Milano, Sala: "Preoccupazione altissima, poche forze dell'ordine in piazza: può essere solo l'inizio"
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Milano, Sala: "Preoccupazione altissima, poche forze dell'ordine in piazza: può essere solo l'inizio"

Politica
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(Adnkronos) - "La preoccupazione è altissima". Lo afferma il sindaco di Milano Giuseppe Sala ospite di Rtl 102.5 all'indomani della guerriglia urbana che una frangia di manifestanti contro il caro vita ha messo in scena in scena nel centro città. Dal primo cittadino arriva una condanna a chi ha danneggiato e "totale

solidarietà totale alle forze dell'ordine, io sono con loro", ma giunge anche una riflessione.  

"Soprattutto in piazza Duomo si vede una quantità di protestanti e uno sparuto gruppo di poveri poliziotti in un angolo. Ho l'impressione che si sia sottovalutato il momento e che le forze dell'ordine non fossero adeguate, ieri mi sembravano tanti contro pochi" spiega il primo cittadino che parla di circa "200 poliziotti, erano pochi". Sala teme altri disordini nelle prossime settimane, visto quanto accade anche in Francia, e ribadisce di aver avuto, per la prima volta, dopo anni e cortei, "questa sensazione di non controllo della piazza".  

Il sindaco ha chiesto però di non confondere chi devasta con gli studenti che sono scesi numerosi in piazza e non hanno creato danni. Il primo cittadino ricorda "la complessità" dell'ordine pubblico, di gruppi che si staccano dal corteo e si dividono rendendo complicato il controllo della piazza: "La polizia ha cercato di far arrivare degli idranti in zona Duomo e non è semplicissimo, noi dobbiamo essere ancora più pronti. Io sono solo molto preoccupato che queste sono le prime prove che vedremo...", una violenza che "io non ho la minima volontà di giustificare" sottolinea il primo cittadino che ribadisce la solidarietà alle forze dell'ordine. 

"Noi non siamo preparati e temo anche che all'interno della comunità poi inizi il tutti contro tutti. Ieri sera mi segnalavano dei post social che identificavano alcuni dei ragazzi vicini alla protesta...con il rischio di arrivare alla soluzione che ci si fa giustizia (da sé, ndr)" conclude. Si tratta di post social poi 'corretti', come "finti" e di scherno alla sinistra. 

 

Milano si è risvegliata provando a cancellare gli ultimi segni di una guerriglia urbana che ieri, sabato 17 ottobre, nessuno pensava fosse capace di esplodere e diventare incontenibile. Manca ancora una conta ufficiale, ma sono una sessantina i fermati - la metà minorenni - e almeno 25 i feriti (nessuno grave) medicati in diversi ospedali, tra cui una decina delle forze dell'ordine. I dati definitivi, attesi nelle prossime ore, non sposteranno il focus: Milano, per l'intero pomeriggio, forse per una sottovalutazione del corteo, è stata in balia di una rabbia che ha trovato sfogo nella violenza. 

Le strade sono ripulite, ma restano le tante vetrine sventrate dalla furia cieca di ragazzini che hanno colpito senza bandiera o fede politica. Niente centri sociali, pochi volti maturi, chi ha distrutto usando mazze, cestini dei rifiuti, bici a noleggio o sanpietrini, ha i volti di quelli che vengono etichettati come 'maranza' o 'giovani di seconda generazione', parole che poco dicono su chi siano davvero e che invece provano a segnare una differenza di origine più che di frustrazione. La condanna della politica è totale, ma da oggi Milano non può ignorare una rabbia che afferra, devasta, saccheggia quello a cui non può più accedere. I cognomi dei fermati sono anche italiani a testimoniare una rabbia trasversale. Se per Expo, nel 2015, la città fu messa a ferro e fuoco da gruppi organizzati con giovani stranieri nelle frange più violente, questa volta a distruggere è chi qui, tra centro e hinterland, ci vive. 

La lista dei danni è ancora da definire, tra vetrine distrutte, negozi saccheggiati, arredi dati alle fiamme, ma i tavolini dei bar del centro sono già pronti a ospitare nuovi turisti ignari della battaglia (alcuni non si sono fermati con i selfie neppure con le fiamme in piazza Duomo). La città si rimette a lucido - lo ha fatto fin da ieri sera con cittadini arrabbiati per la guerriglia e impegnati a rimettere a posto transenne e tavolini rotti - ma la sensazione è che oggi sia più difficile mettere la polvere sotto il tappeto. 

 

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