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Gio, Mag

Omofobia, Adinolfi: "Io cacciato da Clubhouse, prove generali di bavaglio ddl Zan"

Italia
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"Lo dico chiaro: ci troviamo alla prova generale di bavaglio dell'utilizzo del ddl Zan. Si sono organizzati per escludermi ed impedirmi di parlare a causa di 'hateful speech' (discorsi d'odio, ndr), in un social dove non solo non ho mai rivolto un solo insulto a nessuno, ma li ho sempre e solo subiti, e chiunque può testimoniarlo". E' lo sfogo all'Adnkronos di Mario Adinolfi, che denuncia oggi di essere stato 'cacciato' dal social network Clubhouse per le opinioni espresse sul ddl Zan contro l'omotransfobia. "Non solo: dopo averli subiti - scandisce il leader del Popolo della Famiglia- ho ricevuto moltissime segnalazioni, e queste segnalazioni hanno fatto scattare l'algoritmo che ha portato all'espulsione". 

Secondo Adinolfi il motivo dell'esclusione dal nuovo social di chat audio, che ha la caratteristica di avere delle 'stanze' nelle quali si affrontano le più svariate discussioni - è metterlo a tacere per le sue opinioni critiche sul decreto legge Zan, la cui calendarizzazione in Parlamento agita da settimane il dibattito politico dentro e fuori dalle Camere. "Non mi interessa dell'account Clubhouse, sia ben chiaro - sottolinea il giornalista e politico - e mi lascia indifferente la policy dei social. Qui la questione è un'altra".  

Ed ecco il racconto di Adinolfi: "Stamattina, tramite l'acount di mia moglie, sono intervenuto in una stanza dove si trovava l'onorevole Zan. E dato che si parlava del mio caso, gli ho chiesto: ma se domani queste 150 segnalazioni che oggi impediscono la mia partecipazione a Clubhouse diventano 150 denunce di discorso d'odio secondo la fattispecie da lei introdotta dell'istigazione all'odio omofobico, devo aspettarmi di andare in galera per sei anni? Bene, l'onorevole Zan è fuggito dalla room e hanno sbattuto fuori mia moglie e hanno chiuso in fretta e furia la room stessa".  

"Qui ci troviamo in un clima di assoluto conformismo ideologico, dove vogliono imporre questa nuova normativa -incalza Adinolfi- E quando c'è qualcuno che prova ad esplicitare un'opinione diversa sui social, fanno le prove generali di bavaglio e galera. Chi può sapere se questo stesso meccanismo non si trasferirà dai social alle aule di giustizia? Come possiamo sapere che non accadrà?", si domanda il giornalista. 

Sui social, dove Adinolfi ha postato la notizia dell'escusione da Clubhouse, il popolo degli internauti si è diviso. Alcuni sono scesi in campo a difesa si Adinolfi, come Guido Crosetto: "Un nuovo social, Clubhouse, ha deciso di cacciare Mario Adinolfi. È un social nel quale le persone accedono e confrontano le idee, discutendo. Ho sentito alcune volte Mario esprimere le sue ed essere coperto di insulti. Ora però cacciano lui! Non è accettabile, è regime!", scrive. Ma c'è anche chi non è d'accordo, come Luca Bizzarri che, rispondendo a Crosetto, twitta: "I diritti sono una cosa seria. Il 'diritto a Clubhouse' non esiste. È una piattaforma con modi e regole, se ci stai accetti le regole, a meno che frignare non faccia più rumore e nutra la tua bolla. E se con la bolla ci mangi, allora frigni. Sic et simpliciter". 

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