Covid, il 44% delle famiglie rinuncia a baby-sitter - il Centro Tirreno - Quotidiano online
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Mar, Lug

Covid, il 44% delle famiglie rinuncia a baby-sitter

Economia
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L'emergenza coronavirus 'travolge' anche i baby-sitter. Secondo una survey di 'Le Cicogne', società dell'agenzia per il lavoro Orienta, infatti, il 44% delle famiglie (con figli sotto i 18 anni) ha dichiarato che a seguito del diffondersi della pandemia non ha proseguito con un servizio di baby-sitter sostanzialmente per due ragioni: non lavorando o lavorando da casa non hanno più avuto la necessità di un o una baby-sitter; per motivi di sicurezza e tutela della salute dei propri familiari.

Ciò nonostante, per circa un terzo del 44% l’esigenza di un servizio di baby-sitter o di un aiuto in tal senso è comunque rimasto. Tant’è che la stragrande maggioranza, per sopperire a tale necessità, si è rivolta ad amici o parenti. Sempre secondo la ricerca, l'ampio ricorso allo smart working e la chiusura prolungata delle scuole, oltre ai timori dei contagi, ha avuto un indubbio impatto sull’attività di baby-sitting per il 64% del settore. Nello specifico, per l'11% degli intervistati c’è stata una riduzione del 100% delle ore lavorate e di utilizzo di un o una baby-sitter rispetto alla fase pre-pandemia e complessivamente l’orario di lavoro è diminuito per il 36%. Per un altro 35%, invece, c’è stata una rimodulazione in senso più flessibile degli orari di utilizzo del servizio di baby-sitter in base alle necessità lavorative distribuite tra mattina, pomeriggio e sera. Solo il 36% ha dichiarato che non ci sono stati cambiamenti rispetto al periodo pre-pandemia.  

Un 'mondo', quindi, in continua evoluzione, come spiegano ad Adnkronos/Labitalia da 'Le Cicogne'. "Lo smart working, la chiusura delle scuole e tutti i cambiamenti avvenuti e in corso stanno cambiando questo mercato, ci stiamo attrezzando per permettere colloqui online, baby-sitting online e molto altro, ma questo è un lavoro che verrà sempre fatto fisicamente e non potrà mai essere altrimenti. Stiamo quindi notando un andamento del mercato che si sta riprendendo e ci stiamo preparando per settembre 2021, che sarà sicuramente un nuovo inizio", spiegano dalla società.  

Nell'attesa, comunque, "il portale lecicogne.net vuole aiutare genitori in cerca di una baby-sitter e, allo stesso tempo, genitori che hanno già trovato una baby-sitter di fiducia nella gestione del rapporto di lavoro domestico. I vantaggi sono molti e in pochi li conoscono. Mettere in regola il rapporto di lavoro non è semplice e avere un servizio che lo fa al posto tuo ti permette di risparmiare tempo e denaro. Oltre le comunicazioni obbligatorie, ci occupiamo dell’emissione periodica dei documenti (buste paga, Cu, avvisi pagoPa) e gestiamo automaticamente i pagamenti dal genitore alla baby-sitter al centesimo", spiegano ancora dalla società.  

E dai dati di 'Le Cicogne' tanti particolari anche sul periodo di lockdown. "Durante il periodo di lockdown, il cambiamento sulla tipologia di persone era legato al fatto che i parenti (zii, cugini, nonni) hanno offerto tale servizio contrattualizzandolo formalmente per potersi spostare dal domicilio con le necessarie autorizzazioni. Questo è stato il cambiamento più evidente", continuano dalla società. Ma c'è anche la nota positiva del calo del lavoro nero. "E' aumentata in percentuale la quantità di persone che hanno voluto e dovuto regolarizzare il rapporto di lavoro, sia per giustificare gli spostamenti durante il lockdown, sia per ottenere maggiori benefici economici come il bonus baby-sitter", spiegano da Le Cicogne.  

Ma i baby-sitter chiedono anche garanzie dal punto di vista sanitario. "Sicuramente tutti i lavori che implicano un grande contatto e vicinanza con le persone avrebbero necessità di un canale preferenziale" per la vaccinazione anti Covid19, lanciano l'appello da Cicogne. "Ci sono tanti mestieri in cui questo contatto è predominante e sicuramente le baby-sitter sono tra questi, insieme ad insegnanti, estetisti e molti altri", aggiungono. E per Monica Archibugi, founder Le Cicogne, "è indubbio che la pandemia ha avuto un impatto dirompente nell’ambito del lavoro da baby-sitter". "La combinazione di due fattori decisivi come l’ampio ricorso allo smart working e la chiusura delle scuole hanno determinato profondi cambiamenti", aggiunge.  

"Da sottolineare, poi, un altro aspetto decisivo, ossia i timori dei contagi e quindi la diffidenza -spiega ancora Archibugi - delle famiglie di accogliere in casa personale sconosciuto. Tutto questo ha portato, per certi versi, alla riduzione della domanda di servizi di baby-sitter, soprattutto a seguito dello smart working o dei periodi di non lavoro e per la contestuale disponibilità di parenti e amici (per varie ragioni) a coprire le esigenze familiari in questo senso. Dall’altro, tuttavia, la periodica chiusura delle scuole ha sostenuto parzialmente la domanda di servizi di baby-sitting prevalentemente per particolari fasce della popolazione, soprattutto quelle appartenenti alle categorie più agiate", conclude.