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Pd, Cacciari: "Dopo parole Zingaretti, congresso vero o partito morto"

Politica
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Terremoto in casa Pd e dimissioni del segretario Nicola Zingaretti, le cui "dichiarazioni segnano di fatto un punto di svolta irreversibile". A dirlo è il filosofo Massimo Cacciari, che spiega all’Adnkronos in modo cristallino il suo punto di vista sulla crisi dei dem.

Per Cacciari infatti, quelle di Zingaretti "non sono dichiarazioni che possono essere messe tra parentesi, facendo finta che non ci siano state, né è possibile ammorbidirle in qualche modo. Dopo dichiarazioni di quel genere fatte dal segretario di un partito l’unica cosa dare è dar vita ad un congresso che sia davvero decisivo in cui le tesi si contrappongano con franchezza e chiarezza cosicché dopo emerga un gruppo dirigente che possa condurre il partito su una linea precisa perché altrimenti le parole di Zingaretti si trasformano in un puro e semplice epitaffio. Se capiscono questo bene, ma se fanno finta di niente sono morti", spiega senza mezzi termini il filosofo. 

Quanto al pressing su Enrico Letta, da anni docente a Sciences Po a Parigi, considerato figura di alto profilo, Cacciari osserva: "A parte che non vedo stratosferiche altezze da parte di Letta rispetto a Zingaretti, ma al di là di questo particolare, la verità è che Zingaretti ha posto una drammatica questione e cioè che secondo lui, segretario del Pd, il partito è assolutamente inadeguato ad affrontare la situazione ben oltre la pandemia e le ultime vicende. Il giudizio di Zingaretti - rimarca Cacciari - riguarda in qualche modo l’intera storia del Partito Democratico".  

Ecco perché secondo Cacciari "o affrontano la questione e sia Zingaretti che Letta o pincopallo dicono ‘abbiamo capito la situazione e ci muoviamo in una ipotesi di completa rifondazione perché non è questione di nome (può essere Letta o Gentiloni o altri) oppure dicono ‘mettiamoci d’accordo, facciamo finta di niente, facciamo un altro bel pastrocchio tra di noi e chi più vivrà più vedrà', e allora secondo me il partito è spacciato, anche dal punto di vista elettorale perché non capisco chi potrebbe andare a mangiare in un ristorante il cui proprietario esce dicendo che si mangia da schifo".