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L'INTERVISTA. Alfredo Quintiero. Il cinema e la ridefinizione dei drammi

Quando parliamo di cinema oggi, spesso ci viene a mente il repertorio di violenza che bersaglia la società nei suoi aspetti peggiori.

Il cinema, lo spettacolo ritraggono, rappresentano ma difficilmente ricostruiscono al di fuori delle scene i paesaggi interiori oggi desertificati da una subcultura che non mira a ricreare l'uomo e il suo habitat, all'insegna della positività. Ritrarre è facile e non comporta alcun dispendio mentale teso ad aggiungere novità al già conosciuto ed esautorato mondo dell'abitudine. Purtroppo oggi si vive a stretto contatto con l'abitudine di anticamera all'assuefazione che ci porta a digerire gli aspetti distruttivi di questa società che non ha a cuore i suoi figli, né tanto meno il loro futuro. Se cinema vuol dire movimento, oggi lo stato di apatia in cui versa, ci ha fatto dimenticare le sue originarie pulsioni. Non può  esserci dinamismo senza la coscienza di un vero e proprio cambiamento ed è  proprio su questo punto che differiscono i registi e i loro progetti spesso sterili simulatori di una realtà che andrebbe cambiata. Un regista tra i pochi che non si limitano a registrare e a mostrare spaccati di societa’ scomodi senza il filtro della rivisitazione interpretativa funzionale alla realtà  stessa, è Alfredo Quintiero. Costui, cresciuto e maturato attraverso  la cultura del cinema, già all'eta' di tredici anni ha visto la cinepresa come fosse la penna del giornalista, capace quindi di scuotere le coscienze nel profondo, scardinando I deleteri luoghi comuni.

Regista Quintiero, il suo è  un  cinema  coraggioso, vero?

“È un  cinema che si prefigge dei propositi, in un mondo, quello odierno,  dove ognuno reclama la sua buona fetta di visibilità  senza voler cambiare nulla.”

Il film che lei attualmente sta  girando è  sulla Mafia?

“È un film che parte dal bullismo per poi arrivare al tema scottante della Mafia. Al momento stiamo facendo il casting. Oggi siamo a Pomezia e ad affiancarmi c’è l'attore Giulio Di Corato che interpreterà il ruolo del mafioso. Il film sarà  girato i primi di febbraio a Palermo e s'intitolerà “Alla legge della violenza lo Stato risponde.”

Regista, come nasce l'idea di congiungere i due temi Bullismo e Mafia?

“Nasce dall'osservazione della realtà. Purtroppo  oggi manca il rispetto  su tutti i fronti e il bullismo nel momento in cui si afferma come prevaricazione sull'individuo, degenera in Mafia.”

Lei non si limita a raccontare, ma con intelligenza tende a spiegare certi fenomeni aberranti, è  così?

“Esatto. Oggi tutti i registi pensano di descrivere le brutture che ci toccano, ma in realtà raccontano ciò che non è e la  realtà ne esce falsata. La Mafia di cui parlano i film oggi è  una Mafia alterata rispetto  a quella delle origini.”

In merito a questo, lei ha condotto un'operazione di ricerca nella progettazione del film?

“Decisamente. Ho scavato nelle origini della vera Mafia. Ho interpellato persone che mi hanno illustrato i comportamenti  dei veri mafiosi.”

Lei è  di Palermo?

“No, sono di Salerno, ma mia moglie con la quale sono sposato da tanti anni è di Palermo. Il film racconterà la vera Mafia, quella palermitana e nell'operazione di  ricerca delle informazioni  molto devo  ai miei cognati palermitani che mi hanno sostenuto e aiutato.”

Lei parla di differenza tra la Mafia raccontata dal cinema e la vera Mafia. Quale sarebbe?

“La Mafia di cui oggi si parla è  delinquenziale, ammazza come se niente fosse. Non ha rispetto  per i bambini, né  per i giornalisti che per mestiere indagano sui fatti  e trasmettono  le notizie. La Mafia siciliana era basata su altri principi. L'onore e il rispetto oggi non esistono più.”

Le è  capitato di sentirsi avversato nel suo lavoro di regista, in quanto personaggio  forse scomodo?

“Onestamente no.”

Lei lavora per la RAI. Cosa significa oggi lavorare per la televisione  pubblica?

“Io non sono più  un dipendente  della RAI ma un regista esterno. Purtroppo  lavorare per la RAI oggi è  molto sconveniente perché  l'azienda non e’ più  corretta come una volta. Io ormai le ossa me le sono fatte da tempo e vado benissimo  avanti da solo. Il mio modello di cinema è  quello americano incentrato sull'azione, diretto. In cantiere ho tanti progetti. Un musical che racconta di una ragazza resa invalida da un brutto incidente che però  non  le impedisce di amare la danza e di continuare a ballare pur sulla sedia a rotelle. Alla fine questa sua passione la porta a vincere un premio come ballerina. In cantiere c'è anche un film su Botticelli e la sua modella Simonetta Vespucci. Anche qui il film non si limiterà  a raccontare ciò  che  già  si conosce e in chiave romanzata, ma si  farà   portavoce delle tante situazioni  scomode vissute dalle donne di una volta, sottomesse totalmente alla volontà  del padre o del marito che le facevano prostituire in cambio di danaro da destinare all'estinzione di debiti contratti, oppure all'acquisto di nuovi possedimenti. Nel caso di Simonetta fu il suocero a venderla per acquistare la proprietà.”

Il cinema ha la capacità di rendere tangibile ciò che sfugge alla conoscenza. È un gioco di trame e di altri elementi sottili che marcano la scena e conferiscono potere all'immaginazione.

Cosi il cinema diviene maestro di vita, riscoprendo la sua antica capacità di spingere alla ricreazione della realtà  reinventando attraverso sempre nuovi mezzi espressivi che sperimentano linguaggi inesplorati o parzialmente assaggiati. Il cinema quindi, diventa strumento di emozione e di cambiamento. Seducendo il pubblico, apre nuove strade che forse altri un domani percorreranno incoraggiati da una società sveglia, di viaggiatori.

 

Ippolita Sicoli
Ippolita Sicoli
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