Riflessioni sull’escatologia
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Riflessioni sull’escatologia

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Riflessioni sull’escatologia
Riflessioni sull’escatologia

 

(di Antonella Tommaselli)

Riflessione del mondo di Eumeswil

Nel pieno di un luogo di silenzio assoluto, come nel cuore della notte, ogni rumore pare un boato! Una porta che si apre o si chiude, un colpo di tosse ci fanno sussultare. Una cruda luce, nel buio dell’anima, quando è in riposo, nella calma più totale diviene accecante.

Il rapporto luce – buio è in stretta relazione così come quello tra silenzio e suono. Vivono di pigmentate sfumature, di trame inquietanti ed inspiegabili se non si riesce a scorgere il rapporto intenso tra reale ed irreale, immaginario ed invisibile. Relazioni costanti e permanenti del costrutto interiore umano. Ci si trova ai limiti del nulla, in pochi al muro del tempo. Ancor meno i viaggiatori del mondo osano spingersi fin oltre il muro del tempo anche solo col pensiero. Eppure questo muro si sgretola costantemente. Una luce viene emanata dall’oltre di quella soglie che tinge i nostri giorni più belli. L’uomo può sospingersi, con l’anima e lo spirito, verso l’infinito… così come il magnete piccolo è attratto da quello più grande …

Il pensiero della fine del tempo, dei tempi, della propria stessa esistenza può far capolino, balenare all’improvviso, nei momenti più impensabili. La riflessione escatologica è spesso accompagnata dal pensiero soteriologico ovvero della salvezza e della salute del cosmo, individuale e dell’umanità.
Nella notte il firmamento ci dona sicurezza così in piena luce, nella calura di un’afosa estate, un’ombra ci dona riposo, ristoro e conforto! Vi è però la consapevolezza del nulla e della pienezza. Due stadi e stati assai diversi tra loro con implicazioni diverse per l’animo umano. Il pensiero della fine del mondo e della vita del singolo accompagna l’uomo fin da sempre. Oggi prenderemo in considerazione linguaggi differenti, provenienti da ambiti di conoscenza e significati dissimili tra loro che, in un certo qual modo, possono integrarsi, ma non divenire una unità… Ascolteremo, nel video che vi proponiamo, riflessioni e spiegazioni di carattere spirituale e teologico, di matrice cristiano ortodossa. Lo scritto – invece -che, vi proponiamo in lettura, sarà di storia delle religioni. Quando ascoltiamo, raramente facciamo caso ed analizziamo, vagliamo attentamente la radice, la matrice e l’ispirazione di un pensiero elaborato. Il rischio che incorriamo è grave! Cogliendo velocemente fiori ed erbe sappiamo sempre meno circondarci di bouquet di incantevoli fiori. I fiori, per essere apprezzati, devono essere composti insieme attraverso una mirabile tecnica ed un gusto che si forma nel tempo. Così è la vita.

Nel video, il nostro ospite, Stilianos Bouris, ci parlerà di escatologia cosmica, ma si soffermerà soprattutto sull’ escatologia del singolo individuo. Ci aiuterà e ci spingerà a non rimanere passivi di fronte alla propria esistenza. Ci spronerà a divenire coscienti del muro del tempo, del passaggio che tale muro evidenzia e a prendere le nostre responsabilità sulle spalle.

Stilianos Bouris, direttore editoriale di Testimonianza Ortodossa e Lettore Chiesa Ortodossa, ci parlerà con molta calma, chiarezza, pazienza di escatologia nel corso dell’intero video.

Alcune pagine che vi riportiamo in lettura – invece – sono di Mircea Eliade e sono tratte da un suo saggio sul rinnovamento cosmico ed escatologico:

“[…] Rigenerazione escatologica

… E’ in questa concezione che va ravvisata la sorgente delle successive escatologie storiche e politiche. Infatti, in tempi più tardi, ci si aspettò il rinnovamento cosmico, la “salvezza” del Mondo, dalla venuta di un certo tipo di Re, di Eroe o di Redentore, e persino di capo politico. Anche se in termini molto secolarizzati, il mondo moderno conserva ancora la speranza escatologica di una renovatio universale, operata dalla vittoria di una classe sociale, di un partito o di una personalità politica. Il mito marxista di una età dell’oro, instaurata dal trionfo definitivo del proletariato, costituisce la forma più articolata e perspicua di tutte le escatologie politiche moderne. Secondo Marx, la società senza classi dell’avvenire mettera’ fine ai conflitti e a tutte le tensioni che hanno caratterizzato la storia dell’umanità fin dagli inizi. Non vi sarà più una storia in senso proprio, vi sarà invece un paradiso terrestre perché l’uomo sarà alfine libero e soddisferà ogni suo bisogno con un minimo di lavoro, perché le macchine inventate dagli scienziati si occuperanno del resto.

E’ patetico ma anche significativo ritrovare, al termine del nostro itinerario, più o meno la stessa sindrome paradisiaca, da noi colta nei movimenti millenaristi malenesiani: cibo abbondante, libertà assoluta, fine della necessità di lavorare. Mancano i motivi del ritorno dei morti e dell’ immortalità, ma il tema fondamentale sussiste, anche se svuotato dei suoi significati religiosi ed escatologici. Il contesto culturale é naturalmente del tutto diverso.

Nell’Europa del XIX secolo, si trattava di società non soltanto estremamente complesse ma anche radicalmente secolarizzate. Marx addossò al proletariato una missione soteriologica ma, come era da attendersi, senza usare un linguaggio religioso, parlando invece di una funzione storica del proletariato. Il tentativo del materialismo dialettico si accordava perfettamente con l’orientamento generale dello spirito scientifico del XIX secolo. Marx non diede nemmeno la pena di “desacralizzare” i processi fisiologici e i valori economici. Essi lo erano già, agli occhi di tutti, il che basta a differenziare nettamente le società tradizionali da quelle moderne. Infatti, l’uomo della società tradizionali attribuiva anche ai processi fisiologici, e in primo luogo all’alimentazione e alla sessualità, un carattere di “mistero”, mentre l’uomo moderno riduce tutto a puri fatti organici.

Ciò porta il problema del “vero” significato di tutti i miti e i riti da noi esaminati. Come si è visto, una preoccupazione per il raccolto, la selvaggina o il pesce – in genere, per il cibo di ogni giorno – si manifesta quasi sempre nei vari scenari di rinnovamento periodico del mondo. Così saremmo tentati di chiederci se non si trattava, in fin dei conti, di una enorme mistificazione spirituale, che occorre riportare alle sue vere proporzioni, ossia alle sue cause primarie, economiche, sociali e forse perfino fisiologiche. Questo è il noto metodo, comodo ma semplicistico, che consiste nel ridurre un fenomeno spirituale alla sua “origine”, cioè al suo substrato materiale. È la famosa “demistificazione” largamente usata dagli autori marxisti. Ma questo tentativo dello spirito scientifico europeo è, esso stesso, la conseguenza di una decisione esistenziale dell’uomo moderno per cui è parte integrante della storia più recente del mondo occidentale. Non è però come si credeva nel XIX secolo, un procedimento universalmente valido dello spirito, il solo accettabile da parte dell’ homo sapiens. La spiegazione del mondo in base ad una serie di riduzioni mira ad uno scopo: allo svuotamento del mondo dei valori extra-mondani. E’ la banalizzazione sistematica del mondo intrapresa con l’intento di conquistarlo e di dominarlo. E’ una particolarità dell’uomo occidentale moderno. Altre società hanno perseguito fini differenti: per esempio, comprendere il mistero del mondo per vivere come “vive” il mondo, cioè rinnovandosi perpetuamente. Era il significato dell’esistenza umana ad interessare, e questo significa era di ordine spirituale.

Se vi è una mistificazione, essa è da vedersi non nel primitivo che coglie nei ritmi cosmici il modello archetipico della sua esistenza, ma piuttosto nel materialista moderno il quale è convinto che questo ritmo cosmico in fondo si riduce alla periodicità dei raccolti. L’uomo delle società tradizionali era tragicamente cosciente del fatto che per esistere occorre mangiare; in lui non vi è mistificazione alcuna per quel che concerne la necessità fatale di assicurarsi ogni giorno il cibo. Ma il malinteso sorge appena ci si dimentica che l’alimentazione non è solo una attività fisiologica ma un fenomeno umano, perché essa è satura di simbolismo. Come atto puramente fisiologico o come attività economica l’alimentazione è un’astrazione. Nutrirsi è un fatto culturale e non un processo organico. Perfino allo stadio della prima infanzia il bambino si comporta nei riguardi del cibo come davanti ad un mondo simbolico.
Per ciò che riguarda l’uomo delle società tradizionali, il valore che ha accordato al cibo faceva parte integrante del suo comportamento complessivo nei confronti del Cosmo. Attraverso il cibo, l’uomo partecipa ad una realtà superiore: mangia qualcosa di ricco, di forte, che è la creazione degli Esseri Soprannaturali e, in certi casi, perfino la loro sostanza, qualcosa che comunque si connette ad un mistero (perché ogni rigenerazione periodica di una specie animale o vegetale, ed anche ogni raccolto, dipendono da un “mistero”, da uno scenario mitico-rituale rivelano agli uomini degli Dei in illo tempore). Non solo: i cibi non servono unicamente per nutrire, costituiscono anche riserve di forze magico-religiose o annunciano prestigi; e a tale stregua sono segni che indicano la posizione sociale dell’individuo e il suo destino – la sua “fortuna” – nel circuito cosmico.

Tutta una serie di rapporti religiosi tra l’ uomo e il Cosmo traspare negli atti con i quali l’ uomo tradizionale cerca, si procura o produce il suo cibo. Per l’uomo religioso, esistere significa, di necessità, situarsi in un Cosmo reale, cioè vivente, forte, fertile, suscettibile di essere periodicamente rinnovato. Ma, come abbiamo visto, rinnovare il Mondo equivale a riconsacrarlo, a renderlo simile a ciò che era in principio: talvolta questa riconsacrazione equivale a un ritorno allo stadio “paradisiaco” del mondo. Ciò vuol dire che l’uomo tradizionale sentiva il bisogno di esistere in un cosmo ricco e pieno di senso, ricco non solamente di cibo (perché non sempre lo era) ma anche di significati. In ultima analisi, questo Cosmo gli si rivelava come un “testo cifrato”, esso “parlava”, trasmetteva il suo messaggio attraverso le proprie strutture, le proprie modalità, i propri ritmi. L’uomo tradizionale “ascoltava” o “leggeva” questi messaggi, per cui si comportava nei confronti del Cosmo come davanti ad un sistema coerente di significati. Ma questo “testo cifrato” del Cosmo, se rettamente decifrato, rimandava a realtà para-cosmiche.

Ecco perché il rinnovamento periodico del mondo è stato lo scenario mitico-rituale più applicato nella storia religiosa dell’umanità. Esso è stato instancabilmente reinterpretato e rivalorizzato, continuamente incorporato in contesti culturali vari e molteplici. Tanto le ideologie regali quanto i diversi tipi di messianismo e di millenarismo, e, nei tempi moderni, i movimenti di liberazione nazionali di popoli colonizzati, si legano più o meno direttamente a questa antica credenza religiosa: alla credenza che il Cosmo può essere rinnovato ab integro e che questo rinnovamento implica non solo la “salvezza” del mondo, ma anche la restaurazione dello stato paradisiaco di esistenza, caratterizzato da una abbondanza di cibo ottenuta senza lavoro. L’uomo si sentiva misticamente collegato al Cosmo e sapeva che il Cosmo si rinnova periodicamente; ma sapeva anche che il rinnovamento può essere realizzato con la ripetizione rituale della cosmogonia, effettuata sia annualmente (scenario dell’Anno Nuovo), sia in occasione di crisi cosmiche (siccità, epidemie, ecc.) o di avvenimenti storici (incoronazione di un nuovo re, ecc). In ultima analisi, l’uomo religioso finiva col sentirsi responsabile del rinnovamento del mondo. Ed è in questa responsabilità di ordine religioso che si debbano cercare le origini di tutte le forme di politica, sia “classiche” che “millenaristiche”.
Mircea Eliade

A.T. del mondo di Eumeswil

VIDEO. Riflessioni sull’escatologia. Con Stilianos Bouris

 

Leggi anche: Associazione Eumeswil


 L'ASSOCIAZIONE #EUMESWIL​ è un’associazione culturale non-profit, sorta a Firenze e Vienna con lo scopo di studiare e diffondere l’opera, il pensiero e lo stile esistenziale di #ErnstJünger​.

L’Associazione si fonda su tre pilastri:

CULTURA - Intesa come coltivazione di sé.

TRADIZIONE - Come l'eredità spirituale dei nostri antenati.

RETTITUDINE - Come modo di essere e non di apparire.

Visita il Sito: Associazione Eumeswil

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