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Infertilità: perché non riesco più ad avere un bambino, cosa ho che non va?

Infertilità: perché non riesco più ad avere un bambino, cosa ho che non va?

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Infertilità e disagio psicologico: non è un problema da poco, né tantomeno poco diffuso. Nel silenzio tra le persone colpite, si diffonde questo trauma, che a volte può essere permanente, altre volte si può risolvere. Da cosa dipende? Ho spiegato tutto in questo articolo. Buona lettura!

Infertilità: perché non riesco più ad avere un bambino, cosa ho che non va?
Infertilità: perché non riesco più ad avere un bambino, cosa ho che non va?

 

Infertilità: un problema particolare

A quante persone tocca in prima persona il problema relativo all’infertilità? Che si tratti di un momento passeggero oppure di un problema più duraturo, è pur sempre una situazione che crea un enorme disagio nella persona.
Innanzitutto, in conseguenza al fatto che le esigenze personali, sociali, lavorative o formative della persona sono cambiate nel tempo, molto spesso si sta tendendo sempre più a rimandare all’età più adulta il desiderio di avere un figlio. Molte volte, soprattutto tra gli uomini, non ce ne si rende neppure conto subito di soffrire di questo problema, mentre per le donne il discorso è un po’ diverso, il più delle volte risulta un problema di seria importanza e che può destabilizzare molto il profili psicologico della persona stessa. A volte si parla di ritardi, più o meno lunghi, e davvero le possibilità di questi ritardi sono innumerevoli. A volte semplicemente si fanno troppi conti cercando il giorno perfetto. Se è vero che nel mese ci sono giorni di maggiore fertilità per una donna a volte sono difficili da identificare e concentrare tutti i rapporti solo in questa fascia temporale rischia di essere controproducente.

Infertilità: cause e meccanismi

Per prima cosa, iniziamo col dire che le cause dell’infertilità possono essere davvero numerose: si parla innanzitutto di cause genetiche, cause traumatiche, in conseguenza a determinate malattie, ma non solo. Vediamo che gli errori alimentari e  il forte stress psico-emotivo sono la principale causa di perdita della fertilità: le basse quote sistemiche di nutrienti, di minerali, vitamine e anche il forte disagio interno dello stress inducono il corpo ad evitare l’ovulazione e, con essa, il rischio di incorrere in una gravidanza, evento a elevato dispendio energetico, non sopportabile da un organismo debilitato. La carenza di condizioni essenziali per il benessere del corpo femminile obbliga l’organismo a pensare esclusivamente alla propria sopravvivenza e non certo a generare una nuova vita.

Purtroppo il problema relativo all’infertilità può essere anche una conseguenza indiretta di diete ipocaloriche, con assenza prolungata di carboidrati dalla dieta, tutti approcci alimentari in cui vengono limitate fortemente o addirittura escluse determinate categorie di cibi, provocato da un’ossessione verso la linea, con il risultato solamente di un danno funzionale all’interno dell’organismo. Tutti gli ormoni sessuali sono sintetizzati a partire dal colesterolo e che quindi diete che limitano eccessivamente i grassi possono rappresentare un motivo di calo della fertilità.

Le condizioni di stress e la cattiva alimentazione pregiudicano la comunicazione del sistema ipotalamo-ipofisi-gonadi, con risultato di incorrere nell’infertilità. Quando l’organismo della donna si trova in condizioni di normalità, il benessere fisiologico indirizza il corretto flusso della leptina all’asse ipotalamo-ipofisi, ovvero il GnRH ipotalamico segnala all’ipofisi di secernere l’FSH e l’LH, che vanno poi a stimolare le gonadi a secernere gli estrogeni, il progesterone, nei diversi momenti del ciclo mestruale.

Cosa succede al corpo della donna quando si è in una situazione di infertilità? Per prima cosa, si hanno ridotti livelli di LH (ormone luteinizzante) e ormone follicolo-stimolante (FSH), elevati livelli di cortisolo (l’ormone dello stress), riduzione dei livelli degli ormoni tiroidei (quindi rallentamento del metabolismo e meno consumo calorico, il corpo va in risparmio energetico), ridotti livelli di leptina e prolungata produzione di melatonina notturna. Inoltre, anomalie si rilevano nei livelli di prolattina sierica, estradiolo, ormone anti-Mulleriano, testosterone e deidroepiandrosterone solfato (DHEA-S).

Infertilità: punti di azione

Nel momento in cui il ginecologo ha diagnosticato l’infertilità, ed escluse le cause da anomalie strutturali, la cosa importante è procedere in modo naturale a risolvere il problema.
Tecniche di gestione dello stress, il riposo mentale e anche fisico, fare costantemente un’attività sportiva moderata, sono in primis sempre fattori importanti per riattivare le funzioni corporee e per i suoi benefici effetti sulla sfera nervosa.
Per quel che concerne l’alimentazione, dovranno innanzitutto essere corrette le eventuali carenze, in particolare di proteine, vitamine e minerali. Bisogna fare una colazione abbondante, con carboidrati, proteine, una parte liquida e della frutta; la frutta e verdura devono essere sempre presenti nei pasti, e un’ottima modalità di assunzione di frutta e verdura è rappresentata dai centrifugati (un paio di bicchieri al giorno). Ovviamente sono da privilegiare i vegetali freschi, di stagione e possibilmente biologici.

Altrettanto importante è l’eliminazione dei cibi nocivi come quelli raffinati (zucchero, compreso quello di canna, farina bianca, riso brillato ecc.), i prodotti industriali e “cibi spazzatura” ed assicurarsi ad ogni pasto le giuste proporzioni tra carboidrati, proteine e fibre, per raggiungere facilmente la “calma insulinica” e regolarizzare gli assi.

Interessante è anche l’uso di calendula e artemisia, erbe dall’effetto emmenagogo, che inducono l’organismo della donna ad essere predisposto alla riproduzione.

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Francesco Garritano
Author: Francesco GarritanoWebsite: http://ilcentrotirreno.it/nutrizione/
Responsabile Scientifico del Supplemento NUTRIZIONE del quotidiano online "ilCentroTirreno.it"
Biologo Nutrizionista e Professionista GIFT. Studio, Passione ed Esperienza per il benessere fisico-psichico dei miei pazienti! Nel 2003 conseguo la mia prima laurea in Chimica e tecnologia farmaceutiche, voto 110 su 110 e lode, con tesi di laurea in Biochimica Applicata che diventa pertanto la prima importante esperienza in campo farmaceutico. Nel 2007 ritorno “sui libri” per conseguire nel 2009 la seconda laurea in Scienze della Nutrizione con voto 110 su 110 e lode. Il passo seguente è l’abilitazione per avviarmi da subito alla professione di biologo nutrizionista. L’inizio di questa nuova avventura coincide con la seconda professione di docente e relatore in vari convegni su tutto il territorio nazionale, in quanto responsabile scientifico della NutriForm, società di formazione ed eventi.

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