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Il deficit di GABA nelle patologie autoimmuni

Il deficit di GABA nelle patologie autoimmuni

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Ansia, agitazione, ma anche depressione sono gli stati d’animo che i pazienti affetti da patologie autoimmuni ed anche da fibromialgia avvertono spesso. Ma come si spiega questo fenomeno? Sembra essere coinvolto, secondo gli studi che ho riportato in fondo all’articolo, il neurotrasmettitore GABA. Conosciamolo meglio, buona lettura!

Il deficit di GABA nelle patologie autoimmuni
Il deficit di GABA nelle patologie autoimmuni

 

Ansia e depressione

I pazienti che soffrono di patologie autoimmuni, come il diabete mellito di tipo 1, la tiroidite di Hashimoto, ma anche chi soffre di fibromialgia, spesso si lamentano dei loro sbalzi d’umore, dell’ansia che li assale senza motivo all’improvviso durante le loro giornate. Mi raccontano che tutto è iniziato quando è stata diagnosticata la patologia autoimmune e che da quel momento nessun tipo di rimedio casalingo e non, è stato loro d’aiuto. In un articolo precedente ho spiegato come il neurotrasmettitore eccitatorio, l’acido glutammico, sia in grado di causare agitazione e dolore nei pazienti che soffrono di fibromialgia quando è in eccesso. Ecco, il primo punto su cui soffermarci è proprio questo, come per ogni meccanismo fisiologico, vi deve essere l’equilibrio fra i due eccessi; in questo caso, l’equilibrio dovrebbe esserci fra il neurotrasmettitore eccitatorio (acido glutammico) e quello inibitorio (GABA), se manca si manifestano i sintomi descritti sopra.

Malattie autoimmuni e GABA

Ma perché proprio il GABA? Il GABA è prodotto e rilasciato dai neuroni e attiva i canali ionici GABA-A e il recettore GABA-B nella membrana plasmatica neuronale. L’attivazione dei canali e del recettore generalmente determina una ridotta eccitabilità neuronale nei neuroni maturi e le concentrazioni di GABA sono mantenute fisiologicamente dalla ricaptazione di GABA nei neuroni e negli astrociti da parte dei cotrasportatori GABA dipendenti dal sodio.

Il GABA è prodotto dalla decarbossilazione del glutammato dall’enzima acido glutammico decarbossilasi (GAD) che esiste in due isoforme GAD65 e GAD67. Il GABA non solo è presente nel sistema nervoso centrale, ma è anche stato identificato in molti organi come il pancreas, l’ipofisi, i testicoli, il tratto gastrointestinale, le ovaie, la placenta, l’utero e il midollo surrenale, mentre GAD è espresso nelle cellule delle isole pancreatiche, della ghiandola surrenale e dei testicoli. Negli ultimi anni, è stato dimostrato che le cellule del sistema immunitario possono anche produrre GABA ed esprimere i canali ionici GABA-A, i trasportatori GABA e il recettore GABA-B. Il sistema neuronale GABAergico è composto da quattro parti principali: i canali GABA-A, il recettore GABA-B, i trasportatori GABA e gli enzimi che producono o degradano il GABA.

Gli enzimi responsabili della sintesi di GABA sono stati rilevati anche nelle cellule T, nei macrofagi e nelle cellule dendritiche, mentre GAD65 era presente sia nelle cellule dendritiche che nei macrofagi. Infatti, è stato dimostrato che la stimolazione delle cellule T causa la secrezione di GABA. La sua funzione è quella di bloccare il segnale del calcio indotto dall’attivazione delle cellule T inibendo anche l’NF-kb, per cui una adeguata concentrazione di GABA è in grado di proteggerci dalle malattie autoimmuni come il diabete mellito di tipo 1, l’encefalomielite autoimmune (EAE), la tiroidite di Hashimoto, ecc. Inoltre, nei pazienti che soffrono di diabete mellito di tipo 1 si verifica l’autoimmunità contro l’acido glutammico decarbossilasi (GAD65) che sintetizza il GABA. Questo meccanismo, potrebbe dare l’input per nuovi trattamenti delle patologie autoimmuni.

Il deficit di GABA

Se prima abbiamo detto che il GABA, insieme all’acido glutammico, regolano la trasmissione inibitoria/eccitatoria, ciò che causa il deficit di GABA è la prevalenza dell’acido glutammico, per questo motivo gli stati d’animo provocati dal deficit si manifestano anche nei soggetti affetti da fibromialgia, che subiscono un peggioramento del dolore. I sintomi che si manifestano sono irritabilità, mani fredde o sudate, nervosismo, senso di nausea, agitazione motoria, costrizione alla gola e l’impressione di avere la testa vuota.

Esistono degli alimenti che aumentano i livelli di GABA, poiché può essere ottenuto mediante il processo di fermentazione a opera di alcuni microrganismi, in particolare dei batteri del genere Lactobacillus. Per questo motivo gli alimenti fermentati sono quelli in grado di maggiorarne la produzione, sia per prevenire che per trattare il deficit. Il the verde, il the nero, lo yogurt, i legumi, i cereali ed il piatto coreano kimchi sono buone fonti di GABA; quest’ultimo è a base di cavolo fermentato dal sapore piccante e aspro, all’interno del quale troviamo il Lactobacillus kimchii e altri probiotici che risultano benefici non solo per la salute gastrointestinale ma anche per il sistema immunitario.

Riferimenti bibliografici:

  • Prud’homme GJ, Glinka Y, Wang Q. Immunological GABAergic interactions and therapeutic applications in autoimmune diseases. Autoimmun Rev. 2015 Nov;14(11):1048-56.
  • Wu C, Qin X, Du H, Li N, Ren W, Peng Y. The immunological function of GABAergic system. Front Biosci (Landmark Ed). 2017 Mar 1;22:1162-1172.
  • Jin Z, Mendu SK, Birnir B. GABA is an effective immunomodulatory molecule. Amino Acids. 2013 Jul;45(1):87-94.
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Francesco Garritano
Author: Francesco GarritanoWebsite: http://ilcentrotirreno.it/nutrizione/
Responsabile Scientifico del Supplemento NUTRIZIONE del quotidiano online "ilCentroTirreno.it"
Biologo Nutrizionista e Professionista GIFT. Studio, Passione ed Esperienza per il benessere fisico-psichico dei miei pazienti! Nel 2003 conseguo la mia prima laurea in Chimica e tecnologia farmaceutiche, voto 110 su 110 e lode, con tesi di laurea in Biochimica Applicata che diventa pertanto la prima importante esperienza in campo farmaceutico. Nel 2007 ritorno “sui libri” per conseguire nel 2009 la seconda laurea in Scienze della Nutrizione con voto 110 su 110 e lode. Il passo seguente è l’abilitazione per avviarmi da subito alla professione di biologo nutrizionista. L’inizio di questa nuova avventura coincide con la seconda professione di docente e relatore in vari convegni su tutto il territorio nazionale, in quanto responsabile scientifico della NutriForm, società di formazione ed eventi.

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