IRAN, proteste, la polizia spara. Trump: 'Basta massacri'
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IRAN, proteste, la polizia spara. Trump: 'Basta massacri'

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Manifestazione a Teheran davanti all'ambasciata del Regno Unito,bruciata una bandiera britannica. La polizia spara.

IRAN, proteste, la polizia spara. Trump: 'Basta massacri'
IRAN, proteste, la polizia spara. Trump: 'Basta massacri'

 

Donald Trump soffia sul fuoco delle proteste in Iran, mentre a Teheran la polizia spara sulla folla che chiede le dimissioni del regime per le bugie sull'abbattimento dell'aereo ucraino e cresce la tensione diplomatica con Londra per il breve arresto dell'ambasciatore britannico e la bandiera del Regno Unito bruciata davanti alla sede diplomatica. "Ai leader dell'Iran: non uccidete i manifestanti. Ne avete già uccisi o imprigionati migliaia e il mondo sta guardando. Cosa più importante, gli Usa stanno guardando. Ripristinate internet e lasciate che i reporter girino liberamente! Basta uccidere il vostro grande popolo iraniano!", ha twittato il tycoon mettendo nuovamente in guardia Teheran contro la repressione dei manifestanti dopo i 300 morti (secondo Amnesty International) di novembre nelle proteste per il caro benzina.

Il presidente aveva già provato ad amplificare le voci di dissenso in Iran e aveva twittato ieri per la prima volta anche in farsi, riscoprendo l'arma della propaganda nella lingua locale, come fece D'Annunzio col suo volo su Vienna lanciando volantini tricolori in tedesco, seguito poi dai nazisti e dagli alleati nella Seconda guerra mondiale. "Sono stato con voi dall'inizio della mia presidenza e la mia amministrazione continuerà a stare con voi. Stiamo seguendo la vostra protesta da vicino e siamo ispirati dal vostro coraggio", aveva scritto. Dopo aver inasprito le sanzioni all'Iran, il presidente cerca di cavalcare l'onda della protesta sfruttando l'incidente dell'aereo ucraino schiantatosi mercoledì scorso con 176 persone a bordo poco dopo il decollo da Teheran. Inizialmente l'Iran aveva evocato problemi tecnici ed escluso ogni responsabilità. Ma poi, smentito da video e informazioni di intelligence occidentali, ha ammesso di averlo abbattuto per errore mentre temeva una reazione Usa per gli attacchi missilistici a due basi in Iraq come vendetta per l'uccisione del generale Soleimani. Il regime ha perso così in un baleno il sostegno delle piazze che, dopo essersi ricompattate contro il nemico americano, si sono riempite di studenti indignati contro la leadership, colpevole ai loro occhi di aver cercato di tenere nascosta la verità per almeno tre giorni.

Ieri nelle proteste anti-regime  è stato brevemente fermato anche l'ambasciatore britannico, Rob Macaire,  accusato di istigazione alle proteste. Macaire ha negato di essersi unito alle proteste, ma oltre un centinaio di persone, evidentemente fedeli al regime, si sono radunate davanti alla sede diplomatica ed hanno bruciato una bandiera britannica.

Il Foreign Office vuole "spiegazioni complete" dall'Iran "sull'arresto" temporaneo denunciato ieri dell'ambasciatore britannico a Teheran, Rob Macaire. Lo riporta la Bbc, preannunciando di fatto una prossima contro-convocazione dell'ambasciatore iraniano a Londra. Secondo il ministro degli Esteri Dominic Raab, "l'Iran è a un crocevia: può continuare nel cammino verso uno status da paria, con l'isolamento politico ed economico che ciò comporta, o fare passi per allentare le tensioni e impegnarsi nel dialogo diplomatico". Teheran nega di aver arrestato Mccaire, sostenendo che il suo fermo è durato 15 minuti, ossia il tempo di controllarne i documenti e verificarne lo status di diplomatico. (ANSA)

Red
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