Il sito "il Centro Tirreno.it" utilizza cookie tecnici o assimiliati e cookie di profilazione di terze parti in forma aggregata a scopi pubblicitari e per rendere più agevole la navigazione, garantire la fruizione dei servizi, se vuoi saperne di più leggi l'informativa estesa, se decidi di continuare la navigazione consideriamo che accetti il loro uso.
08
Lun, Mar

Coronavirus, "Roma era bomba ma per ora si è fermata"

Coronavirus, "Roma era bomba ma per ora si è fermata"

Salute e Benessere
Typography
  • Smaller Small Medium Big Bigger
  • Default Helvetica Segoe Georgia Times

"Penso che Roma abbia beneficiato più della Lombardia del lockdown nazionale imposto dal governo. Non siamo ancora certi, ma è stata la misura che ha consentito alla Capitale di non avere un picco epidemico, con tutte le conseguenze a livello di ricoveri ospedalieri.

Coronavirus,
Coronavirus, "Roma era bomba ma per ora si è fermata"

 

Era una bomba, siamo riusciti per ora a fermarla". A dirlo all'Adnkronos Salute è Carlo Signorelli, ordinario di Igiene dell'Università Vita-Salute San Raffaele di Milano a proposito dell'emergenza coronavirus."Lo scorso 9 di marzo - ricorda - è stato dichiarato un lockdown nazionale, che si pensava in un primo momento di attuare solamente al Nord. Si è fatta la scelta difficile di estendere la misura e col senno di poi, da commentatore scientifico, dico che quel provvedimento a distanza di 3 settimane è stato preso nei tempi giusti, e ha consentito di contenere i contagi nelle regioni senza focolai. Ecco, quel provvedimento è riuscito a contenere le infezioni in queste zone. Meno efficace è stato nelle aree dove i focolai c'erano: Nord, Marche e zone limitrofe. Roma è stata fra le città che hanno beneficiato maggiormente della chiusura totale. Poi la mancanza di urgenza estrema ha consentito di condurre un'azione di preparazione sul territorio e di gestire gli infetti più in una logica di gestione a casa".  

MASCHERINE - "L'Organizzazione mondiale della sanità dice che le mascherine non servono? Diceva anche che la trasmissione da asintomatici non è rilevante e che questa non era una pandemia. In tempi di 'pace' la mascherina nei sani non serve, in tempo di 'guerra' può davvero avere un senso. E non si arreca danno a nessuno indossandola". Le mascherine "sono utili a chi è infetto per non emettere le famose goccioline di saliva che mediano il contagio. Ed essendo ormai noto che non sappiamo chi è infetto - osserva Signorelli all'Adnkronos - possono essere utili anche al passante per strada. Penso abbia un senso l'uso esteso delle mascherine, naturalmente con la logica che fuori dagli ospedali bastano quelle chirurgiche, cioè quelle leggere, e che quelle professionali vanno riservate agli ospedali. Non si arreca alcun danno ed è una teorica protezione in più".  

LO STATO DI SALUTE - "A prescindere dai test che si faranno o non si faranno" per individuare i cittadini già portatori di anticorpi contro il coronavirus "prima ancora dell'età penso conti l'essere portatore di malattie croniche. Farei tornare più volentieri al lavoro un 60 enne sano che un 40 enne iperteso e in terapie farmacologica: nel 98% dei casi gravi c'è una comorbidità che prescinde dall'età". "Il lockdown - ricorda all'Adnkronos Salute - ha una durata temporale limitata e bisogna iniziare a pensare alla fase 2, bisogna cercare di conciliare le imprescindibili esigenze di sanità pubblica con quelle di una necessaria timida riapertura, scalare, progressiva. Il discorso da fare non è immediato, subito per tutti, ma 'a scalare' da Pasqua in poi. Io credo che a questo punto la scelta sia difficile, ma sia politica: noi scienziati abbiamo detto che servirebbe andare avanti più possibile, poi spetta alla politica trovare una mediazione, un compromesso. Che sarà sicuramente litigioso, perché c'è già chi vuole rompere il fronte scientifico, ma io dico: cerchiamo di tenerci uniti. La ripresa deve avvenire, allora parliamone e iniziamo a farlo ora". "Prima di tutto dobbiamo cominciare a dire che le attività outdoor potranno ricominciare prima di quelle indoor, dove rischio è meno consistente, e che quelle in cui la distanza minima può essere garantita riprenderanno prima di quelle dove questo non è consentito". Poi, "l'età può essere uno dei criteri sulla base dei quali si potrà consentire alle persone di tornare alle proprie attività. E' chiaro che le persone anziane sono in maggior numero portatrici di malattie croniche, ma il criterio dovrebbe essere lo stato fisico più che l'età anagrafica, per valutare chi può riprendere l'attività lavorativa. Credo che siano questi gli elementi sulla base dei quali preparare un algoritmo per valutare la ripresa delle attività in Italia. Sarà molto difficile arrivarci e quando lo si farà si presterà il fianco a critiche e discrezionalità. Ma finché non avremo un farmaco o un vaccino, è così che ci si dovrà muovere". 

Author: Red AdnkronosWebsite: https://ilcentrotirreno.itEmail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
News: Italia, Estero, Politica, Arte e Cultura, Eventi, Sport, Salute, Tecnologia, Amici Estero

Ti potrebbero interessare anche:
article-top-ads-ct-cca-002

Seguici anche su Facebook

FB Telecomunicazioni - il Centro Tirreno

Feed non trovato