(Adnkronos) - Il voto in Italia non è al passo con la rivoluzione tecnologica. "Nessuno nasconde che ci siano aspetti problematici per l'attivazione del voto elettronico ma la ragione principale per cui ciò non avviene è legata ad una sorta di feticismo e di pigrizia culturale. Non si può infatti affermare che la
Secondo Guzzetta, la riforma potrebbe attuarsi "identificando ad esempio all'estero luoghi in cui esercitare il diritto di voto elettronico. Tra l'altro, nel diritto europeo è già prevista una forma di collaborazione fra ambasciate per i paesi che non hanno rappresentanze diplomatiche, per garantire la capillarità degli uffici diplomatici - ricorda - Il faro deve essere dunque l'articolo 48 della Costituzione con i suoi capisaldi irrinunciabili su cui declinare la rivoluzione digitale. Nessuno può avanzare alibi che presuppongano che per rispettare questi principi dobbiamo restate all'età della pietra. Anche perché - rimarca il costituzionalista - come sappiamo le manipolazioni sono avvenute, avvengono e avverranno anche con i metodi tradizionali".
Del resto, anche per la questione complementare a questa, la sottoscrizione delle firme per la presentazione delle candidature, "lo stesso legislatore nel 2017 la aveva ipotizzata come strada percorribile demandando ad un decreto attuativo la realizzazione, ma purtroppo in 7 anni nessun ministro dell'Interno ha sentito il dovere di applicare una legge dello Stato - sottolinea - Infine, poiché l'organizzazione della vita delle persone ormai ha interiorizzato l'uso di questi strumenti, è prevedibile che ad ogni prossima elezione il numero delle persone che sia altrove rispetto alla sede fisica del seggio in cui dovrebbe votare, aumenti esponenzialmente. E che dunque - conclude Guzzetta - gli esclusi dalla democrazia raggiungano cifre che sono intollerabili, mettendo a rischio la partecipazione democratica". (di Roberta Lanzara)
