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Diverticoli, diverticolosi e diverticolite: come approcciarsi al problema

Diverticoli, diverticolosi e diverticolite: come approcciarsi al problema

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Diverticoli che danno problemi all’intestino? Molto spesso il problema può dipendere sia da aspetti genetici, ma anche da fattori alimentari e dallo stile di vita: per questo ho deciso di scrivere questo articolo per voi, in modo da chiarire questi aspetti e cercare una soluzione in più da adottare in merito al problema. Buona lettura!

Diverticoli, diverticolosi e diverticolite: come approcciarsi al problema
Diverticoli, diverticolosi e diverticolite: come approcciarsi al problema

 

Diverticoli: che cosa sono

Nelle ultime visite che ho condotto al nord Italia, mi è capitato di avere a che fare con alcuni pazienti i quali mi hanno comunicato di soffrire di diverticoli infiammati. Il problema relativo ai diverticoli è ampiamente conosciuto, ma vengono tuttavia trascurati alcuni aspetti da non sottovalutare, in correlazione con la patogenesi della stessa.
La diverticolite del colon è una patologia che colpisce frequentemente i Paesi industrializzati. Il motivo per cui ho avuto interesse a scrivere il seguente articolo è che, alla base della patologia diverticolare, oltre ad una certa predisposizione genetica, ritroviamo delle radici proprio negli errori alimentari: viene, infatti, molto spesso fatta una dieta troppo ricca di grassi e zuccheri e troppo povera di acqua e fibre.

Innanzitutto chiariamo cosa sono i diverticoli e le patologie associate a questo termine.

I diverticoli del colon sono delle estroflessioni, delle insenature che si vengono a creare lungo le pareti dell’intestino. Dico dell’intestino perché, anche se la loro formazione può interessare tutto il tratto gastro-intestinale, la zona più colpita dalla malattia è proprio il colon. Si possono distinguere i diverticoli di natura congenita e di natura acquisita: i primi si possono ben distinguere in quanto la loro formazione interessa la parete muscolare, mentre nel secondo caso la formazione riguarda proprio la tonaca mucosa e sierosa dell’epitelio intestinale.

Ora che abbiamo definito i diverticoli, si può dare una terminologia più specifica alle condizioni morbose di nostro interesse: cos’è la diverticolosi e cos’è la diverticolite?

Diverticoli: diverticolosi e diverticolite

La diverticolosi non è altro che la presenza di questi diverticoli a livello intestinale, molto spesso non dà sintomi, non è interessata da infiammazione e non è da considerarsi proprio come una malattia. Quando, invece, i diverticoli si infiammano, il quadro clinico si evolve dalla diverticolosi alla diverticolite, ovvero il processo infiammatorio che dà i caratteristici sintomi fastidiosi dei diverticoli intestinali. Essi sono, infatti, responsabili dei sintomi e delle complicanze della malattia diverticolare.

Vi starete chiedendo quali siano i soggetti più esposti alle patologie diverticolari. Consideriamo innanzitutto che il gruppo di popolazione coinvolto nelle patologie dei diverticoli ha un’età compresa tra i 40 ed i 55 anni, mentre nella fascia compresa tra i 70 e gli 80 anni l’incidenza della diverticolosi raggiunge quasi il 70-80% della popolazione. Bisogna ricordare, però, che i soggetti con un maggior numero di complicanze sno quelli a cui la patologia diverticolare si manifesta già nell’età più giovane, in quanto va ad elevarsi il rischio di conseguenze negative, di complicanze, di infiammazione e addirittura di ulcerazione. La cosa più preoccupante è che anche tra i più giovani si sta diffondendo il problema, in quanto le abitudini alimentari negative si stanno diffondendo a macchia d’olio tra la popolazione. Inoltre, le donne hanno circa due volte più probabilità di sviluppare diverticoli rispetto agli uomini.

Affinchè una diverticolosi si tramuti in diverticolite, è necessario che si verifichino delle condizioni particolari, caratterizzate da uno stile di vita precario, da un’alimentazione non controllata, da un elevato gradi di stress, ecc.

Diverticoli: sintomi della patologia infiammatoria

Come si presenta la diverticolite? Abbiamo detto che la diverticolosi, di per sé non genera significativi eventi sintomatologici, ma quando ciò accade è perché si è acceduti allo stato infiammatorio vero e proprio della diverticolite.
I sintomi della malattia possono essere numerosi e concomitanti:

  • sensazione di fastidio e dolore addominale
  • meteorismo, flatulenza
  • crampi addominali
  • dolori addominali generalmente localizzati nel fianco di sinistra
  • alterazioni dell’alvo con alternanza di stitichezza-diarrea
  • febbre e dolori addominali
  • complicanza emorragica (sanguinamento intestinale) nel 3-5 % dei pazienti

La complicanza più grave della diverticolite è la peritonite (infiammazione del peritoneo, una sorta di sacca che riveste la cavità addominale). I diverticoli infiammati  possono infatti rompersi rilasciando le scorie intestinali all’interno dell’addome. Per questo, quando non si può più intervenire in modo naturale, è necessario procedere con la prassi chirurgica.

Diverticoli: agire sullo stile di vita

Come ho detto poco fa, la prima cosa da tenere in considerazione quando si parla di diverticoli patologici è la regolarizzazione dello stile di vita: è necessario innanzitutto praticare regolarmente attività fisica, possibilmente in maniera quotidiana: l’attività fisica aiuta a mantenere tonici i muscoli della parete addominale, migliora la motilità intestinale e riduce il ristagno delle feci nei diverticoli; è inoltre necessario smettere di fumare e, se si è in sovrappeso o obesi, perdere peso. È consigliabile limitare gli alimenti che fermentano (formando gas) oppure quelli che stimolano eccessivamente le contrazioni intestinali (verdure a foglie larghe, i filamenti delle verdure…), ed è utile prestare particolarmente attenzione ai seguenti alimenti ed eliminarli solo se danno realmente disturbi:

  • Carni rosse, cibi grassi, cibi conservati;
  • Insaccati vari;
  • Sughi elaborati e cibi fritti;
  • Legumi;
  • Ortaggi come il cavolfiore, i carciofi, i porri, i broccoli;
  • Frutta secca (mandorle, noci, nocciole);
  • Frutta con semi (cachi, fichi, uva, kiwi);
  • Pomodori con la buccia;
  • Castagne e ciliegie;
  • Latte e latticini;
  • Verdure a foglia larga (lattuga, coste);
  • Verdure con fibre molto dure e filamentose (finocchi, carciofi, fagiolini), se si assumono meglio sminuzzati o centrifugati o cotti e passati al setaccio;
  • Bevande gassate, alcolici e superalcolici, perché irritano la parete intestinale;
  • The, caffè, cioccolato;
  • Spezie piccanti come pepe, peperoncino e curry.

Bisogna evitare di mangiare la frutta dopo i pasti perché causa gonfiore, è meglio farlo prima o lontano dai pasti. Bisogna bere molto durante il giorno, più di 2 L distribuiti durante tutta la giornata, assumere un’adeguata quantità di fibre, fondamentale per mantenere la regolarità intestinale, evitare l’assunzione di zuccheri semplici e dolcificanti, preferire metodi di cottura come: vapore, microonde, griglia o piastra, pentola a pressione, padella antiaderente; evitare la frittura e i bolliti di carne; è inoltre necessario alternare i cereali raffinati (pane, pasta, riso…) con gli analoghi integrali. Per quanto riguarda la frutta, è utile preferire mele (contenenti pectina), arance, pere, banane (ricche di inulina). La frutta va consumata cruda preferibilmente con la buccia (ben lavata) e ben masticata.

E’ utile ricordare che, durante la fase infiammatoria, quindi in presenza di diverticolite, le raccomandazioni dietetiche cambiano! E’ necessario sempre rivolgersi allo specialista in modo da seguire lo stato infiammatorio per tutto il suo decorso clinico.

Fonti bibliografiche:

  • Uno Y et al. Logical hypothesis: Low FODMAP diet to prevent diverticulitis. World J Gastrointest Pharmacol Ther. 2016 Nov 6;7(4):503-512.

Ho scritto e condiviso questo articolo
Francesco Garritano
Author: Francesco GarritanoWebsite: http://ilcentrotirreno.it/nutrizione/
Responsabile Scientifico del Supplemento NUTRIZIONE del quotidiano online "ilCentroTirreno.it"
Biologo Nutrizionista e Professionista GIFT. Studio, Passione ed Esperienza per il benessere fisico-psichico dei miei pazienti! Nel 2003 conseguo la mia prima laurea in Chimica e tecnologia farmaceutiche, voto 110 su 110 e lode, con tesi di laurea in Biochimica Applicata che diventa pertanto la prima importante esperienza in campo farmaceutico. Nel 2007 ritorno “sui libri” per conseguire nel 2009 la seconda laurea in Scienze della Nutrizione con voto 110 su 110 e lode. Il passo seguente è l’abilitazione per avviarmi da subito alla professione di biologo nutrizionista. L’inizio di questa nuova avventura coincide con la seconda professione di docente e relatore in vari convegni su tutto il territorio nazionale, in quanto responsabile scientifico della NutriForm, società di formazione ed eventi.

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