GENERAZIONI. I millennials, questi sconosciuti
Il sito "il Centro Tirreno.it" utilizza cookie tecnici o assimiliati e cookie di profilazione di terze parti in forma aggregata a scopi pubblicitari e per rendere più agevole la navigazione, garantire la fruizione dei servizi, se vuoi saperne di più leggi l'informativa estesa, se decidi di continuare la navigazione consideriamo che accetti il loro uso.
21
Mer, Ago
Annunci AdSense
home-1-ads-ct-tda-002
Annunci AdSense
article-top-ads-ct-art-001

GENERAZIONI. I millennials, questi sconosciuti

GENERAZIONI. I millennials, questi sconosciuti

Arte e Cultura
Typography
  • Smaller Small Medium Big Bigger
  • Default Helvetica Segoe Georgia Times

Sono la generazione tra i 18 ei 34 anni e rappresentano la prima generazione iperconnessa. Un’etichetta li bolla come pigri e narcisisti ma abbiamo scoperto che non è (proprio) così

GENERAZIONI. I millennials, questi sconosciuti
GENERAZIONI. I millennials, questi sconosciuti

 

I cosiddetti millennials, cioè i ragazzi e le ragazze che sono diventati maggiorenni nel nuovo millennio (dal 2000 in poi) secondo l’Istat hanno superato numericamente la generazione X (quella dei nati tra il 1965 e il 1980). In Italia sono una tribù di 11,2 milioni di persone, nel mondo circa 2,3 miliardi. Molto globali e sempre connessi, la loro è la generazione più coccolata e studiata per cerca di intercettarne abitudini e interessi.

E deve anche fare i conti con un’etichetta scomoda comparsa qualche anno fa sul settimanale Time, che li definì “pigri, superficiali e narcisisti” o generazione “Me, me, me” (Io, io, io), egocentrici e vanitosi. È davvero così? Lo abbiamo chiesto ad Alessandro Rosina, ordinario di demografia all’Università Cattolica e coordinatore dell’Osservatorio permanente sui giovani dell’Istituto Toniolo.

Amano il cambiamento

«I millennials fanno parte della generazione delle tre C: Connected (cioè connessi in Rete e a tutto il mondo); Confident (hanno grande fiducia in se stessi, vogliono emergere e avere visibilità); open to Change (aperti al cambiamento). Non solo perché mediamente sono ragazzi curiosi e flessibili, ma anche perché provano strade diverse e trovano soluzioni soprendenti a un problema» spiega Alessandro Rosina Professore presso l'Università Cattolica di Milano. Lo dimostra il numero di start up innovative create dai giovanissimi: più di 5.000, stando al Registro delle imprese.

E, allora, perché continuiamo a considerarli pigri e narcisisti? «Perché è sempre difficile, per le generazioni precedenti, fare i conti con sfide, opportunità e rischi diversi da quelli che ha vissuto» spiega Alessandro Rosina. «Dipende anche dalle chiavi di lettura di chi li giudica, che non sono sempre aggiornate. Specie con i millennials, che sono cresciuti in scenari politici, condizioni economiche e sociali lontani da quelli validi fino alla fine del Novecento» continua l’esperto.

Sposano la filosofia "sharing"

Anche le ricerche del Censis, però, bollano i millennials come individualisti. Non è forse questa la molla che li spinge a investire tanto sulla formazione? «No, le nostre indagini mostrano che, pur avendo una forte autostima e determinazione alla realizzazione personale, questi ragazzi fanno della condivisione uno dei pilastri in cui credono» continua l’esperto. «Per loro è naturale mettere in comune pensieri, progetti, passioni, ma anche utilizzare gli spazi coworking, o le formule di sharing economy studiate per viaggiare a costi contenuti.

I millennials, del resto, sono dei viaggiatori nati. Per un trentenne i confini geografici non esistono più: contano le reti, cioè le comunità con cui (anche a migliaia di chilometri di distanza) condividere esperienze». E, complice la difficoltà a trovare un lavoro nel nostro Paese, sono preparati all’idea di studiare o lavorare all’estero. «Oggi spostarsi è più facile e ci sono addirittura alcuni trentenni che lavorano in un Paese e hanno la fidanzata in Italia» continua l’esperto.

Non conoscono le gerarchie

La grande stima che hanno di loro stessi e la voglia di emergere fanno pensare a una generazione di ragazzi un po’ cinici e in forte competizione l’uno con l’altro. «Non è proprio così. La precarietà con cui hanno imparato presto a fare i conti ha stimolato una grande propensione al lavoro di squadra» continua Alessandro Rosina. «I millennials preferiscono, però, coltivare rapporti di studio e lavoro in modo orizzontale. E fanno fatica a riconoscere le regole e la gerarchia. Per esempio, tendono a dare del “tu” a tutti. Inoltre, non hanno la propensione al sacrificio né lo spirito di servizio delle vecchie generazioni: si spendono solo quando sono convinti di ottenere dei risultati». E, se non si sentono apprezzati o l’obiettivo è più faticoso del previsto, tendono a mollare.

L'ambizione è soprattutto femminile

Mediamente le ragazze sono molto determinate più dei loro coetanei maschi e hanno grandi aspettative di realizzazione personale, sia nel lavoro sia nel privato» spiega Alessandro Rosina. «Dimostrano anche maggiore intraprendenza e disponibilità al cambiamento dei ragazzi e raggiungono livelli di formazione e preparazione molto alti. Purtroppo però fanno più fatica a essere incluse nel mercato del lavoro». Per un’inversione di tendenza si dovrà attendere la generazione Z, quella cioè che comprende i ragazzi dai 15 ai 18 anni.

Red
Author: RedWebsite: https://ilcentrotirreno.itEmail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
News: Italia, Estero, Politica, Arte e Cultura, Eventi, Sport, Salute, Tecnologia, Amici Estero

Annunci AdSense
article-botton-ads-ct-art-002
Ti potrebbero interessare anche:
article-top-ads-ct-cca-002
Annunci AdSense
sidebar-ads-ct-tda-003

Seguici anche su Facebook