Il tempo delle cose e delle case perdute
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Il tempo delle cose e delle case perdute

Il tempo delle cose e delle case perdute

Amore e Psiche
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Il tempo di allora quando?

Simon Glücklich (1863-1943) - Lezione per casa
Simon Glücklich (1863-1943) - Lezione per casa

 

Presto diventerà  da poesia leggenda il tempo dei  nostri avi, poi dei nostri nonni e genitori. Quel tempo della gioventù  col sorriso pieno e che ora sa di vecchio. Ciò  che passa e lascia l'eco della dissoluzione diventa memoria incantata, con tutti i suoi dolori e le sue inadempienze. Il sociale era l'individuo felice, sereno e speranzoso che trovava una collocazione all'interno del tutto.

Sarebbe  bello che si ritornasse ad allora, a quando le maestre erano tali, mamme accorte allo studio dei loro piccoli e si studiava osservando i campi, ascoltando il vento e il tempo che bussava alla porta delle stagioni. Lo sguardo fisso oltre la finestra, sul mondo.

Sarebbe bello che tornassero le case e le cose di una volta, ciascuna delle quali aveva un nome. Oggi, a che vale più conoscere il nome delle cose? Chiamiamo per nome ciò  con cui instauriamo un rapporto di familiarità. Ma oggi esiste solo distanza nella raggiungibilità di tutto. Le case di un tempo profumavano di dignità  e di cose vissute. Si stava dentro più che  fuori e le cose di quel tempo sanno di umano e tracciano storie. Oggi la casa ha il vissuto contato e concentrato in.una manciata di minuti al giorno perché nessuno la vive più. È  un  transito obbligato, un guscio per le vite che, nella metratura sempre più  contratta, vivono da estranee.

Il tempo che non torna diventa leggenda nell'anima che ha smesso di aspettare e ha chiuso la porta. L'anima, un giardino di cose morte e di rose spezzate, che esala un profumo di antico e non ha occhi con cui guardare la miseria del presente.

Allora c'era tempo per tutto e per gli affetti che venivano ripagati dal mondo vero, dalle persone che erano sul serio vicine, così  come dai quadri di paesaggi, dalle zolle di terra portate a frutto e dalla natura. Un tempo c'erano  i botanici, gli agronomi, i medici in bicicletta che accorrevano e soccorrevano. Un tempo... c'era davvero poco ma si viveva di tanto.

Era un mondo semplice quello di allora. I giudizi per quanto severi, invogliavano a proseguire e a migliorarsi e non si estendevano all'ambiente famigliare. I voti bastavano a farti sentire utile e gratificato. Non esistevano masters o trovate succhiasoldi. Si valeva senza ma e senza se. Poi è  uscito il progresso, la civiltà  informatica e l'uomo non rende più. Gli stages, le specializzazioni plurime non bastano a competere con la tecnologia e gli uomini non sono più uomini. Macchine anch'essi in gara con i robot.

 

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Ippolita Sicoli
Author: Ippolita SicoliWebsite: http://lafinestrasullospirito.it
Responsabile del Settore Cultura del quotidiano online "ilCentroTirreno.it"
Docente della Federiciana Università Popolare, Specializzata in Discipline Esoteriche, Antropologia, Eziologia e Mitologia, ha partecipato in qualità di relatrice a convegni e conferenze. Ha pubblicato le seguenti opere: “Il canto di Yvion - Viaggio oltre il silenzio” prima edizione Wip Edizioni 2003, seconda edizione Ma.Per. Editrice 2014. Il romanzo “Storia di Ilaria e della sua stella” Edizioni Akroamatikos 2008. La raccolta di racconti per ragazzi “Storie di pecore e maghi” Ed. Albatros 2010. Il romanzo “Il solco nella pietra” Editore Mannarino 2012. Il saggio antropologico “Nel ventre della luce” Carratelli Editore 2014.

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