Referendum, Valeria Marini: ''Votiamo sì per una giustizia dove chi sbaglia paga''
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Referendum, Valeria Marini: ''Votiamo sì per una giustizia dove chi sbaglia paga''

Politica
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(Adnkronos) - ''Al referendum sulla giustizia voterò sì perché nei Paesi in cui esiste la separazione tra giudice e pubblico ministero il sistema funziona meglio e si riducono le lungaggini burocratiche''. Così Valeria Marini all'Adnkronos, interviene nel dibattito sulla riforma della giustizia, sottolineando un

principio che per lei è centrale: chi sbaglia deve rispondere dei propri errori, soprattutto quando in gioco ci sono i diritti delle persone. Una convinzione maturata anche attraverso un’esperienza personale. La Marini infatti ricorda la vicenda che ha coinvolto la madre, Gianna Orrù, vittima di una truffa da 335 mila euro. Un processo "durato oltre sei anni che, nonostante una decisione favorevole del giudice e la condanna al risarcimento, si è concluso con la prescrizione a causa di un errore nelle trascrizioni delle date da parte del pubblico ministero", racconta l'attrice: ''Questo crea difficoltà concrete per chi ha subito il danno - spiega - e rende ancora più evidente quanto sia importante la responsabilità di chi sbaglia''. 

Nel suo intervento richiama anche il caso simbolo di Enzo Tortora, raccontato nel film 'Portobello' di Marco Bellocchio. Il celebre presentatore ''fu accusato ingiustamente e arrestato senza prove, prima di essere completamente assolto anni dopo - ricorda la Marini - Una vicenda che ha segnato una vita e che pone una domanda: chi paga per errori così gravi?''. Secondo Marini, la riforma della giustizia e la separazione delle carriere tra giudici e Pm vanno proprio nella direzione di rafforzare l’equilibrio del sistema: ''Serve a rendere la magistratura ancora più autonoma e a garantire decisioni libere da condizionamenti''. E conclude con un invito a non trasformare il tema in uno scontro ideologico: ''La riforma non deve diventare una battaglia politica, ma un passo avanti per una giustizia più efficiente e più equa per tutti'', conclude. (di Alisa Toaff) 

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