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Iperestrogenismo e danni alla tiroide: un’importante correlazione!

Iperestrogenismo e danni alla tiroide: un’importante correlazione!

Articoli Nutrizione
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L’abbondante somministrazione di terapie di estrogeni, ma anche fenomeni dovuti a una prevalenza estrogenica nell’organismo, sono fattori che sono in grado di indurre un forte contributo negativo ai fenomeni da autoimmunità. Quali sono i meccanismi alla base? Vi invito a leggere l’articolo che ho scritto per voi!

Iperestrogenismo e danni alla tiroide: un’importante correlazione!
Iperestrogenismo e danni alla tiroide: un’importante correlazione!

 

Estrogeni e tiroidite

Sono molte le donne che durante la visita mi dicono di avere disfunzioni ormonali correlate alla tiroidite di Hashimoto. Non a caso, l’aumento delle disfunzioni endocrine in diffusione ai giorni d’oggi ha evidenziato ancor di più l’associazione tra variabilità del flusso estrogenico e tiroidite di Hashimoto.

L’uso di terapia estrogenica nelle patologie che possono colpire il sesso femminile ha delle ricadute salutistiche da prendere in considerazione. Possono essere utilizzati per il trattamento dei disturbi della menopausa, compresa la prevenzione della rarefazione e dell’indebolimento delle ossa (osteoporosi), e per altri disturbi dell’apparato genitale femminile.
L’elevato flusso estrogenico e le disfunzioni tiroidee infiammatori condividono alcune caratteristiche comuni, quali l’aumento dell’infiammazione e quindi dell’adiposità, l’aumento della resistenza all’insulina,  la produzione leptinica e l’autoimmunità squilibrate.

Iperestrogenismo e meccanismi alla base dell’autoimmunità

L’autoimmunità tiroidea è aumentata nei pazienti che fanno uso eccessivo di terapie estrogeniche o che hanno una forte dominanza estrogenica nell’organismo. Le persone che sono già predisposte all’autoimmunità e che fanno massiccio uso di terapia estrogenica, hanno livelli di anticorpi tiroidei più elevati, volumi tiroidei più ampi e la tiroide è più ipoecogenica. Tali soggetti hanno un maggiore rapporto estrogeno-progesterone, in cui il valore degli estrogeni circolanti rimangono invariati mentre i livelli di progesterone sono più bassi. L’iperestrogenismo è stato proposto come una spiegazione per l’insorgenza di aumentate malattie autoimmuni nelle donne rispetto agli uomini. Andando più nel tono scientifico, per spiegare ciò bisogna dire che i recettori estrogenici hanno un’azione proliferativa sui linfociti B e i recettori degli estrogeni sono presenti anche sulle cellule T e sui macrofagi.

Inoltre, la leptina aumentata svolge un ruolo importante nella dinamica patologica di questo processo. Come ho ribadito più volte, la leptina è un ormone prodotto dal tessuto adiposo che controlla numerosi assi metabolici. Quando si ha una forte dominanza estrogenica nell’organismo, si è in uno stato di sovrappeso e anche obesità. Abbondando il tessuto adiposo, aumenta sia lo stato di infiammazione, che richiama autoimmunità, sia anche la produzione della leptina stessa, ed un cattivo flusso di leptina sregola gli assi metabolici dell’organismo, apportando così anche disfunzioni tiroidee. Per capirci bene, nello scientifico, elevato tenore leptinico come risultato di aumentata adiposità, aumenta la secrezione di TRH dall’ipotalamo tramite Janus attivando chinasi-2 / trasduttore di segnale e attivatore del fattore di trascrizione 3. L’aumento del TSH induce nuovamente la proliferazione degli adipociti attraverso i recettori del TSH sugli adipociti. La leptina inoltre media l’autoimmunità inducendo preferenzialmente le cellule T effettrici e le cellule T del regolatore di down-regulation.

Estrogeni e tiroidite: soluzioni naturali

Agire sull’alimentazione riducendo i livelli di infiammazione da cibo con una dieta di rotazione settimanale personalizzata sul proprio profilo alimentare è uno dei meccanismi più utili per agire stimolando il metabolismo in modo da modulare la resistenza insulinica periferica e mobilizzare le funzioni endocrine ormonali.

Quindi, avere delle abitudini alimentari il più possibile corrette nella propria quotidianità è uno stimolo positivo anche per il benessere della nostra mente e controllare l’infiammazione, sia rispettando il proprio profilo personale che tramite un corretto stile di vita, non può che essere di ulteriore supporto per vivere una vita non solo sana, ma anche serena. Ricordiamoci che è molto importante ridurre gli zuccheri semplici, le farine raffinate, ed evitare tutto ciò che possa sviluppare insulino-resistenza e sviluppo di infiammazione da cibo. Alternare nella propria dieta fonti di proteine quali pesci e uova in prevalenza, a seguire carni bianche e frutta secca, e cercare di evitare tutti quei cibi che aumentano il grado di infiammazione e lo squilibrio estrogenico. E’ essenziale l’associazione di tanta frutta  verdura, prevalentemente crude, piena di sostanze anti-ossidanti, minerali e vitamine, ed è inoltre importante integrare omega-3, anti-infiammatorio naturale, e bere più di 2 L di acqua al giorno. Infine, cereali integrali, tuberi e legumi contenenti proteine a scarso valore biologico, ma ricchi in fibre, ferro e calcio e fondamentali a fornire energia, con un basso impatto sull’andamento glicemico giornaliero. Inoltre, fare attività fisica costantemente ogni giorno è di fondamentale importanza in questo contesto fisio-patologico.

Vi ricordo che è uscito il mio secondo libro su “La dieta anti-infiammatoria”, in cui c’è scritto tanto e molto altro a proposito della salute tiroidea e della correlazione con le patologie endocrine, pertanto vi invito a visitare il mio sito www.francescogarritano.it , andare nella sezione e-commerce per prendere possesso del mio nuovo libro.

Fonti bibliografiche:

  • Cutolo M. et al. Estrogen metabolism and autoimmunity. Autoimmun Rev. 2012 May;11(6-7):A460-4.

     
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Francesco Garritano
Author: Francesco GarritanoWebsite: http://ilcentrotirreno.it/nutrizione/
Responsabile Scientifico del Supplemento NUTRIZIONE del quotidiano online "ilCentroTirreno.it"
Biologo Nutrizionista e Professionista GIFT. Studio, Passione ed Esperienza per il benessere fisico-psichico dei miei pazienti! Nel 2003 conseguo la mia prima laurea in Chimica e tecnologia farmaceutiche, voto 110 su 110 e lode, con tesi di laurea in Biochimica Applicata che diventa pertanto la prima importante esperienza in campo farmaceutico. Nel 2007 ritorno “sui libri” per conseguire nel 2009 la seconda laurea in Scienze della Nutrizione con voto 110 su 110 e lode. Il passo seguente è l’abilitazione per avviarmi da subito alla professione di biologo nutrizionista. L’inizio di questa nuova avventura coincide con la seconda professione di docente e relatore in vari convegni su tutto il territorio nazionale, in quanto responsabile scientifico della NutriForm, società di formazione ed eventi.

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