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Le diete restrittive alla base dei Disturbi del Comportamento Alimentare (DCA)

Le diete restrittive alla base dei Disturbi del Comportamento Alimentare (DCA)

Articoli Nutrizione
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L’argomento dei DCA è importante e delicato, perciò vorrei soffermarmi sull’importanza del seguire una dieta normocalorica per evitare di incorrere in spiacevoli conseguenze. Nell’articolo illustrerò come sia possibile generare meccanismi che inducono ai DCA solo seguendo una dieta ipocalorica e restrittiva, poiché si innescano sistemi mentali non più gestibili se perdurano nel tempo. Buona lettura!

Le diete restrittive alla base dei Disturbi del Comportamento Alimentare (DCA)
Le diete restrittive alla base dei Disturbi del Comportamento Alimentare (DCA)

 

I Disturbi del Comportamento Alimentare (DCA)

Cosa sono i DCA? Credo che tutti ne abbiate sentito parlare almeno una volta. Si tratta di disturbi dell’alimentazione che determinano un consumo alterato di cibo e che danneggiano la salute fisica e psichica di un soggetto. Il genere maggiormente a rischio è quello femminile, infatti, non sono poche le adolescenti che nel periodo di transizione fra l’infanzia e l’età adulta cadono nella trappola dei DCA. Ma questi quali sono? Il manuale statistico e diagnostico dei disturbi mentali (DSM-5) riconosce tre disturbi principali, quali l’anoressia nervosa, la bulimia nervosa, il disturbo da binge-eating ed un gruppo di altri disturbi che si discostano poco dalle principali, ma che hanno alcune caratteristiche che li contraddistinguono.

Ogni disturbo ha delle caratteristiche particolari, ma le cause e l’approccio terapeutico sono simili, infatti si può definire “teoria transdiagnostica” quella sviluppata dall’università di Oxford da Fairburn e la sua equipe, poiché i sintomi clinici persistono nel tempo evolvendo probabilmente nei tre DCA principali; infatti, secondo questa teoria, chi soffre di un disturbo del comportamento alimentare:

  • Controlla il peso e la forma del corpo almeno per tre mesi successivi;
  • Ha un’eccessiva valutazione del peso, della forma del corpo e del controllo alimentare;
  • Soffre di danni fisici e psicosociali;
  • Questi disturbi non devono essere secondari a nessun’altra patologia.

Le cause

Le cause sono diverse, non in tutte le situazioni sono coinvolte le medesime, ma spesso a generare questi disturbi sono proprio le diete ipocaloriche. Oltre al sesso femminile, all’età adolescenziale, al vivere in una società occidentale che mette al centro di tutto prima l’apparenza e poi la sostanza, sottolineando ciò durante le trasmissioni televisive che espongono immagini di modelle magre, dal fisico perfetto, vi sono anche altri fattori coinvolti. Fra i fattori di rischio individuali sono da menzionare i rapporti con la famiglia, al momento tralasciati fra le cause in quanto recenti studi hanno dimostrato che a generare malumori in famiglia è la presenza di un figlio/a malato e non il contrario, per cui il modello di mamma strega o papà apprensivo è stato un po’ accantonato; altri sono i tratti della personalità, poiché spesso a cadere in trappola sono le ragazze coscienziose, timide, solitarie, che hanno difficoltà a relazionarsi con i loro coetanei.

A considerare la dieta ipocalorica un fattore di rischio è stato uno studio condotto su un campione di studentesse di Londra di 15 anni, che facevano una dieta restrittiva rispetto ai controlli, e che hanno dimostrato il rischio 8 volte maggiore di sviluppare un disturbo dell’alimentazione nell’anno seguente.

I rinforzi positivi

Perché una dieta ipocalorica può causare maggiore rischio di disturbi del comportamento alimentare? Semplicemente perché una ragazzina che vuole diventare come la velina della TV vuole perdere peso velocemente e ci riesce mangiando poco. Più si guarda allo specchio, più si vede magra, più continuerà a non mangiare. Soprattutto esistono dei rinforzi “positivi”, che ottengono i soggetti che riescono a perdere peso, che vedono la magrezza come una vittoria, oppure i complimenti o le attenzioni che altre persone esterne o familiari danno al soggetto in questione: quanti di voi, dopo aver perso diversi chili, hanno ricevuto complimenti ed attenzioni? Ed a quanti ha fatto piacere tanto da non voler più smettere di dimagrire, ponendosi l’obiettivo di fare sempre meglio? È proprio qui che scatta la scintilla! State attente alla bilancia malefica, che vi fa dipendere da essa, quando in realtà non è in grado nemmeno di dirci da cosa è composto il nostro peso. Le persone che soffrono di DCA, infatti, si pesano ogni mattina a digiuno e pur scendendo l’ago della bilancia si vedono grasse e sproporzionate.

Quando prestare attenzione

Quando stare attenti se abbiamo seguito una dieta ipocalorica ed il nostro pensiero è rivolto sempre al cibo ed al controllo di esso? Quando ci accorgiamo ci imponiamo delle regole sul momento in cui mangiare, su cosa e quanto mangiare, sul non mangiare mai con gli altri o, se proprio è necessario, mangiare meno degli altri, quando scegliamo un prodotto soffermandoci un bel po’ di tempo sull’etichetta, quando il magiare ci provoca ansia, quando si conta il numero di bocconi ingeriti… allora fermiamoci a pensare perché qualcosa in noi sarà cambiato. Prendete provvedimenti ed affidatevi a chi potrà consigliarvi un’alimentazione normocalorica e adeguata alla perdita di peso graduale ed efficace.

Fonti bibliografiche:

  • Dalle Grave R. (2011) Eating disorders: Progress and challenges. European Journal of Internal Medicine, 22, 153-160
  • Fairburn CG et al. (2003) Cognitive behaviour therapy for eating disorders: a “transdiagnostic” theory and treatment. Behaviour Research and therapy, 41, 509-528
  • Striegel-Moore et al. (2007) Risk factors for eating disorders. American Psychologist, 62(3), 181-198

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Francesco Garritano
Author: Francesco GarritanoWebsite: http://ilcentrotirreno.it/nutrizione/
Responsabile Scientifico del Supplemento NUTRIZIONE del quotidiano online "ilCentroTirreno.it"
Biologo Nutrizionista e Professionista GIFT. Studio, Passione ed Esperienza per il benessere fisico-psichico dei miei pazienti! Nel 2003 conseguo la mia prima laurea in Chimica e tecnologia farmaceutiche, voto 110 su 110 e lode, con tesi di laurea in Biochimica Applicata che diventa pertanto la prima importante esperienza in campo farmaceutico. Nel 2007 ritorno “sui libri” per conseguire nel 2009 la seconda laurea in Scienze della Nutrizione con voto 110 su 110 e lode. Il passo seguente è l’abilitazione per avviarmi da subito alla professione di biologo nutrizionista. L’inizio di questa nuova avventura coincide con la seconda professione di docente e relatore in vari convegni su tutto il territorio nazionale, in quanto responsabile scientifico della NutriForm, società di formazione ed eventi.

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