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Dom, Apr

Covid, "casi in aumento: con varianti spettro terza ondata"

Salute e Benessere
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Preoccupa la diffusione delle varianti di coronavirus nelle ultime settimane, tanto da far temere l'arrivo di una terza ondata" di covid mentre il numero delle vittime si avvicina sempre più a quota 100mila (96.974).

 

"Se le misure restrittive del periodo natalizio hanno aiutato a prevenire" un'impennata dei contagi, "la diffusione delle varianti nelle ultime settimane sembra far materializzare lo spettro della terza ondata". A riepilogare uno degli elementi che emergono dall'ultimo report settimanale dell'Alta Scuola di Economia e Management dei sistemi sanitari dell'università Cattolica (Altems) di Roma è il suo direttore, Americo Cicchetti. "La settimana appena trascorsa - spiega - evidenzia un aumento dell'incidenza settimanale, registrando un valore nazionale pari a 133 ogni 100mila residenti. Non solo l'incidenza, ma anche altri parametri, che stiamo monitorando con i nostri Instant Report settimanali, sembrano oscillare in modo preoccupante in quest'ultimo periodo".  

Nella 41esima puntata del report si confermano differenze significative in termini di incidenza nelle diverse Regioni. I dati al 22 febbraio mostrano che la percentuale di casi attualmente positivi (387.903) sulla popolazione nazionale è pari a 0,65% (in calo rispetto ai dati del 15 febbraio in cui si registrava lo 0,67%). La percentuale di casi (2.818.863) sulla popolazione italiana è "in sensibile aumento, passando dal 4,58% al 4,73%". 

Il primato per la prevalenza periodale, che corrisponde alla proporzione della popolazione regionale che si è trovata ad essere positiva al virus nell'intervallo di tempo considerato, si registra nella Provincia autonoma di Bolzano (9,72%), in Veneto (6,70%) e in Valle d'Aosta (6,38%), ma è su Bolzano (1,30%), Campania (1,25%) e Abruzzo (1,00%) che oggi si ha la maggiore prevalenza puntuale di positivi, con valori in leggero aumento nelle altre Regioni, e con un media nazionale pari a 0,65% (in calo rispetto ai dati del 15 febbraio). Nell'ultima settimana la prevalenza periodale in Italia è pari a 793 casi ogni 100mila residenti, in calo rispetto alla settimana precedente. 

Per quanto riguarda la letalità, ossia il rapporto decessi/positivi a Sars-CoV-2, nell'ultima settimana analizzata "la letalità grezza apparente, a livello nazionale, è pari al 3,85 per 1.000, in aumento rispetto alla scorsa settimana analizzata (3,76 per 1.000)", si legge nel rapporto. "Il dato più elevato si registra in Molise, pari a 10,28 per 1.000, e in Liguria, pari a 7,83 per 1.000, nonostante siano ben lontani dal valore massimo registrato a marzo", precisano gli esperti. Quanto alla mortalità, ossia il rapporto decessi/popolazione, "nell'ultima settimana la mortalità grezza apparente, a livello nazionale, è pari a 3,05%, stabile rispetto alla scorsa settimana analizzata (3,07%). L'Umbria è di poco sotto il valore soglia, registrando una mortalità grezza pari a 8,16%, seguita da Provincia autonoma di Bolzano a 7,89% e dal Molise a 7,32%". 

Superano i 20 miliardi i costi affrontati dall'Italia per i ricoveri Covid secondo il report. Nel dettaglio, per gli oltre 2,3 milioni di ospedalizzazioni legate a Sars-CoV-2 e concluse con la dimissione del paziente, la spesa al 18 febbraio, valorizzata con le tariffe Drg, è stimata in una cifra superiore 19,5 miliardi, di cui il 21% sostenuto per i casi trattati in Lombardia. Il Drg medio risulta pari a 8.476 euro. Per i 64.400 ricoveri Covid che si sono conclusi con il decesso del paziente, la spesa si stima pari a oltre 631 milioni di cui il 27% sostenuto per i casi in Lombardia. Il Drg medio è stimato pari a 9.796 euro. 

La 41esima puntata del rapporto aggiorna anche l'analisi esplorativa già pubblicata relativa al quadro pre-Covid che evidenziava una 'perdita' di ricoveri non-Covid. Se alla prima valutazione era oltre i 4,2 miliardi, ad oggi, considerando un ulteriore mese di blocco dei ricoveri programmati durante la seconda ondata, tale valore sale a 6,7 miliari di euro. Il calcolo è stato eseguito partendo dai dati del ministero della Salute 2018 relativi al totale dei ricoveri programmati annui, per ottenere il numero medio di ricoveri mensile e poi valorizzare i ricoveri non-Covid 'persi' durante 5 mesi, dall’inizio dell'emergenza. 

Quanto ai costi per il trattamento dei casi positivi, si stima per il Servizio sanitario nazionale un importo che varia da un minimo di 930 milioni a un massimo di 3,791 miliardi. La stima dei costi per giornate in terapia intensiva - date le 425.893 giornate di degenza al 22 febbraio 2021 (dati Ministero della Salute) in terapia intensiva, e assunto un costo giornaliero medio di 1.425 euro - porta a ipotizzare un costo totale a livello nazionale intorno a 606,8 milioni, di cui il 27% sostenuto in strutture ospedaliere della Lombardia. E' stata anche aggiornata la stima relativa al costo sostenuto dalle Regioni per la realizzazione degli oltre 37 milioni di tamponi effettuati finora per testare la popolazione: a livello nazionale, si calcola sia poco superiore a 1 miliardo di euro. 

 

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