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FUSCALDO (COSENZA), Corruzione e tentata concussione, arrestato sindaco vicesindaco e assessore

FUSCALDO (COSENZA), Corruzione e tentata concussione, arrestato sindaco vicesindaco e assessore

Cosenza
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Nell'operazione della Guardia di finanza sono coinvolte, complessivamente, 14 persone. Sette milioni e mezzo di lavori spartiti tra imprese amiche. La procura: "La cosa pubblica gestita per meri interessi privati"

Gianfranco Ramundo, sindaco di Fuscaldo
Gianfranco Ramundo, sindaco di Fuscaldo


Appalti assegnati in cambio di regali, "miopie" nei controlli lautamente "retribuite", imprenditori in grado di piegare ai propri desiderata l'azione amministrativa con la promessa di soggiorni gratis in hotel, assunzioni di lavoratori o incarichi professionali. Al Comune di Fuscaldo, in provincia di Cosenza, per il procuratore di Paola Pierpaolo Bruni, la "cosa pubblica" non veniva gestita per il bene comune, ma solo per il "mero raggiungimento di interessi privati".

Per questo motivo, questa mattina sono finiti in manette il sindaco Gianfranco Ramundo, il vice sindaco-assessore, Paolo Cavaliere, e l'assessore al bilancio, sport, turismo e spettacolo Paolo Ercole Fuscaldo. Insieme a loro, su ordine dei magistrati la Guardia di Finanza ha arrestato diversi imprenditori, un professionista e un funzionario pubblico, l'ingegnere Michele Fernandez, in servizio sia a Fuscaldo, sia a Cosenza, e nei mesi scorsi già coinvolto in un'altra indagine su gare addomesticate e appalti truccati.

È proprio seguendo le sue tracce e indagando sui suoi rapporti e le sue frequentazioni che i finanzieri sono riusciti a ricostruire il perimetro di un gigantesco collaudato sistema corruttivo, che tanto a Cosenza come a Fuscaldo ha viziato l'assegnazione di appalti e lavori. Un'indagine gigantesca, basata sull'analisi di migliaia di documenti, come delle memorie di 26  tra personal computer, tablet e telefoni cellulari, sequestrati nei mesi scorsi agli indagati, più accertamenti patrimoniali e dichiarazioni testimoniali, che ha restituito un quadro sconcertante della gestione della "Cosa pubblica".

Dalla gestione del depuratore alla raccolta dei rifiuti, dai lavori di ripristino del lungomare alla pulizia delle spiagge, non c'era gara che a Fuscaldo non fosse viziata dalla necessità di accontentare questo o quell'imprenditore, che lautamente ricompensava l'amministrazione con favori e regali. Ed anche a Cosenza, più di un lavoro gestito dal settore di competenza dell'ingegnere Fernandez, come il completamento della chiesa di San Domenico o  il miglioramento dell'efficienza energetica del Teatro Rendano,  è stato assegnato così.

Secondo gli investigatori, almeno 7,5 milioni di euro di lavori sono stati spartiti fra imprenditori amici o vicini  grazie ad un sistema in cui non c'era argine, né distinzione fra interesse pubblico e fini privati. In alcuni casi, segnala la Finanza, c'era una vera e propria "confusione fra ruoli" tra pubblico ufficiale e imprenditore.
Ma in Calabria, Fuscaldo non è certo il primo Comune a ritrovarsi con l'amministrazione azzerata in seguito ad indagini che hanno portato alla luce appalti aggiustati, lavori telecomandati o bandi confezionati ad hoc in cambio di regalie, favori e prebende.

Solo negli ultimi mesi, ad Amantea, sul tirreno cosentino, diversi funzionari del Comune, l'assessore Emma Pati e il comandante dei vigili urbani sono finiti in manette per una serie di lavori assegnati ad imprese amiche. Stesso sistema - ha scoperto sempre la procura di Paola - funzionava in diversi centri dell'Alto Tirreno cosentino, dove Gennaro Marsiglia, sindaco di Aieta e responsabile amministrativo finanziario di Buonvicino e Maierà, faceva di tutto per favorire la cooperativa di cui la moglie era vicepresidente e dipendente, così come la società di un imprenditore amico.

A Palizzi, nel reggino invece, l'ex vicesindaco e dirigente dell'Economato, Davide Plutino, ha sperperato oltre 98mila euro del Comune in piattaforme di gioco on line, ma anche altri consiglieri comunali hanno beneficiato impropriamente della "generosità" dell'amministrazione. Meno di un mese fa invece, ai domiciliari per corruzioni è finita anche la dirigente regionale che avrebbe dovuto combatterla, Maria Gabriella Rizzo, che all'imprenditrice Laura Miceli avrebbe fornito consulenze e informazioni sui bandi regionali ancora non pubblicati in cambio di viaggi, pranzi e costose bottiglie di vino.

Red
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