultati sul proprio corpo. Come fare? Vi invito a leggere questo articolo che ho scritto per voi!

Il microbiota intestinale può influenzare l salute tiroidea?
Il microbiota intestinale può influenzare l salute tiroidea?

 

Microbiota e tiroide

Nel momento in cui soffriamo di una patologia tiroidea, come dico spesso ai miei pazienti e come ho scritto sul mio libro uscito di recente “La dieta anti-infiammatoria”, occorre agire a monte e non a valle del problema, bisogna sempre indagare fino ad arrivare alla radice del problema e alle cause che scatenano la malattia. Tra le tante cause che possono contribuire alla malattia, ritroviamo anche quelle di derivazione intestinale: intendo dire che il microbiota intestinale può avere influenza sulla ghiandola tiroidea, scatenando fenomeni di infiammazione ed alterazione della funzionalità della tiroide stessa. Ma come?

Numerosi sono i fattori che possono incidere sulla salute della ghiandola, come l’ aumento della permeabilità intestinale. A dimostrarlo è lo studio di Fasano, incentrato sul ruolo della funzione della barriera intestinale compromessa nella patologia autoimmune. La barriera epiteliale intestinale, con le sue giunzioni strette intercellulari, controlla l’equilibrio tra tolleranza e immunità a determinate sostanze: quando arrivano in circolo fino alla tiroide sostanze immunogeniche direttamente dall’intestino infiammato, ciò può portare alla produzione di citochine (Th1 e Th17) che cronicizzano  il processo infiammatorio autoimmune.

Microbiota e ghiandole

Come ho già parlato in un precedente articolo su come la salute del nostro intestino può incidere sul sistema endocrino, affinché le ghiandole del nostro organismo funzionino bene, è necessario che vi sia un buon assorbimento intestinale dei nutrienti. Infatti, elementi come lo iodio e il selenio, fondamentali per la salute della tiroide, vengono assorbiti dall’organismo tramite i villi intestinali, che sono la struttura funzionale di assorbimento che caratterizza l’intestino. Quando si presenta un’infiammazione intestinale, come per esempio nella disbiosi, i villi si atrofizzano e non sono più in grado di assorbire nutrienti essenziali per l’organismo umano. A causare problemi alla ghiandola tiroidea è proprio il Liposaccaride (LPS), che fa parte proprio dei batteri patogeni presenti in quantità anomale nella disbiosi intestinale. Esso è un componente della parete cellulare dei batteri. Nel momento in cui l’intestino diventa permeabile, l’LPS può infiltrarsi nel flusso sanguigno danneggiando la tiroide. Come agisce l’LPS? Va a diminuire uno speciale enzima, l’enzima deiodinasi, che è deputato alla produzione di T3 libero che va in circolo, la forma attiva dell’ormone tiroideo (perché T4 è la forma inattiva dell’ormone). Mentre, contrariamente, la metabolizzazione degli acidi biliari prodotti nella cistifellea da parte dei batteri intestinali aumenta l’attività di questo enzima.

Tutti quei batteri della flora intestinale vanno ad influenzare direttamente la patogenesi di numerose patologie, dall’obesità alle malattie infiammatorie intestinali fino alla sclerosi multipla, quindi naturalmente anche il loro impatto sugli organi del sistema endocrino è oramai noto e risaputo. Si è visto tuttavia che vi è anche un collegamento fra l’alterazione delle funzioni della tiroide e il microbiota intestinale nel momento in cui vi è un fenomeno di disbiosi intestinale .

Questo perché, nelle colture fecali, sono stati rilevati bassi livelli di bifidobatteri e lactobacilli mentre vi erano numerosi batteri da Enterococco in alcuni soggetti affetti da ipertiroidismo, evidenziando quindi il collegamento fra tiroide e microbiota intestinale. Nei soggetti invece affetti da ipotiroidismo autoimmune, è stato visto ugualmente che l’alterazione del microbiota intestinale ha avuto un’influenza sostanziale nelle patologie autoimmuni: questo perché è stato rilevato anche grazie ad esperimenti sugli animali che, in condizioni particolari dove il microbiota intestinale non era costituito dalla flora batterica benefica, essi hanno sviluppato ghiandole tiroidee più piccole rispetto ai campino biologici di cui invece ne erano provvisti.

Microbiota e alimentazione

In modo particolare, i batteri della flora batterica intestinale producono acidi grassi importanti per la salute del nostro organismo, per contrastare differenti patologie anche infiammatorie: questi acidi grassi sono: l’acido acetico, l’acido propionico, l’acido butirrico e l’acido valerico. Per indurre i batteri a produrre tali sostanze, è necessario ricordarsi di inserire nella dieta sostanze quali:

  • inulina (come aglio, porri, carciofi, cipolle, asparagi);
  • i FOS (fruttoligosaccaridi contenuti per esempio nelle banane, nell’aglio e nei carciofi);
  • la pectina (mele, albicocche, carote, ecc…);
  • la gomma di guar (estratta dai bacelli omonomi);
  • l’arabinoxilano (nella crusca di farro);
  • l’aceto (qualsiasi aceto, come quello di mele a crudo);
  • i cibi e le bevande fermentate;
  • i grassi (olio di oliva extravergine, olio di cocco…).

Fonti bibliografiche:

  • Mark L. et al. A healthy gastrointestinal microbiome is dependent on dietary diversity. Greenway, Molecular Metabolism.
  • Köhling HL et al. The microbiota and autoimmunity: Their role in thyroid autoimmune diseases. Clin Immunol. 2017 Oct;183:63-74.

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Francesco Garritano
Author: Francesco GarritanoWebsite: http://ilcentrotirreno.it/nutrizione/
Responsabile Scientifico del Supplemento NUTRIZIONE del quotidiano online "ilCentroTirreno.it"
Biologo Nutrizionista e Professionista GIFT. Studio, Passione ed Esperienza per il benessere fisico-psichico dei miei pazienti! Nel 2003 conseguo la mia prima laurea in Chimica e tecnologia farmaceutiche, voto 110 su 110 e lode, con tesi di laurea in Biochimica Applicata che diventa pertanto la prima importante esperienza in campo farmaceutico. Nel 2007 ritorno “sui libri” per conseguire nel 2009 la seconda laurea in Scienze della Nutrizione con voto 110 su 110 e lode. Il passo seguente è l’abilitazione per avviarmi da subito alla professione di biologo nutrizionista. L’inizio di questa nuova avventura coincide con la seconda professione di docente e relatore in vari convegni su tutto il territorio nazionale, in quanto responsabile scientifico della NutriForm, società di formazione ed eventi.

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