Nuovo Dpcm, scuola e zone: governo e regioni divisi - il Centro Tirreno - Quotidiano online
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21
Mar, Set

Nuovo Dpcm, scuola e zone: governo e regioni divisi

Salute e Benessere
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Nuovo Dpcm in arrivo, il primo del premier Mario Draghi, e governo e Regioni si dividono sull'apertura della scuola, in un quadro caratterizzato dalle varianti del covid, e sulla richiesta di cambiare il sistema di zone.

Nel corso della riunione di oggi sul Dpcm, in vigore dal 6 marzo, il confronto si è infatti un po' inasprito quando da alcune Regioni, tra cui Veneto, Puglia, Friuli Venezia Giulia e Campania, è arrivata la richiesta di far valutare al Cts l'impatto che ha la scuola in presenza nell'attuale situazione epidemiologica, dove la circolazione delle varianti potrebbe far partire la terza ondata. E' stato lo stesso governatore pugliese Michele Emiliano a proporre di tenere le scuole chiuse fino a che tutti gli insegnanti non saranno vaccinati, ponendo interrogativi sulla responsabilità giuridica dei presidenti in caso di mancata tutela della sicurezza sul lavoro degli insegnanti. 

''Chiedere la riapertura delle attività economiche e la chiusura delle scuole è una contraddizione di fondo'', avrebbe detto, a quanto si apprende, il ministro per gli Affari regionali e le Autonomie Mariastella Gelmini.  

Altro punto caldo la richiesta di cambiare il metodo delle fasce a colori. Su questo il ministro ha sottolineato che ''questo governo non vuole usare la logica del cacciavite, ma per cambiare completamente un metodo, il sistema delle fasce, ne serve uno diverso". "E - ha aggiunto Gelmini - al momento mi pare che questo non ci sia, perché nessuno ha indicato un metodo alternativo. Quindi l’esecutivo, che è nato da poco più di una settimana, interverrà certamente per modificare ciò che non ha funzionato, raccogliendo le proposte che avete fatto”. 

"Ho chiesto formalmente che il Cts si esprima ufficialmente rispetto all'apertura delle scuole", ha sottolineato il presidente del Veneto Luca Zaia spiegando quanto chiesto oggi nel corso dell'incontro tra governo e regioni. Perché, ha spiegato il governatore del Veneto, "la scuola è una realtà sacra quando decisi la chiusura parlai chiaramente di una 'sconfitta' -ha ricordato Zaia- ma, se la guardiamo dal lato epidemiologico il Cts ci deve dire perché altre forme di aggregazione sono pericolose e la scuola no. Perché noi non siamo in grado di esprimere una valutazione scientifica".  

Quindi per Zaia "è bene che si faccia chiarezza e che ognuno si prenda le proprie responsabilità perché nel momento in cui il ministro comunica ai governatori che ci dobbiamo aspettare un'ondata di contagi visto quello che sta succedendo in Europa e già in alcune regioni, è giusto sentire il Cts se va bene tenere aperte le scuole", ha concluso il governatore del Veneto.