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Mer, Mag

 

“Il settore ha bisogno di certezze e di stabilità. Aspettiamo la finalizzazione del ‘riordino’ dal 2014”. Così, in un’intervista all’Adnkronos/Labitalia, Alejandro Pascual, regional manager Europe e coo di Codere Italia. “L’onorevole Baretta, negli ultimi due suoi mandati come sottosegretario al Mef con delega ai giochi, ha portato avanti un importante lavoro - ricorda - che non può essere interrotto ora, in un momento in cui l’urgenza è diventata emergenza. Spero che in questo clima di collaborazione all’interno del nuovo governo non si trascuri un argomento così importante per tante aziende e per tanti lavoratori”.  

 

“La pandemia ha certamente impattato su tutti i settori con effetti in termini occupazionali e finanziari, ma ha avuto conseguenze altrettanto devastanti sulle persone da un punto di vista della socializzazione e psicologiche. E tutti questi aspetti sono da tenere in eguale considerazione. Per quanto riguarda il gioco legale, in un anno, 300 giorni di chiusura hanno prosciugato le riserve economiche, peraltro già scarse, delle aziende e la mancanza di supporti da parte del governo sembrerebbe avere già costretto molti a rinunciare definitivamente alle attività. Le chiusure degli esercizi di gioco legale hanno generato una profonda crisi occupazionale: i ristori sono stati insufficienti e quando sono arrivati lo hanno fatto in ritardo”. Così, in un’intervista all’Adnkronos/Labitalia, Alejandro Pascual, regional manager Europe e coo di Codere Italia. 

 

In occasione della Giornata mondiale per la sicurezza e la salute sul lavoro, Syngenta ribadisce il proprio contributo per assicurare condizioni di lavoro sicure ed eque per tutti i lavoratori del settore dei campi. Garantire che tutti gli aspetti del lavoro siano svolti in sicurezza è sempre stata parte integrante del modo di operare dell’azienda diventa', il piano di impegni lanciato nel 2013 a livello mondiale', tra i cui obiettivi vi era quello di formare 20 milioni di agricoltori sulla sicurezza sul lavoro e sull’uso sicuro dei prodotti, assicurando condizioni eque di lavoro al 100% dei nostri fornitori.  

 

Potrebbe essere prorogato fino a settembre prossimo il regime semplificato di smart working. La possibilità allo studio del governo è emersa nel corso del tavolo di confronto tra il ministro del Lavoro, Andrea Orlando, Cgil Cisl Uil e Ugl e le associazioni datoriali.  

 

Stanchezza e preoccupazione per le incognite del prossimo futuro: questo il sentimento prevalente nei lavoratori italiani ad aprile 2021, intervistati dalla Fondazione studi consulenti del lavoro per il rapporto 'Gli italiani e il lavoro dopo la grande emergenza', che sarà presentato domani, 28 aprile, al Festival del Lavoro. Più della metà (56,7%) indica l’aumento dello stress e della fatica come il fattore che più ha caratterizzato la loro vita professionale nell’ultimo anno. Solo il 14,3%, infatti,si dichiara pronto a ripartire. A metà mese ci sono ancora 1,8 milione di occupati che non lavorano, perché interessati da sospensioni di attività o cassa integrazione e circa 1 milione tra dipendenti e autonomi è convinto di perdere il lavoro nei prossimi mesi (rispettivamente 620mila dipendenti e 400mila autonomi circa). A questo numero, si aggiungono 2,6 milioni di dipendenti che vedono a forte rischio il proprio futuro lavorativo sull’onda dello sblocco dei licenziamenti.  

 

 

Gli infortuni sul lavoro costituiscono una problematica che caratterizza da sempre l’organizzazione e l’evoluzione del sistema di produzione e il mercato del lavoro nazionale, come quello internazionale. Gli incidenti, in alcuni casi anche mortali, sono spesso il risultato di un’organizzazione del lavoro per nulla coerente con quanto previsto dalla legislazione nazionale, con ritmi di impiego elevati e con misure di sicurezza e prudenza scarsamente adeguate o addirittura non considerate. E’ quanto si legge nella Riflessione nazionale sugli infortuni sul lavoro che l’Eurispes ha realizzato per Adnkronos/Labitalia in vista della Giornata mondiale salute e sicurezza sul lavoro.  

 

"La Giornata del 28 aprile costituisce un momento prezioso per riflettere sull'importanza di comprendere quanto il lavoro incida sulla nostra vita e sulla nostra salute". Lo dice, all'Adnkronos/Labitalia, Franco Bettoni, presidente dell'Inail, in vista della celebrazione della Giornata mondiale salute e sicurezza sul lavoro. "La pandemia, nonostante le tante difficoltà cui ci ha messo di fronte, ha rafforzato - spiega - concetti fondamentali: ha confermato la centralità della sicurezza dei lavoratori; ci ha fatto capire che è indispensabile accompagnare il lavoratore nel percorso professionale". 

 

"Donne e giovani erano una debolezza strutturale del nostro mercato del lavoro già prima della pandemia: ci sono 20 punti di differenza nella partecipazione al lavoro delle donne rispetto agli uomini, segnando a livello europeo uno dei livelli più bassi. Siamo sotto al 50% di partecipazione femminile al mercato del lavoro il che vuol dire che meno di una donna su 2 lavora.

 

Lo smart working divide gli italiani, condizionati dalle modalità con cui è stata vissuta l’esperienza e, soprattutto, dal contesto familiare e domestico in cui si è svolta. Il bilancio è positivo sul fronte dell’aumentata possibilità di conciliare i tempi di vita e di lavoro ma, insieme, emergono criticità che possono avere effetti anche sul clima aziendale e sulle relazioni di lavoro, fino ad arrivare alla disaffezione.

 

"Con il superbonus al 110% e tutti gli altri bonus edilizi che sono stati messi in campo abbiamo un'opportunità molto importante e una possibilità di lavoro decisamente di alto livello dal punto di vista economico, meno alto dal punto di vista professionale. Ma comunque ci sarebbe lavoro per tutti. Dico sarebbe perché anche nell'ambito del superbonus ci sono delle difficoltà". Così, in un'intervista con Adnkronos, Franco Fietta, presidente di Fondazione Inarcassa, che rappresenta ingegneri e architetti.  

 

Uno dei obiettivi del Pnrr è sostenere la transizione digitale e l’innovazione del sistema produttivo. Ma a che punto siamo in Italia? "L’Europa ha un indice, il Desi, che permette di confrontarci con altri Paesi e focalizzare le priorità da darsi. Purtroppo scontiamo importanti ritardi con il resto del Continente, in particolare nell’area dell’eCommerce delle Pmi. Gli ultimi dati disponibili dicono che, alla vigilia della pandemia, solo il 10% delle nostre Pmi vendeva tramite internet e solo l’8% del loro fatturato arrivava da vendite online. I valori sono ben inferiori rispetto alla media del resto d'Europa, rispettivamente pari al 18% e all’11%", spiega ad Adnkronos/Labitalia, Mariano Corso, docente del Politecnico di Milano, membro del Comitato Scientifico degli Osservatori Digital Innovation Polimi e responsabile Scientifico degli Osservatori Smart Working e Cloud Transformation.