Mantovani: "Vaccini allenano immunità, anche contro Covid"
Il sito "il Centro Tirreno.it" utilizza cookie tecnici o assimiliati e cookie di profilazione di terze parti in forma aggregata a scopi pubblicitari e per rendere più agevole la navigazione, garantire la fruizione dei servizi, se vuoi saperne di più leggi l'informativa estesa, se decidi di continuare la navigazione consideriamo che accetti il loro uso.
20
Mar, Ott
Visita il sito "il Centro Tirreno.com"
News - Arte e Cultura Eventi
Visita il sito "Nutrizione"
Nutrizione - Salute & Benessere
Visita il sito "La finestra sullo Spirito"
Approfondimenti di Cultura
Visita il sito "Partner"
Partner - il Centro Tirreno

Mantovani: "Vaccini allenano immunità, anche contro Covid"

Mantovani: "Vaccini allenano immunità, anche contro Covid"

Salute e Benessere
Typography
  • Smaller Small Medium Big Bigger
  • Default Helvetica Segoe Georgia Times

Vaccinarsi contro un agente infettivo specifico può allenare il sistema immunitario innato rendendolo più forte e reattivo anche contro altri virus e batteri.

Mantovani:
Mantovani: "Vaccini allenano immunità, anche contro Covid"

 

Un meccanismo che potrebbe rivelarsi utile anche contro il coronavirus Sars-CoV-2. E che spiegherebbe anche perché i più piccoli sono meno colpiti da Covid-19. Parola dell'immunologo Alberto Mantovani. Il direttore scientifico dell'Irccs Humanitas di Rozzano (Milano) e professore emerito di Humanitas University descrive così il fenomeno insieme al collega Mihai Netea (Olanda) sul 'New England Journal of Medicine', in un articolo che parla di immunità innata allenata, epigenetica, e Covid-19.

Gli scienziati illustrano il concetto di 'protezione agnostica' e di innalzamento della soglia dell'immunità innata, la prima linea di difesa dell'organismo, che ha un ruolo chiave nella resistenza ai patogeni: risolve - come ripete spesso Mantovani - il 90% dei problemi causati dal contatto con batteri e virus e si accompagna all'immunità adattiva, la nostra linea di difesa più specifica, che può essere stimolata e dunque potenziata con i vaccini. Oggi però, sottolineano gli esperti, si parte da una prospettiva nuova: sempre più dati dicono che anche il sistema immunitario innato può essere allenato. Scoperta ancora più importante in epoca di convivenza con Sars-CoV-2.

"Vaccinarsi - spiega Mantovani con il collega Netea - può aumentare il tono di base dell'immunità innata, come in un allenamento, e innescare la resistenza antimicrobica definita 'agnostica'. Tale addestramento è direttamente collegato alla resistenza alle malattie infettive, come probabilmente accade anche per Covid-19. In questo processo giocano un ruolo chiave le cellule mieloidi, in particolare i macrofagi, attori centrali dell'immunità innata, che con la loro diversità e plasticità contribuiscono all'attivazione, all'orientamento e alla regolazione delle risposte immunitarie adattive".

Come si allena il sistema immunitario? Esistono due strade, dicono gli esperti: sottoporsi alle vaccinazioni raccomandate, compresa quella antinfluenzale stagionale, e condurre uno stile di vita sano, sintetizzato nella formula 0-5-30: ogni giorno zero sigarette, 5 porzioni di frutta e verdura fresche, 30 minuti di esercizio fisico moderato. L'obesità disorienta il sistema immunitario ed è un fattore di rischio, anche per Covid-19. Allena l'immunità innata, ad esempio, "il vaccino contro il morbillo che protegge non solo contro il virus specifico, ma anche più in generale contro le infezioni respiratorie".

Questo meccanismo di allenamento, prosegue Mantovani, "potrebbe contribuire a spiegare il fatto che i bambini siano meno colpiti da Covid-19, dal momento che la maggior parte di loro è sottoposta a diverse vaccinazioni nei primi anni di vita. Sperimentazioni in corso utilizzano, ad esempio, il vaccino contro Bcg (tubercolosi) per alzare la soglia di allenamento del sistema immunitario. Evidenze epidemiologiche, come quelle descritte in un lavoro uscito in parallelo su 'Proceedings National Academy of Science Usa' suggeriscono che questo vaccino possa aumentare la resistenza a Covid, ma ciò andrà provato in studi prospettici controllati. E' ancora dubbio che il vaccino antinfluenzale sia associato a un effetto analogo, ma ciò non toglie che sia fortemente indicato".

Certamente, è il messaggio dello scienziato italiano più citato al mondo, "innalzare il livello delle nostre difese di prima linea costituisce una strada promettente da esplorare e approfondire". Negli ultimi mesi i ricercatori di Humanitas si sono occupati a più livelli della risposta immunitaria a Sars-CoV-2. E' ormai accertato, spiegano ad esempio, che la suscettibilità a Covid-19 dipende da vari fattori. In parte anche genetici, come emerge dallo studio pilota Gwas (Genome-Wide Association Study), pubblicato sul 'New England Journal of Medicine' a giugno, cui hanno contribuito per l'Italia Humanitas University-Irccs Humanitas insieme a università Milano Bicocca-ospedale San Gerardo di Monza e Policlinico di Milano.

Dai campioni di 1.980 pazienti italiani e spagnoli affetti da Covid-19 con insufficienza respiratoria, e dalle analisi di oltre 8,5 milioni di polimorfismi (8.582.968) genetici, è risultato che un 'locus genico', ossia una particolare posizione di un gene che costituisce un fattore di rischio per forme gravi di Covid-19, è localizzato sul cromosoma 3 in una regione in cui è presente un gene, SLC6A20, che interagisce con la proteina Ace2, ovvero la 'serratura' presente nelle cellule, che il virus Sars-CoV-2 apre con la 'chiave' della sua proteina Spike. Nella stessa regione sono presenti anche alcuni geni per recettori di chemochine che potrebbero avere un ruolo nel mediare la risposta infiammatoria che influenza l'evoluzione della malattia Covid-19.

"Lo studio - sottolineano i coautori Stefano Duga e Rosanna Asselta, entrambi ricercatori di Humanitas e docenti di Humanitas University - ha permesso di identificare in modo chiaro i primi 'loci', ossia le sedi di suscettibilità genetica, in cui risiedono le varianti che aumentano il rischio di sviluppare l'insufficienza respiratoria in Covid-19: una complicanza che si presenta in circa il 10% dei malati. Queste informazioni potranno costituire un campanello di allarme per identificare i pazienti più a rischio, prima che intervengano i sintomi respiratori. Si tratta di un passo importante in un'ottica di Medicina personalizzata anche in Covid-19. Inoltre, i risultati dello studio potrebbero aiutare a identificare ulteriori target terapeutici contro il virus, ovvero nuovi bersagli per farmaci già in uso per altre patologie, in attesa del vaccino".

Author: Red AdnkronosWebsite: https://ilcentrotirreno.itEmail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
News: Italia, Estero, Politica, Arte e Cultura, Eventi, Sport, Salute, Tecnologia, Amici Estero

Ti potrebbero interessare anche:
article-top-ads-ct-cca-002
il Cntro Tirreno.it - Salute & Benessere

Seguici anche su Facebook